Uzbekistan, lungo la Via della seta...

... percorsa anche da Marco Polo nel Medioevo

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  • di cielienuvole
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 8
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

La componente che arricchisce maggiormente il viaggiatore è quella umana, cioè il rapporto che si instaura con i partecipanti, ma soprattutto il confronto con le persone che si incontrano durante il viaggio.

Un’esperienza emozionante l’ho vissuta nella primavera del 2009 in Uzbekistan (con un gruppo eterogeneo straordinario): uno dei tanti piccoli Stati centro-asiatici dell’ex Confederazione dell’URSS e che si estende dal quasi prosciugato lago Aral, fino ai confini con Afghanistan, Turkmenistan, Tagikistan e Kazakistan.

Un Paese laico, nonostante la religione più diffusa sia quella musulmana, dove la legge vieta al mohezin di chiamare i fedeli alla preghiera, dove chi vuole pregare si reca nella “moschea del venerdì”, però nella giornata festiva della domenica, dove le donne non indossano il burka, dove esiste il divorzio e l’aborto e dove, con la recente riforma scolastica, i giovani si potranno sposare solo con la maggiore età (attualmente invece esistono ancora i matrimoni combinati tra le famiglie).

Una Nazione importante per storia (qui è sorta la religione di Zoroastro, qui hanno studiato Avicenna e qui ha regnato il famoso condottiero Tamerlano che ha sconfitto Gengis Khan), per cultura e arte (con alcune città tutelate dall’Unesco e centri storici dell’anno Mille che sono rimasti tuttora intatti).

Uno Stato repubblicano, con un forte “partito del Presidente” (esistono altre formazioni politiche minori per dare la parvenza di una democrazia), con il mallah (un’istituzione che fa da mediatore tra il Sindaco e i i cittadini dei quartieri urbani) e la convivenza con la regione autonoma diel Karakalpakstan.

L’economia nazionale si basa sull’estrazione del petrolio e del gas, sull’agricoltura e sulla pastorizia. Qui vive la pecora “Astrakan” della’omonima lana, qui vengono realizzati i famosi tappeti di “Bukara” e i cosiddetti “Suzannì”: tappeti con elaborati ricami in rilievo che fanno parte della dote preziosa della sposa.

Da poco è stato creato un Parco nazionale per la salvaguardia di una specie di gazzella locale, inoltre ci sono alcuni fiumi (nella loro lingua Darya) che forniscono abbandonate acqua per l’irrigazione della campagna coltivata ad ortaggi, cereali e cotone e che è disseminata ovunque da gelsi: il nutrimento per le larve del baco da seta (esiste un apposito Ministero che rifornisce annualmente i contadini di queste preziose uova per la produzione della seta).

A tavola si può gustare l’immancabile zuppa di verdura o di carne bollita, inoltre riso, gustosi spiedini di carne di manzo e di pecora, ricotta e salumi, verdure e mele piccole, frutta secca e dolcetti, ma soprattutto il pane a ciambella, il tutto accompagnato dalla bevanda tipica del tè verde o del più gustoso “black tea” e dalle alcoliche birra e vodka locali.

Varie sono le etnie presenti, con diversi usi e i costumi, e relativo abbigliamento e acconciature; dai vestiti femminili tipicamente asiatici (gonna lunga e foulard per le donne anziane, mentre le giovani di città non disdegnano gonne corte e jeans) a quelli occidentali russi o il semplice abito degli uomini con il giubbotto, fino al costume religioso dei mullah e degli iman con tunica lunga, zucchetto, barba bianca, ma soprattutto uno sguardo sereno, oltre alla spensieratezza dei numerosi bambini che giocavano sulle strade.

Oltre alla europea capitale Taskent (popolata da due milioni di abitanti), le altre città importanti sono Khiva, Bukara e Samarkanda; questi centri abitati si trovano tutti sulla antica “Via della seta”, percorsa nel 1200 anche dal viaggiatore della Serenissima il veneziano Marco Polo ( a Taskent c’è un monumeto)

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