Venezia ai tempi della crisi: low cost per single nella città lagunare

Come sopravvivere soli e squattrinati un paio di giorni a Venezia, godendosi l’arte e la storia a più non posso, tra la folla dei turisti mordi e fuggi e il caffè più costoso del mondo

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  • di AlixA
    pubblicato il
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro

Con un certo ritardo mi trovo a riportare il mio viaggetto a Venezia in occasione del Ponte di Ognissanti: che c’è di meglio che passarlo nella malinconica e decadente Venezia? Come al solito viaggio da sola, cosa che amo molto, vista la libertà e l'indipendenza che questa scelta mi regala.Venezia è una città cara, è risaputo, ed il viaggiatore singolo ha costi più elevati da sostenere, ma, con qualche accorgimento, ridurrò al minimo il mio budget di spesa, visitando comunque i luoghi d’arte che m’interessano.

Sul sito di trenitalia acquisto i biglietti per i regionali veloci da Alfonsine (Ra) a Venezia con cambio a Ferrara (totale andata e ritorno: 23,00 euro circa). Andare in auto, tra benzina e parcheggio, mi sarebbe costato un occhio. Il treno mi lascia alla stazione di S.Lucia, praticamente sull’acqua, e di lì, girando a sinistra percorro Lista di Spagna, via affollatissima con bar, negozi e hotel, che conduce da Cannaregio, sestiere dove si trova la stazione, a Rialto. Seguo le indicazioni per S.Marco (il mio hotel è sulla strada) e mi avvio di buon passo, evitando così anche la lunga fila per i costosi biglietti del vaporetto.

Ho prenotato all’hotel Eden ( Corte Volto Santo, Cannaregio 2357) dal mio solito affidabile sito www.venere.com: una notte con prima colazione a 100,00 euro. Si tratta di un tre stelle male arredato e, ok, non è molto economico, ma siamo a Venezia e la posizione è ottima, tra la stazione e Rialto, alla fermata del vaporetto S.Marcuola, Casino’. Trovare l’hotel, affaticata dopo il viaggio in treno traboccante di turisti, si rivelerà un impresa, anche perché i numeri civici di Venezia, come mi hanno spiegato poi, non seguono un ordine logico, ma sono ordinati confusamente secondo i sestieri...dalla stazione S.Lucia c’è solo una piccola segnalazione lungo la strada e poco dopo questa si gira a sinistra nella Corte Volto Santo (sul lato opposto della strada si trova una libreria ben visibile).

In qualche modo, dopo molti giri in tondo, approdo accaldatissima in hotel e, posata la valigia, via, mi precipito a piedi verso l’Accademia. Il pedone non ha grosse difficoltà a Venezia, la via verso i luoghi turistici più importanti è ben segnalata, a parte il problema di sbattere continuamente contro le persone che affollano le strade. I vaporetti sono molto costosi e sovraffollati: date le minuscole dimensioni, la città può essere visitata benissimo - e gratis- anche a piedi.

Arrivo finalmente al sestiere Dorsduro: qui vorrei visitare le Gallerie dell’Accademia. La zona è immediatamente riconoscibile per il bellissimo Ponte dell’Accademia, tutto in legno. C’è un problema: non sono riuscita ad acquistare i biglietti sul sito perché la pagina non si apriva e la fila è lunghissima, a causa della famosa mostra di Leonardo Da Vinci.

A questo punto decido di andare prima al Guggenheim, dove, sono sicura, ci sarà meno ressa. l museo (www.guggenheim-venice.it collezione permanente + mostra euro 15,00. E’ consigliabile anche qui la prenotazione online) è alla stessa fermata di vaporetto delle Gallerie, basta seguire le segnalazioni dei pannelli gialIi sui muri (dando le spalle all’Accademia si va subito a destra e poi alla seconda a sinistra).

Se cercate solo il barocco ed il rococò tipici di Venezia, questo non è il vostro museo. Si può descrivere questo posto come una vivace macchia d’arte internazionale nel panorama culturale cittadino (Biennale a parte) ed io..l’adoro!

Lo splendido museo era la residenza di Peggy Guggenheim, ricca ereditiera amante dell’arte e nipote del Solomon G., fondatore dell’omonimo museo di N.Y. L’edificio è una struttura architettonica particolare, incompiuta: manca la parte superiore. Si tratta del Palazzo Venier dei Leoni, affacciato sul Canal Grande e costruito dall’architetto Boschetti alla metà del 700’.

L’eccentrica Peggy, donna dalla vita rocambolesca, il cui padre morì sul Titanic lasciandole una fortuna, fu mecenate di molti pittori, sposandone addirittura uno, il surrealista Max Ernst. La signora non disdegnò neppure di intrecciare altre brevi ed appassionate liaisons con molti dei suoi pupilli, come quella, si dice, con il tenebroso Jackson Pollock, del quale fu generosa mecenate

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