Istanbul la bella

Siamo ai primi di dicembre, ma quando usciamo dall’aeroporto Ataturk c’è un sole caldo e l’autista del pulmino accende l’aria condizionata. Dopodichè, per evitare una lunga fila di macchine, scavalca con disinvoltura il marciapiede spartitraffico e si immette in un ...

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  • di Valev
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
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Siamo ai primi di dicembre, ma quando usciamo dall’aeroporto Ataturk c’è un sole caldo e l’autista del pulmino accende l’aria condizionata. Dopodichè, per evitare una lunga fila di macchine, scavalca con disinvoltura il marciapiede spartitraffico e si immette in un bel viale a scorrimento veloce.

Buongiorno Istanbul! La strada è pulitissima e nei prati attorno squadre di giardinieri sono all’opera. Insomma…felice sorpresa. L’albergo si chiama Apex e sta a Sultanahmet: lo consiglio assolutamente perché economico, pulito, tranquillo, con personale molto amichevole e disponibile. La colazione si fa nella terrazza all’ultimo piano, con vista sul Bosforo… Poiché sono arrivata dall’Italia trafelata dopo una settimana di lavoro, ho bisogno del parrucchiere. E infatti, all’angolo dopo subito un ‘kuafor’. Veramente, l’entrata sembrerebbe quella di un barbiere, dentro ci sono solo uomini…ma ecco una porticina dà su un’altra stanza dove una ragazza molto garbata in mezz’ora mi sistema come neanche nel salone sotto casa mia. Altra piacevole sorpresa…

Prima di arrivare alla Moschea Blu si passa per l’Arasta Bazar: è meno affollato, forse un po’ più turistico, ma ha cose veramente belle; quei foularini antichi con il bordo ricamato, che a Milano ho pagato 60 euro, li trovo a 20. Le spille e le collane di feltro sono un’ottima idea per regali alle amiche. La Moschea Blu e Aya Sofya sono una di fronte all’altra, divise da un parco. Nonostante quello che dicono le guide…io preferisco la prima. C’è un’atmosfera più autentica, nonostante alcuni turisti stravaccati con le pance di fuori costituiscano una seria minaccia. Al tramonto, i raggi del sole disegnano con linee luminose l’immenso tappeto rosso sui cui i fedeli si dispongono in raccoglimento da soli o in piccoli gruppi. I muri e il soffitto sono ricoperti di mattonelle in ceramica con le stupende colorazioni blu che danno il nome alla moschea; la quale invece sarebbe dedicata al sultano Ahmet I, che la fece costruire attorno al 1600. All’uscita, ci fermiamo a rimirarla nella parte posteriore, quella che sarebbe l’abside per le chiese. I globi delle cupole, di diversa altezza, sono contornati da diritti e affusolati minareti. Mentre il sole cala sul Bosforo, la pietra diventa man mano più scura e infine…anch’essa blu.

Aya Sofya è estremamente pregevole dal punto di vista artistico, ma è un monumento, si visita con tanto di fila e biglietto. Portatevi lire turche perché non accettano né euro né dollari. La famosa cupola è incredibilmente alta e leggera ma, ahimé, in parziale restauro. Così, prevedo, resterà per un bel po’ di tempo.

Invece dall’altra parte della strada c’è un’assoluta meraviglia: la Basilica Cisterna. Si scende una scalinata di pietra e....un’amplissima sala è immersa nell’oscurità; solo suggestive luci arancione, alla base delle colonne corinzie che sostengono la volta, si riflettono nell’acqua. Sì, perché la Basilica, fatta costruire da Giustiniano, è in realtà un’immensa vasca. Un’acqua limpida e trasparente, piena di pesci, ricopre il pavimento e si cammina su passerelle sdrucciolevoli. Per favore, restate in silenzio e ascoltate magari la musica che viene diffusa, a volte suggestiva e sintonica, altre decisamente fuori luogo. L’insieme è impressionante: qualcosa tra la Grotta Azzurra e la Domus Aurea.

Gironzolando per Sultanahmet capitiamo nella moschea chiamata Piccola Aya Sofya, solitaria e circondata da un alto muro. È già buio e ci fermiamo a bere un tè nel locale di fianco, allestito praticamente tra le tombe del cimitero

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