Sorprendenti Balcani

Croazia e Bosnia, con una deviazione in Serbia, una tappa in Slovenia, e alcuni ricordi di Montenegro e Albania... Il fascino delle frontiere, i segni della storia, e tante nuove scoperte

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  • di ludiaman
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Ma non trasportano borse da mare e ombrelloni. Niente barche a rimorchio, nessun gommone sul portapacchi. Solo montagne di sacchetti e valigie e borsoni. E volti, acconciature e vestiti evidentemente turchi, slavi, orientali: erano i migranti che rientravano dalle vacanze, dopo qualche settimana passata a casa con le famiglie.

Qualche anno prima avevamo avuto modo di vedere come nelle campagne albanesi i matrimoni si celebrassero tutti in agosto: villaggi quasi deserti durante l'inverno, abitati solo da pochi anziani, si ripopolavano di giovani emigrati e si animavano di feste.

Ma purtroppo non c'è solo chi ha cambiato casa da tempo e si è costruito una vita altrove: pochi giorni dopo il nostro passaggio, giornali e televisioni ritraevano gli stessi valichi attraversati da noi, ma questa volta vedevamo folle, famiglie a piedi, soccorsi, polizia, e anche respingimenti e cortine di filo spinato, per coloro che in fuga dalla Siria ripercorrevano le stesse rotte balcaniche seguite da tanti prima di loro.

Come cambiano i paesaggi

Partiamo dalla assolata pianura padana proprio il giorno di ferragosto, e attraversiamo il primo valico a Gorizia: anche la storia di questa città è stata tristemente segnata da un confine, ma oggi il valico autostradale si può distinguere solo perché occorre comprare la vignetta per le autostrade slovene. Ma poco dopo il valico, il paesaggio cambia drasticamente, e iniziano monti e foreste.

Prima del confine i fiumi veneti e friulani, nonostante i nomi famosi che ogni studente ricorda, erano ridotti a rigagnoli che scorrevano fra piatte distese di ciottoli bianchi (il caldo estivo? la siccità? lo sfruttamento?); subito dopo invece Slovenia si presenta, come sempre, incredibilmente verde.

La toponomastica intanto ha cominciato a ricordarci il peso della storia: guardando una cartina si individuano presto Caporetto, il monte Canin del famoso canto alpino, il Monte Nero a cui è intitolato (per esempio) un viale qua a Milano... A proposito, evidentemente buona parte dei toponimi milanesi deve essere stata scelta tra le due guerre: abbiamo scoperto che i nomi di tante vie e piazze della città, di cui non conoscevamo l'origine, corrispondono alla denominazione italiana di altrettante località slovene e croate: abbiamo via Veglia, via Arbe, via Parenzo, oltre ai più noti viale Zara, via Pola... Probabilmente non c'è isola del Quarnaro che non abbia un corrispondente nella toponomastica italiana: segno evidente dell’irredentismo che imperava allora.

Ma torniamo a noi: dopo Lubiana ci accoglie la pioggia, mentre lasciamo l’autostrada per dirigerci verso la poco frequentata frontiera di Metlika / Jurovski Brod. Sempre tra boschi, campi, e paesi che paiono tedeschi o austriaci.

Pochi minuti in dogana, ed eccoci in Croazia. Man mano che si percorre l’autostrada verso sud, ci si rivela un paesaggio inatteso: siamo su un altopiano, e a dispetto delle nostre ipotesi su paesaggi mediterranei e caldo torrido, più scendiamo verso il meridione e più troviamo abeti, betulle, nonché ampie distese brulle costellate da rocce calcaree bianche, cespugli, sterpaglia e radi alberelli.

Dev’essere questo il misterioso luogo di cui parla Paolo Rumiz, quando nel suo reportage “Il guardiano del faro” descrive “una steppa che pare la Mongolia, tanto è desolata e battuta dal vento. Si dice che su tale altopiano l'erba sia pettinata in una sola direzione, quella di Borea, e gli abitanti - derisi per questo dai popoli della costa - nutrano un sacro terrore del mare. Ma è solo l'inizio di un viaggio complicato, pieno di sorprese e di visioni...”

Ed è da qui che all’improvviso caliamo su Senj, lungo una strada tortuosa e poco trafficata, tra boschi, nubi basse di pioggia, e poi macchia, fumo di incendi, venditori di miele e formaggio ai lati della strada, poche auto e qualche camper tedesco

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