TPC in primo piano: Laura Grignani

La nostra Guida per Caso dell'Ungheria, di Budapest e del Myanmar è una cittadina del mondo!

  • di ivy
    pubblicato il

Grazie a TpC e all’idea di una serie di interviste a catena tra alcune sue GpC (te-Laura, io-Ivy e Adry-Didiadry) ho avuto la bellissima sorpresa di scoprire due persone veramente simpatiche e frizzanti e di trovare adesso virtualmente di fronte a me una interlocutrice davvero molto interessante e dalla vita veramente movimentata… al tempo stesso semplice ed estremamente disponibile… Ecco Laura, la nostra GpC per Budapest, Birmania e Ungheria che con estrema curiosità vado ora a conoscere meglio insieme a voi… piemontese come me e Adri, ma per varie ragioni ed esperienze cittadina del mondo… ti piace questa definizione?

Laura: Si, mi piace… Anzi… È la definizione che piú mi si addice dato che ho sempre sostenuto di sentimi in primis cittadina del mondo e, solo conseguentemente, cittadina d’Europa e italiana. La cosa deriva da lontano, praticamente da quando ero bambina. Ho passato otto estati dall’età di otto anni in poi, in un kinderheim in Svizzera dove i miei genitori mi mandavano in vacanza, frequentato da bambini e ragazzini di tutto il mondo! Per me, cresciuta fino ad allora nella classica cittadina piemontese di provincia degli anni ’70, è stata un’esperienza formidabile. Qualcosa che mi ha accresciuto culturalmente e mi ha spalancato gli occhi per poter vedere anche al di lá delle siepi del mio parco cittadino. Anche se solo a poche centinaia di chilometri da casa mia… questa è stata la mia prima esperienza di viaggio, se per viaggio si intende immergersi nelle culture, negli usi e nei costumi di altre nazioni. Così… fra ragazzine americane che già a dieci anni usavano smalti per le unghie e trucchi, fra le bimbe iraniane che si facevano la doccia vestite, fra i ragazzini tedeschi che già parlavano perfettamente inglese, gli americani con i loro sorrisi splendenti e gli arabi con la loro eccellente educazione… ho imparato a convivere con varie religioni, abitudini e tradizioni diverse. Ho imparato che si può e si deve e, forse per questo, i ragazzini sarebbero da prendere ad esempio. Ricordo anche l’anno dello scoppio della guerra di Cipro fra Grecia e Turchia, nella mia camera c’erano una ragazza turca ed una greca… Non posso descrivere quanto abbiano sofferto entrambe per tutto quello che accadeva e che apprendevamo dalla televisione o dai giornali… ma loro erano diventate amiche per la pelle. Spesso mi chiedo se siano riuscite a rimanerlo. L’esperienza di quegli anni di vacanza mi cambiò. Negli anni a venire infatti gli abiti firmati (c’erano già allora!) e tanto agognati fino a quel momento, perché portati dalla maggior parte delle mie amiche, iniziarono a perdere la loro importanza, sostituiti dalla passione per l’apprendimento delle lingue straniere, lo studio delle varie culture… ma soprattutto dalla corrispondenza che intrattenevo metodicamente con tutti i miei amici oltre confine ma anche oltre oceano.

Successivamente ho girato gran parte dell’Europa per motivi di studio, lavoro o semplicemente svago. Mi sono sempre trovata bene ovunque, come a casa. Non ho mai sofferto per la mancanza di un piatto di spaghetti né di una pizza. Né mi sono mai soffermata di fronte ai problemi linguistici. Se si vuole… ci si capisce ovunque. Quattordici anni fa con mio marito e i nostri due figli, che allora avevano 4 e 5 anni, ci siamo trasferiti in Ungheria, dove viviamo tutt’ora. È stata una scelta dettata da varie motivazione ma soprattutto una scelta di vita! Di questa scelta sono entusiasta, soprattutto per gli studi dei miei figli, ma anche per il modo di vivere, per la vivacitá di un Paese in crescita e per la genuinità che ancora regna in certe zone. L’unica nota dolente è la lingua. Eh già… Anche per una come me… L‘ungherese è risultato parecchio ostico. Nonostante tutta questa internazionalitá peró… il mio primo viaggio fuori dall’Europa (a parte due brevi vacanze in Tunisia) è avvenuto solo 13 anni fa…

