Uzbekistan, un viaggio fuori dal comune!

Un compleanno che segna una tappa importante nella vita è l’occasione di un viaggio fuori dal comune. Ed una tappa della leggendaria Via della Seta sembrava l’ideale.

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  • di mronz
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Testo di Marco Ronzoni - foto di Paola Bettineschi e Marco Ronzoni

Tutto inizia, come sempre, procurandoci le informazioni necessarie alla programmazione del viaggio, quindi dove fermarci e come muoverci, fissando le prenotazioni degli alloggi e degli spostamenti interni in treno, auto ed aereo. Sebbene avessimo già viaggiato in diversi Paesi musulmani in Nord Africa, Africa Occidentale e Medio Oriente, questa meta in Asia Centrale era un mondo nuovo per noi, forse ancora più affascinante di quelli già visitati. Si, lo ammettiamo. Chi avrà la voglia e la pazienza di leggere questo racconto si chiederà se la quantità di siti visitati, che si possono fare rientrare in tre categorie principali (moschee, madrase e mausolei), alla fine non possa far sembrare tutto un po’ uguale e ripetitivo. Credetemi, non è così. Certo se siete appassionati di shopping a New York o aperitivi a Dubai, forse non resterete così coinvolti…

Lasciando la storia a testi più autorevoli, qui possiamo dire che l’attuale Uzbekistan si trovava lungo la Via della Seta, uno degli antichi itinerari di collegamento terrestre tra Oriente ed Occidente. E questo ne fece la fortuna. A causa dell’enorme traffico commerciale in transito e della vitale necessità di punti di sosta e scambio, lungo la Via della seta sono nate e si sono sviluppate città e civiltà ricche e potenti. Mercati e caravanserragli, che fornivano il luogo ideale per il riposo dei carovanieri, per il deposito delle merci e per le trattative, gradatamente si trasformavano in insediamenti urbani sempre più vasti ed organizzati dove sorgevano luoghi di preghiera, di istruzione, di sepoltura, di potere: moschee, madrase, mausolei, palazzi. La promiscuità di genti e di culture sia di passaggio che stanziali nella regione ha fatto sì che non esista un vero e proprio ceppo etnico uzbeko; nei tratti somatici delle persone si riconoscono lineamenti europei, russi, asiatici, arabi, mongoli, cinesi, ecc. E questo rende tutto ancora più intrigante.

Si parte. L’Aeroflot ci porta in Uzbekistan via Mosca in circa 8 ore. Un volo piuttosto lungo, a dire il vero, ma le alternative più dirette e rapide erano anche decisamente più costose. TASHKENT, la capitale, è una città accogliente che, seppur priva delle magnifiche attrattive storiche ed architettoniche di altre località, segna un punto nevralgico per la visita del Paese. Oltre ad avere un aeroporto internazionale direttamente a contatto col centro urbano, offre buone sistemazioni alberghiere e la possibilità di acclimatarsi sia per le temperature che per la vita uzbeka. Veniamo accolti da 40° ed il caldo segnerà tutta la nostra permanenza in Uzbekistan. Subito capiamo che la gente è ospitale e gentile ed impariamo al volo una parola fondamentale: “rakhmat” cioè grazie. Il proprietario dell’Hotel Nice, base scelta nella capitale, viene a prenderci in aeroporto e ci conduce in breve tempo presso la sua abitazione trasformata in albergo. Il primo impatto con la città ci rivela la sua ariosità, con viali multicorsia e gli ampi spazi, ma anche la rigida architettura russa della periferia con squadrati ed identici caseggiati, retaggio dell’appartenenza all’U.R.S.S. fino al 1991, alcuni resi meno lugubri dalle colorite facciate. La viabilità è relativamente ordinata, con una media piuttosto attuale dei veicoli, anche se curiose auto e muscolosi autocarri dell’epoca sovietica girano indifferenti ai moderni motori Hibrid o a gas. Notiamo immediatamente però che non esistono cartelli di indicazioni stradali agli incroci e nemmeno i nomi delle vie… Per ambientarci scegliamo come di consueto di girare a piedi. Raggiungiamo dapprima il Bazar Charsu, sotto la cui enorme cupola si svolge un grande mercato di generi alimentari tra i quali spiccano spezie, frutta, verdura, formaggi ed il caratteristico pane a ciambella. Nell'antichità i bazar, distribuiti strategicamente alla confluenza delle strade cittadine, oltre a fornire fresca ombra ed essere luoghi di vendite e scambi, ospitavano i laboratori artigianali che producevano carta, ceramiche, tappeti e tessuti. Poco distante si trova il primo edificio storico del nostro viaggio: la Madrasa di Kuleldash risalente al XVI secolo. Le madrase erano scuole, elevatasi successivamente ad istituti di cultura superiore islamica, spesso dotate di una propria piccola moschea e strutturate su piani intorno ad un ampio cortile-giardino interno dove gli studenti vi alloggiavano in piccole celle. Arriviamo poi alla Moschea Jameh (o Moschea del Venerdi). Le moschee, come noto, sono i luoghi di preghiera dell’Islam; la loro architettura presenta una struttura simile ad una madrasa ma spesso molto più sfarzosa, il cui centro è la “sala della preghiera” affiancata ad uno o più minareti, le inconfondibili torri dalle quali il muezzin cinque volte al giorno chiama alla preghiera i fedeli. Di norma moschee e madrase sono posizionate su un piano più elevato rispetto a ciò che le circonda, per avere una presenza più significativa ed un impatto visivo più imponente. Qui quasi sempre saranno decorate con iscrizioni arabe e persiane, stucchi, maioliche, piastrelle e mosaici, ad impreziosire colorate e spettacolari facciate ed “iwan” (una sorta di androni a copertura degli enormi portali), ma a volte i chiaroscuri creati dall’abile posizionamento di semplici mattoni monocromatici suppliscono alla mancanza di colori. Il giro odierno finisce al Parco Navoi, una vasta area verde con laghetti e ruscelli, dove spicca la grande statua bronzea del poeta e filosofo da cui prende il nome

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