Un viaggio nato nel viaggio

Alla scoperta della Torre pendente e delle magie nascoste nella nebbia del West padano

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  • di corfiati.marco
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Un viaggio nato di giorno in giorno, tra le tazze di caffè e i cornetti delle abbondanti colazioni con i miei amici parmigianini.

All’alba del giorno di Sant'Ambrogio comincia la mia fuga dalla capitale meneghina verso le terre del bengodi, dove mi aspettano amici di una vita!

Il mio programma? Nessun programma, solo voglia di evadere… si deciderà durante il viaggio!

Parma mi dà il suo benvenuto accogliente e confortevole, e come al solito camminando per le vie del centro avverto quella strana sensazione di vivere qui da sempre… sensazione che Parma mi ha trasmesso dalla prima volta che l’ho conosciuta e che per questo rimane una delle città a cui sono più affezionato!

Sarà il suo non essere una grande metropoli, sarà la cordialità della gente, sarà il buon cibo… o non so cos’altro, eppure Parma trasmette l’inconfondibile sensazione dei piccoli borghi in cui anche se non ci vivi da anni conosci ogni angolo, ogni panorama e incontri gli amici senza bisogno di appuntamenti dalla precisione geotemporale impressionante… e nonostante ciò ha tutto ciò che richiede la denominazione di città.

La notte porta consiglio? Beh sicuramente aiutata da un'abbondante colazione a noi ha portato l’idea della nostra meta giornaliera: Pisa.

Qualche ora di autostrada ed eccoci, il giorno dell’Immacolata, in terra di matematici e torri pendenti. Una giornata “tropicale” per questo rigido inverno, fa liberare chiunque delle “pneumatiche” e ingombranti giacche e così, tolti i “panni da omini michelin”, sembra di essere in una gita scolastica di mezza primavera! Urla e schiamazzi sono la nostra colonna sonora mentre ammiriamo con stupore la Torre più famosa d’Italia. Insieme al Colosseo è il simbolo dell’Italia all’estero… e lo si nota dal numero di giapponesi che affollano Piazza dei Miracoli, cercando di farsi immortalare nella posa più idiota che si può pensare… appoggiati (in prospettiva) alla Torre.

È necessario dotarsi di infinita pazienza se si vuole attraversare il prato da una parte all’altra, dovendo schivare frotte di “spingitori” di torri immaginarie e aggirare torme di persone che si appoggiano al nulla mettendo alla prova le loro articolazioni e l’abilità di improbabili fotografi, che continuano a far spostare avanti e indietro i loro amici costringendoti a fermarti ad ogni “stai così e non ti muovere!”. Una volta raggiunto il punto della piazza più lontano dalla torre si ottiene il premio di tanta fatica: una vista di tutto il prato dei Miracoli, che abbraccia in un unico colpo d’occhio il Battistero in primissimo piano, la Cattedrale e la Torre (perennemente circondata dalle ormai minuscole figurine che si atteggiamo in pose che fuori prospettive sono esilaranti e senza senso!) in una chiave prospettica che rende perfetta la foto. Arrivati a fare questa foto cartolina (che è impossibile venga male!) si è colti dall’imbarazzante pensiero che forse il complesso del Prato è stato posto in questa posizione (al bordo del centro abitato, in uno spazio verde e ampio, con questa angolazione della Cattedrale e con questa pendenza della Torre) solo per permettere questa visuale, otticamente appagante, sin dall’epoca della sua costruzione!

Noi abbiamo scelto di non avventurarci nell’impervia salita della Torre, difficoltosa non per la quantità di scalini quanto per le ore di attesa in coda! Abbiamo optato per la visita della Cattedrale, gioiello del romanico pisano, qui nato e poi esportato nelle terre della Repubblica.

Superati i venditori ambulanti, che affollano il bordo della Piazza con immagini della Torre riprodotte su qualsiasi oggetto di uso comune che vendono come se si trattasse di una rarità, ci si può perdere tra le viuzze del centro storico e scoprire la Normale, casa di immensi geni italici, il Palazzo dell’Orologio che inglobò la torre della Muda (o della Fame), carcere dell’antropofago più famoso della letteratura e la piazza dei cavalieri sorvegliata dallo sguardo vigile di Cosimo I

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