Sul tetto del mondo

"Recatevi in Tibet e visitate tanti luoghi, quanti più possibile, poi descriveteli al resto del mondo" Dalai Lama

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  • di slott
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 5
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Day 4: Inizia il nostro tour in jeep, accompagnati da autisti e guida tibetana. In questo momento storico-politico è impossibile visitare il Tibet ed ottenere i vari permessi per passare le innumerevoli frontiere interne e per visitare monasteri ed altro, se non affidandosi ad agenzie locali che forniscono guide ed autisti. Dopo una lunga giornata in jeep su strade dissestate e con costanti lavori in corso arriviamo alla città di Gyantze (3900 m), dove pernottiamo in un albergo poco pulito ma ancora con bagno ed acqua (comodità che non ritroveremo più nel proseguo del nostro viaggio). Il transfer è emozionante, fatto di paesaggi d’alta quota, montagne ovunque, ghiacciai a 5000 metri, laghi blu cobalto, bandiere colorate della preghiera (tarchok) che sventolano nel cielo cristallino..

Day 5: A Gyantze visitiamo il monastero di Pelkor Chode, importante monastero in quanto racchiude al suo interno il più grande chorten o stupa (reliquiario) esistente in Tibet, un’enorme costruzione a piramide piena di minuscole stanze e immagini sacre. Ancora monaci in preghiera e forte odore di burro di yak che i pellegrini offrono al Buddha, odore che percorrerà l’intero viaggio. Assaggiare il tè di burro di yak è sicuramente un’esperienza, anche se per la sottoscritta risulterà imbevibile. Dopo la visita al monastero ci spostiamo in jeep verso la città di Shygatze (quota 3800), dove troviamo un albergo cinese molto elegante e pulito (Hotel Manasarovar). Io sarò costretta a saltare la cena causa forte mal di testa dovuto ad un misto di stanchezza e di alta quota.

Day 6: Dopo una colazione cinese fatta di piatti difficilmente riconoscibili, ci dirigiamo a piedi verso il monastero di Tashilumpo, dove incrociamo una folla immensa di pellegrini vestiti a festa che camminano nella nostra stessa direzione. Scopriamo che il motivo di tanta gente è una festività religiosa che si tiene in quei giorni e che permette di vedere srotolato un enorme thangka (telo sacro raffigurante immagini sacre) e di assistere alla emozionante processione dei monaci fatta di musica, canti sacri e preghiere. Ci riteniamo molto fortunati per essere presenti in questa importante celebrazione e il cielo di un azzurro intenso sembra la cornice più naturale di questo magico posto. Al termine della visita al monastero e della processione ci trasferiamo con le nostre jeep verso Sakya (4280 m), particolare villaggio costruito ai piedi di una roccia nera che fa da contrasto coi mattoni rossi delle costruzioni. Troviamo alloggio in un piccolo albergo dove la pulizia lascia a desiderare e dove senza preavviso verso le 9 e mezza di sera vengono tolte luce ed acqua calda. Ceniamo nel ristorantino dell’albergo dove gusto dei meravigliosi momo (ravioli al vapore) e andiamo poi a riposare stanchi ma felici per l’intensa giornata.

Day 7: Al mattino visitiamo il rosso monastero di Sakya e ci emoziona in particolare la speciale visita ad una sala solitamente non aperta al pubblico dove sono custoditi migliaia di testi sacri preziosi e polverosi. La sensazione è quella di essere immersi nella storia e nella cultura della millenaria tradizione buddista. Al termine della visita, iniziamo un faticosissimo transfer su strade polverose e dissestate. Arriviamo nella cittadina di Saga (4600 m) dopo circa 10 ore di jeep ed alloggiamo in un albergo dove l’accoglienza non è delle migliori. Sarà l’unica volta in tutto il viaggio che troveremo persone poco gentili. Cena in camera con le nostre scorte di cibo e riposo meritato.

