Vietnam centrale: tappa a Hoi An, la città delle lanterne

Prima tappa del mio viaggio a Hoi An, incantevole città sul fiume illuminata da lanterne colorate. Ecco che cosa ho fatto e dove ho dormito. Consigli per spendere poco e fare tutto in questa località

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  • di tuttamon
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Dopo aver trascorso una mattina piovosa nella cittadella imperiale di Huè, un comodissimo sleeping bus della compagnia “Open Bus” mi ha portato direttamente nel cuore di Hoi An, suggestiva cittadina del Vietnam Centrale famosa per le lanterne colorate che rallegrano le stradine lungo il fiume. Qui l’atmosfera è suggestiva. La città vecchia è tranquilla e incredibilmente con poco traffico di motorino e biciclette. Le vie del centro sono piene di locali per turisti e di botteghe che preparano abiti sartoriali su misura. Questa città è una tappa imperdibile del tour del Vietnam, anche se forse è un po’ troppo “impacchettata” dal punto turistico. D’altronde, però, la posizione sul fiume e il mix di architettura coloniale con quella tipica delle pagode, hanno fatto di Hoi An uno dei siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

È bello passeggiare la sera lungo il fiume e fermarsi a guardare le bancherelle di strada. Le vecchiette – con un po’ di gobba e alte non più di 1 metro e 50 – si avvicinano per vendere candele avvolte in un involucro di carta colorata da accendere e adagiare sul letto del fiume. Per cenare c’è l’imbarazzo della scelta. Ci sono molti locali che soddisfano il gusto occidentale. Io ho optato per una via di mezzo: “Vi Que” è un localino moderno con vista fiume che serve pietanze tipiche della cucina locale. Ho ordinato una “Hot Pot” a base di gamberi. Mi hanno dunque portato una pentola piena di brodo che riceve calore costante da un fornello. Dentro si butta di tutto e di più: pesce e moltissime verdurine ed erbe che conferiscono un ottimo sapore alla zuppa. A bollitura ultimata si può iniziare a mangiare!

Hoi An è piena di cose da fare: si può andare in una sartoria e farsi confezionare un abito (magari il costume tipico chiamato Ao Dai: leggi post precedente, ndr), partecipare a un corso di cucina vietnamita, acquistare il ticket unico che consente di visitare 5 monumenti della città vecchia (l’interno del ponticello giapponese – un po’ deludente – musei, pagode e le tipiche dimore porticate costruite dai francesi). Consigliatissimo è il giro in bici. Ci sono moltissime agenzie locali che organizzano gite su due ruote. Il costo è di circa 20 dollari a persona. Dal momento che la guesthouse dove alloggiavo (si chiama “Han Hujen Homestay”) mette le biciclette a disposizione dei suoi ospiti, la scelta si è orientata verso un tour fai-da-te seguendo gli itinerari suggeriti dal web. In altre parole, con una bella passeggiata ho raggiunto il villaggio vegetale Tra Que che si trova poco fuori la città. Qui ci sono dei fazzoletti di terra con tutte le sfumature del verde dove si coltivano spezie ed erbe aromatiche. I contadini che lavorano nei campi ti guardando sorridendo e sono pronti a spiegarti (anche a gesti) cosa stanno facendo.

Proseguendo nella pedalata, si arriva sulla costa per una sosta presso la spiaggia di An Bang. La sabbia è dorata e fine. È possibile noleggiare una sdraio. Quel giorno il mare era agitato e personalmente non mi è sembrato un granché (anche se c'è da dire che io sono abituata ad immergermi nelle bellissime acque della Sicilia: a proposito, se cercate una vacanze di solo mare, venite nella mia isola e non in Vietnam!). Inoltre, mi corre l’obbligo di segnalare che appena arrivati all’ingresso della spiaggia di An Bang, un custode dall’aspetto minaccioso obbliga i turisti a posteggiare bici o scooter in un parcheggio a pagamento. Da quello che ho potuto constatare questa regola non vale per i vietnamiti che indisturbati superano la sbarra di ingresso con qualsiasi mezzo. Pessimo biglietto da visita che ha influenzato negativamente il mio giudizio sul posto

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