Le mummie di Urbania

Viaggio nel Montefeltro con tappa a Urbania

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  • di phabyo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Urbania è una cittadina dell'entroterra marchigiano con poco più di 7000 abitanti, in provincia di Pesaro-Urbino. Conosciuta un tempo come Casteldurante, Urbania deve il suo nome attuale al papa Urbano VII. Una delle sue attrattive principali è sicuramente il Palazzo Ducale, che custodisce le mappe di Mercatore e lo scorso febbraio rischiò il crollo per neve. Ma il luogo che richiama almeno 30 mila turisti all'anno è la chiesa della Confraternità della Buona Morte. Al suo interno, grazie all'azione di una muffa particolare, si trovano 18 corpi perfettamente mummificati (12 uomini e 6 donne), ricomposti intorno al 1830 dall'alchimista priore Vincenzo Piccini. A detta di molti, e forse a ragione, si tratta del cimitero-museo più macabro d'Italia. L'accesso alla chiesa, ornata da un bel portale gotico. E' possibile solo in determinati orari e a farci da guida, per pochi euro, è il suo custode. A fianco dell'altare una porta si apre verso un'angusta cappella dove, in uno strano armadio rotondo in vetro, appaiono le 18 mummie di persone morte tra il secolo XVII e XVIII. Tra le più impressionanti la mummia con il "riso sardonico". Stando alla leggenda sembra che la persona, considerata deceduta e successivamente tumulata,si era risvegliata all'interno della bara (ci viene in mente Sepolto Vivo, il film degli anni Sessanta di R .Corman che ci terrorizzò tanto da bambini). Morendo, pochi istanti dopo, aveva lasciato sul volto il suo ghigno inquietante. Il custode con il suo divertente accento tra il marchigiano e il romagnolo, ci racconta le vicende terrene di alcune mummie e ci mostra una bustina con un cuore essiccato dal tempo estratto da una di esse, trafitto da un pugnale. Ci svela anche che l'alchimista lasciò istruzioni per la sua mummificazione, ma con esiti deludenti:rimasero infatti solo poche ossa.

Finita la visita usciamo dalla chiesa con la voglia di riconciliarci subito con i "vizi" della vita, magari sedendoci in un tranquillo ristorantino sulle sponde del Metauro. L'Osteria del cucco con le sue specialità al tartufo, fa proprio al caso nostro. Non prima di aver visitato l'animato mercatino di Casteldurante che si tiene ogni prima domenica del mese e che oggi, per via della scarsa (chissà perchè) presenza di banchetti cinesi e africani, manca della sua solita nota di "colore".

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