Day 8: Altro lunghissimo transfer (550 km, 11 ore di jeep) attraverso meravigliosi paesaggi d’alta quota, yak al pascolo, altipiani sterminati, incrociando dopo ore solo qualche tenda di pastori nomadi posizionata in mezzo al nulla. Arriviamo verso sera al nostro traguardo: il cristallino lago Manasarovar, 4600 m (lago sacro per i tibetani) con da sfondo il maestoso monte Kailash, monte sacro per buddisti, induisti e fedeli bon e meta del nostro trekking. L’emozione e la gioia è tanta. Troviamo alloggio in una guest-house senza più nè acqua nè bagno (Yaggjin Comprehensive Hotel) sulle sponde del ventosissimo lago e ci prepariamo per il trekking che ci vedrà occupati per i prossimi tre giorni attorno al monte sacro. Ceniamo nella cucina della guest-house che ci propone un piatto di riso e poi notte piena di pensieri ed emozioni per il giorno che ci attende. Prepariamo il bagaglio necessario al trekking e tentiamo di dormire in questa stanza che sembra in realtà più un garage!!

Day 9: Giornata piuttosto grigia e fredda. A Darchen (punto di partenza del trekking) non troviamo portatori liberi che ci possano aiutare con gli zaini; decidiamo quindi di proseguire il nostro giro in jeep per tornare a Darchen tra tre giorni per cominciare il trekking. Ci rimettiamo in viaggio in direzione Zanda e ci ritroviamo in una strada sabbiosa dove la sensazione è di essere in mezzo ad un deserto in alta quota. Per centinaia di chilometri ci circondano solamente spettacolari montagne di sabbia che ricordano un selvaggio canyon senza vegetazione e senza forma di vita, un paesaggio spettacolare diverso da quello che abbiamo visto finora. Il transfer è lunghissimo e faticoso perché la strada nella sabbia è praticamente inesistente ed è spesso interrotta da cantieri di lavoro dove donne affaticate lavorano a fianco degli uomini. Arriviamo alla cittadina di Zanda (3600m) la sera ed alloggiamo in una guest-house carina ma ovviamente senza acqua e bagno. Da qui in poi il bagno consisterà in fosse maleodoranti scavate nel terreno dove non esiste più molta privacy. Troviamo però delle docce pubbliche che risultano essere tutto sommato divertenti, anche se discutibili dal punto di vista igienico. Zanda è un villaggio all’estremo ovest del Tibet, quasi al confine con l’India e si trova praticamente in mezzo al nulla se non a deserto e sabbia. A suo modo appare però accogliente, più pulito ed “attrezzato” di altri villaggi incontrati lungo il nostro viaggio. Mangiamo il solito piatto di riso in un famigliare ristorantino tibetano e riposiamo felici.

Day 10: Al mattino visitiamo quel che rimane dell’incredibile antico regno di Guge, un tempo fiorente regno che teneva commerci con l’India e il Kashmir. Sembra impossibile pensare che in questa zona arida e sperduta nel deserto anticamente ci sia stato un regno ricco e fiorente attivo fino al secolo XVIII. Oggi rimangono le rovine di una straordinaria cittadina, costruita quasi interamente su sabbia e roccia, dove i servi alloggiavano nei grottini ai piani bassi, i monaci nelle stanze più alte e ovviamene il re nel palazzo che ergeva in cima. Rimangono quasi intatte alcune cappelle anche se purtroppo in molte di queste sono visibili i segni della distruzione cinese. Ricordiamo che l’invasione cinese ha portato durante la Rivoluzione Culturale alla distruzione di oltre 2000 monasteri e al tentativo per fortuna non riuscito di annientare la cultura e la lingua tibetana. Nel pomeriggio visitiamo quel che rimane del monastero di Tholing, dove ci sorprende trovare una squadra di geologi europei che, finanziati da una Fondazione Svizzera, sono intenti nel restauro di statue, dipinti e cappelle distrutte dai cinesi

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