Un viaggio lungo un anno

Le esperienze dei ragazzi che scelgono di studiare all'estero con Intercultura

  • di Silvia
    pubblicato il
 

Non è una semplice vacanza studio, né un progetto di studi universitari in Europa come l'Erasmus, è un'esperienza di vita all'estero in tutto e per tutto: è lo scambio attraverso Intercultura. Ovvero la possibilità di trascorrere un periodo che va da sei mesi a un anno della propria normale vita scolastica superiore in uno dei 60 paesi stranieri affiliati con questa Onlus, che si occupa appunto di promuovere e organizzare scambi interculturali tra ragazzi adolescenti e famiglie ospitanti volontarie. Un'iniziativa che muove circa 1800 studenti ogni anno e accoglie circa 1000 giovani che scelgono di arricchirsi culturalmente trascorrendo un periodo di vita nel nostro paese. Per capire meglio come funziona abbiamo fatto due chiacchiere con una volontaria di Intercultura, Cristina, e con due giovani studentesse appena rientrate da un anno di vita e di studio all'estero: Carlotta, che ha frequentato la quarta superiore in Honduras e Bruna, che invece è stata a Dallas, in Oregon.

Un progetto educativo, un'esperienza di vita

Cristina, volontaria di Intercultura Onlus.

Quello promosso da Intercultura è un progetto educativo che coinvolge i ragazzi, le famiglie, le scuole e noi, i volontari. Non siamo un'agenzia di viaggi in cui si sceglie dove andare a stare per un po', ma costruiamo assieme a ciascun ragazzo un percorso personale. Cerchiamo di stabilire attraverso dei test se e quanto ogni ragazzo sia pronto a un'esperienza più o meno lunga lontano da casa e valutiamo le sue inclinazioni. Con noi si parte tramite borsa di studio e si va a frequentare regolarmente la scuola del paese prescelto, per cui bisogna essere in pari con gli studi e non avere debiti formativi, ma non importa avere una media scolastica molto alta, né la perfetta conoscenza della lingua, anzi... Incidono piuttosto la motivazione e l'apertura verso il mondo. L'esperienza di vita all'estero è un'esperienza totalizzante, che permette di entrare davvero in contatto con realtà diverse dalle propria, tornando poi a casa con un bagaglio culturale arricchito, maggiore predisposizione all'adattamento e alla tolleranza, e con una bella rete di contatti e relazioni interculturali da coltivare e ampliare. Le famiglie ospitanti, nel nostro caso, sono tutte volontarie e mettono a disposizione casa, tempo e affetto agli studenti, accolti di fatto come veri e propri membri del nucleo famigliare.

Cristina

Honduras: uno shock culturale!

L'esperienza di Carlotta.

Ho deciso di partire da piccolissima, avrò avuto 7 anni quando un'amica dei miei genitori di ritorno da un anno in Canada mi ha incantato involontariamente con i suoi racconti. Già lì mi son detta: lo farò anch'io. Ho scoperto Intercultura a scuola, tappezzata di volantini, e l'ho scelta perché mi è sembrata l'associazione che dà la maggiore copertura rispetto a qualsiasi problema tu possa avere e, sopratutto, è quella che permette di andare nel maggior numero di paesi, non soltanto nei soliti.

Ho scelto l'Honduras perché volevo vedere una realtà completamente diversa dalla mia, volevo avere uno shock culturale e non si può dire che il mio desiderio non sia stato esaudito! Ho passato un anno a Tegucigalpa, frequentando la 4 superiore in un collegio internazionale e partendo senza conoscere una parola di spagnolo... Sapevo dire a malapena ciao, grazie, ho fame, lo stretto necessario per la sopravvivenza. L'impatto è sicuramente molto forte: attorno persone che parlano velocissimo una lingua che non capisci, abitudini e regole di comportamento completamente diverse da imparare, una nuova famiglia e dei nuovi amici da conoscere e con cui convivere. Ma ci si adatta molto in fretta: dopo due settimane ero già in grado di fare un po' di conversazione e alla fine dell'anno suggerivo i compiti di spagnolo ai compagni di classe! Un anno sembra molto, ma è il tempo perfetto: è il tuo momento e sapendo che hai una scadenza sei invogliato a provare tutto. Avevo già fatto esperienze precedenti di vacanza studio, ma non c'entra, una vacanza può dare solo una vaga idea di cosa voglia dire staccarsi dalla famiglia e trovarsi di fronte uno scoglio linguistico, ma non è sufficiente a immergersi in una cultura e viverla a fondo.

L'Honduras è un paese particolare, con abitudini e regole molto diverse dalle nostre. In un primo tempo si instaura il meccanismo per cui pensi che l'Italia sia comunque meglio, poi ci si rende conto che è semplicemente un altro contesto e ci si abitua in fretta, adattandosi, ma anche conquistando qualche compromesso. Sicuramente impari in fretta ad arrangiarti: quando ho capito che la dieta honduregna prevede sempre fagioli a colazione, pranzo e cena, ad esempio, ho iniziato a cucinare io... Ho fatto sia la pasta, che la pizza e alla famiglia sembra anche essere piaciuta! Lo stesso per la lingua, all'inizio mi appoggiavo sul fatto che i miei compagni di scuola parlavano tutti molto bene inglese e mi vergognavo a tentennare con lo spagnolo, ma incoraggiata da tutti, facendo per un po' delle costruzioni grammaticali tremende, alla fine ho imparato bene.

L'Honduras è considerato un paese tendenzialmente pericoloso, per cui molte libertà a cui noi non facciamo quasi caso non possono essere date per scontate: ad esempio non si può camminare in giro per la strada da soli, girare con i finestrini della macchina abbassati in certe strade, rispondere al telefono nei tratti di passaggio da quando vieni scaricato dalla macchina a quando entri in casa del tuo amico... Non puoi andare a scuola con lo smalto, oppure tingerti i capelli. Cose così. Hanno un forte senso della famiglia e nel weekend si passa il tempo tutti assieme, qualsiasi cosa succeda. Anche la scuola è diversa dall'Italia, a partire dalla comprensione, ho trovato molto più dialogo tra insegnanti e studenti. Le strutture che loro considerano basiche sono attrezzatissime rispetto ai nostri standard: computer nelle classi, campi sportivi per tutte le attività, ampi spazi. È anche previsto che le scuole più ricche, come quella che frequentavo, si impegnino socialmente dando una mano ai bambini dei quartieri più poveri, a cui noi studenti davamo lezioni pomeridiane

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