La Via degli Dei, da Bologna a Firenze

Raggiungere Firenze da Bologna prendendo l'Appennino di traverso

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  • di Arciduca
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

L’Appennino preso di traverso per raggiungere a piedi Firenze da Bologna

C’era la luna la mattina che Angelo e Claudio si trovarono alla Stazione di Lecco per raggiungere Milano e da lì Bologna. Non gli sembrava vero, dato che a maggio e a giugno avevano dovuto rinviare la partenza: troppo negative le previsioni meteo di una primavera bislacca come sarebbe stata catalogata quella del 2013.

A fine settembre, invece, si era aperta una finestra di bel tempo stabile che dava coraggio e fiducia ai camminatori. Anche la mail ricevuta da Paolo Sottocorona, il meteorologo di LA7, era stata di conforto: “Che l’alta pressione sia con voi!” recitava.

E allora era arrivato il momento di preparare gli zaini con la consueta pesata e la lista delle cose indispensabili (che va a finire che è sempre pesante!) e di partire.

Elena, la figlia di Claudio, era giunta al binario per salutarli e vederli salire su un treno tipico da lunedì: affollato, con la gente in piedi e due carrozze inspiegabilmente e inopportunamente chiuse e non agibili.

Il viaggio sul Frecciarossa è decisamente più confortevole, condito dallo snobismo del viaggiatore vicino che sta leggendo “El Paìs” e al quale Claudio chiede “Scusi, cosa ha fatto il Real Madrid ieri?”. L’algida riposta che riceve è: “Questo è l’inserto culturale ed io non seguo il football”.

Alle 10,20 sono nel piazzale della Stazione di Bologna, da dove ha inizio il cammino a piedi, con lo zaino che, da subito, comincia a far sentire la sua non lieve presenza.

Le strade cittadine non sono particolarmente gradite ai viandanti: troppe auto, gente che urta lo zaino, negozi, boutiques.

Ogni tanto i due chiedono a qualcuno se è la strada giusta in direzione di San Luca. La risposta che puntualmente ottengono è: “Ma ci andate a piedi o in bus? Ma guardate che è lontano!” Alla terza risposta di questo tenore si convincono che l’aspetto di due anziani con possenti zaini alle spalle deve necessariamente suscitare questo tipo di allarmismo che, in fondo in fondo, nasconde una certa apprensione sulle loro capacità di resistenza e di affrontare la salita.

Ma alla fine spunta anche Porta Saragozza, e comincia la lunga sequela dei 666 portici e i quasi quattro chilometri di strada,con la rampa intervallata con una certa regolarità da scale di otto/nove gradini che conducono al santuario. Sulla destra si intravvede la strada che sale ripidamente, mentre sulla sinistra una parete nasconde la vista. “Cosa ci sarà mai?” si chiede Claudio. La risposta gli arriva con una lapide che recita “Mistero Quinto”. Angelo sostiene:” Ma non sarà mica una metafora politica?”.

In un paio d’ore arrivano al santuario, giusto in tempo per vedere la porta del negozio dei “ricordini” che si chiude. Dopo aver fatto provvista d’acqua iniziano la discesa che porta al Parco Talon e che prosegue nel tratto di golena sulla riva destra del Reno. Non è una strada entusiasmante, con il Reno in secca, sterpaglie, sabbia, ragnatele; non esistono piazzole o posti dove poggiare lo zaino e tirare il fiato o, men che meno, sedersi un attimo.

Le merendine di Angelo (alla faccia dei grassi idrogenati) fanno la parte del pranzo e, alla fine, il tratto finisce e sbocca presso l’Oasi San Gherardo di cui non vi è traccia alcuna nella guida e nell’APP scaricata sullo smartphone. Scoprono che si tratta di una vecchia cava convertita in oasi naturalistica con la creazione di zone umide per la nascita di aree floro/faunistiche del territorio

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Commenti
  1. alan50
    , 8/1/2015 22:13
    Un cordiale saluto ai protagonisti della bella camminata da Bologna a Firenze da parte di un altro appassionato camminatore che fin dall'infanzia (sono quindi trascorsi oltre 50 anni da allora) ama il camminare lento. Ho molto apprezzato lo stile fluido del diario, i suoi contenuti e, in primis, l'aver voluto condividere con noi lettori un'intensa esperienza di vita come quella della Via degli Dei che io stesso percorsi molti anni fa in solitario. In bocca al lupo a voi per la prossima volta che sentirete gli spallacci aderire alle spalle. Alberto

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