Vanuatu, isole di fuoco e felicità

Un viaggio alla scoperta di isole sconosciute al turismo europeo, per incontrare persone che vivono in modo molto diverso dal nostro in terre magnifiche

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  • di Debora e Luca
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro

LUNEDÌ 8

La semplicità della sistemazione va a braccetto con la mancanza di organizzazione di escursioni per gli ospiti, tutti orientati all'appuntamento pomeridiano con il vulcano. E così noi decidiamo di mettere zaino in spalla per camminare verso Sharks bay, un punto di avvistamento dall'alto della baia degli squali gialli, che solo al ritorno ci viene detto che non li avremo certo visti perché il cielo era nuvoloso. Che forti questi Ni-Vanuatu! La camminata dura ca. 4 ore con un caldo umido che mi mette ko; per fortuna nel bagaglio a mano avevo conservato qualche barretta che mi dà la giusta energia per tornare al Banyan, fare una doccia fredda (trattasi di uno zampillo), ripartire a piedi per il vulcano (1 ora ca.). La fortuna è dalla nostra e ci fa trovare all'ingresso ben due scatole di biscotti con una lattina di Fanta da scolare tutto in un colpo. Non mi stancherò mai di pensare come si apprezzano le comodità quando mancano. Lo spettacolo della seconda sera è più intenso: meno esplosioni ma più lunghe e più alte in cielo. Wonderful! Al ritorno c'è troppo buio e quindi saliamo sul cassone del pick-up e facciamo rientro con tutti gli altri. Questa sera gran pienone perché siamo in otto:pesce in zuppa e arrostito, riso, verdure varie ed il solito taro. Un po' meglio i ma ... la linea ne beneficia e ringrazia la signora Linda che comunque ha cucinato con il cuore.

MARTEDÌ 9

Alle 5:30 lasciamo il Banyan e con apprensione partiamo per tornare in transito a Vila sperando di trovare le valigie in qualche deposito. Alla fine le imbarchiamo per Malekula non senza qualche ulteriore spavento! Pochi sono i turisti che prendono il piccolo Piper da 15 posti per Norsup, anzi sul nostro volo siamo proprio gli unici. Confesso che lo sconforto mi assale quando arriviamo al piccolissimo aeroporto atterrando in mezzo ad una distesa di palme di cocco. Il driver ci conduce per un'ora e mezza verso il Tam Tam Bungalow a nord di fronte alla piccola isola di Vao. Non esistono Resort e strutture veramente turistiche e mi chiedo se forse non abbiamo sbagliato a soggiornarvi, dubitando di sopportare ancora tre notti a dormire con un occhio aperto e uno chiuso per la paura dei ragni e un orecchio sempre all'erta per cogliere rumori strani. Tuttavia l'obiettivo era quello di vedere queste tribù Nambas, assistere alle loro danze e ai loro riti, quindi qui bisognava venire. Il percorso si snoda lungo strade fortemente dissestate, avvicinandosi sempre più alla costa. E quando meno te lo aspetti, si apre una passeggiata, che costeggia il mare delimitata da canne di bambù alte un metro che terminano con mezzi gusci di noci di cocco, un cartello impagliato con scritto WELCAM (in BISLAMA) TAM TAM ed una signora in abito floreale tutto a balze con due collane di buganvillee da metterci al collo. Il mio entusiasmo riprende quota e rende felice Luca che leggeva la delusione nei miei occhi. Una grande foglia di banano, riempita di fiori freschi e colorati, appesa all'ingresso del bungalow e l'interno tutto riempito di ibisco e tiarè completano l'opera. La promenade (qui parlano preferibilmente francese) è piacevole e rilassante, contornata da alberi di cocco, papaya, yucca maestose e piante dai colori sgargianti. Maman e Nancy, in un delizioso francese, ci annunciano che la cena è servita con mezz'ora di anticipo perché sanno che a mezzogiorno abbiamo mangiato poco. La classe non è acqua! Nella loro semplicità ci presentano i piatti cucinati, serviti in stoviglie pulite ( al contrario del Banyan a Tanna) con insalata e pomodori, banana cotta nella foglia di cavolo, fettine di carne con peperoni e l'immancabile riso. Pompelmo e papaya in tavola non mancano mai. Pur vivendo in povertà la fame non imperversa perché la terra dà molti frutti in modo naturale

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