Ivy: Avendo avuto quindi la possibilità e la curiosità di conoscere così tante culture diverse (veramente tante) siamo curiosi di sapere verso quale paese extra-europeo hai preferito partire, i motivi che ti hanno spinta a decidere proprio per quella destinazione e come hai organizzato il viaggio…

Laura: Il primo viaggio extra-continentale ha avuto come meta il Cile, ma per un motivo molto semplice… a Santiago vivevano dei miei zii da oltre 40 anni, pertanto è stato come organizzare una gita fuori porta. Abbiamo semplicemente prenotato i biglietti aerei ed avvisato gli zii che arrivavamo! L’unico piccolo problema è stato l’interminabile volo aereo, con ben quattro scali. Comunque i nostri bimbi di 4 e 5 anni l’hanno affrontato bene (meglio di noi)… Abbiamo trascorso le prime due settimane tra Santiago e Valparaiso, poi abbiamo noleggiato una macchina e abbiamo risalito la Panamericana fino al confine con il Perù. Il deserto di Atacama e la regione di Arica sono due post fantastici!

Ivy: Visto che mi interessa anche in prima persona… com’è stato viaggiare con i bimbi piccoli in luoghi e in modi diciamo non proprio “comuni” e soprattutto che ricordi hai di questa primo viaggio extra-continentale insieme alla tua bella famiglia, magari un episodio in particolare?

Laura: Quel viaggio e non solo è stato facilissimo con i bambini. Mi sono resa conto che i piccoli hanno uno spirito di adattamento notevolmente superiore a quello degli adulti. Loro dormono arrotolati come gatti sul seggiolino dell’aereo… loro recuperano il fuso orario facilmente… E più il viaggio è itinerante e meno si annoiano. Un episodio divertente (anche se all’inizio preoccupante) lo ricordo bene! Quando siamo arrivati a Santiago mia zia mi disse… “Ho comprato per voi l’acqua minerale poiché quella del rubinetto, pur essendo potabile, spesso crea dei problemi a quelli che vengono dall’Europa”. Ok… capito il messaggio. La sera misi i miei “sporchissimi” bimbi (i miei zii avevano un’azienda agricola) nella vasca da bagno… Dopo dieci minuti tornai e…. ARGHHHH!!! Che stavano facendo?? Si bevevano l’acqua dalla vasca…! Non dal rubinetto ma proprio dalla vasca con tanto di fanghiglia annessa! Dissi a mia zia che se il giorno dopo non ci sarebbero stati problemi l’acqua minerale poteva evitare di comprarla! E così fu. In effetti io penso che una volta ci si ammalava per mancanza di igiene, adesso ci si ammala per eccessiva igiene!

Ivy: Sante parole! Quindi primo grande viaggio in Cile… E il ricordo più bello in assoluto di questa esperienza? E, se c’è stata, qual è stata la caratteristica meno piacevole incontrata in questa terra o la cosa che ti ha colpito in particolare?

Laura: Il ricordo piú bello (se posso buttarmi sul lato gastronomico) è stato l’approccio con un nuovo tipo di cucina. In Cile ho (abbiamo) scoperto la “cheviche” che è un piatto che a tutt’oggi realizziamo anche a casa poiché sia i miei figli che io l’adoriamo! Mio marito no… ma lui è più tradizionalista, da buon italiano!!! La nota triste invece è stata l’entrare in contatto con la povertà… con la povertà vera… quella che urla dalle baraccopoli delle periferie delle cittá del centro e sud america. Quanto dolore si nasconde sotto quei tetti di lamiera?

  • 2037 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social