Esplorazioni in Laos e relax in Thailandia

Da Luang Prabang alla splendida isola di Ko Kut, passando per Vientiane e Bangkok

  • di Giovanna C.
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Incredibilmente incontriamo due simpaticissimi pisani che avevamo conosciuto l’anno scorso a Ko Kut, anche loro a Luang Prabang, anche loro al mercato nello stesso momento in cui si siamo noi... il mondo è proprio piccolo a volte! Ovviamente scatta la solidarietà tra turisti dello stesso paese quando ci si trova in posti lontani e la sera seguente andiamo a cena insieme per raccontarci dei rispettivi viaggi…

Alloggio: Kounsavan guesthouse, una via di mezzo tra un ostello e una guesthouse, c’è anche la piscina ma visto che il tempo non era dei migliori non l’abbiamo mai usata. Stanza molto grande e carina, con bagno privato, colazione un po’ misera compresa nel prezzo (circa 40€ a notte a camera). Se siete sfortunati come è successo a noi, dovrete sopportare un discreto schiamazzo da parte dei ragazzi alloggiati nell’ostello. Nel complesso comunque consigliato.

Vang Vieng

Prima di partire avevo letto molti blog, gente che parlava di questa località in modo terribile come di un luogo ove il divertimento regna sovrano, la musica ad alto volume impazza, dove si può comprare ogni genere di droga e dove la sera le strade sono invase da turisti ubriachi e urlanti. Siamo curiosi e decidiamo di andare a vedere se tutto ciò corrisponde a verità.

Prediamo un bus alle 9 da Luang Prabang, sul quale sappiamo già che trascorreremo almeno 8 ore. La distanza tra le due località non è molto grande (meno di 190 km) ma la strada percorsa dallo scalcinato (VIP) bus è proprio una strada di montagna. Asfaltata certo, ma non c’è un tratto pianeggiante, tutto un susseguirsi di salite e discese. Sui passi c’è la nebbia e non si vede nulla, una fitta pioggerella bagna i finestrini. Poi si scende verso in fondovalle, attraversiamo tratti di strada recentemente franati, spunta il sole e le montagne appaiono in tutta la loro bellezza.

Versanti scoscesi ricoperti da vegetazione, pochissimi e isolati villaggi con le strade in terra battuta rossastra, panni colorati stesi al sole e donne con abiti tradizionali che portano borse della spesa. E bambini che giocano e cani che dormono in strada. Questo viaggio scorre ora dopo ora e km dopo km e sono davvero contenta di non avere preso un aereo! Mi sarei persa tutta questa bellezza e sarebbe stato un vero peccato…

Facciamo una sosta in quello che definiamo autogrill, una tettoia malandata sotto cui alcune ragazze ci offrono il pranzo, sgranchiamo le gambe intorpidite e scattiamo foto, il cielo è azzurrissimo e intorno c’è solo qualche capanna e curati orticelli.

Nel pomeriggio arriviamo a Vang Vieng e facciamo il primo giro esplorativo a piedi lungo il fiume Nam Song. Ok, si sente un po’ di musica provenire dai baretti, ci sono i turisti che fanno tubing sul fiume (cioè i lasciano trasportare dalla corrente seduti su grosse camere d’aria, sembra divertente….) ma di ubriachi schiamazzanti neanche l’ombra. Ci godiamo il tramonto sulle bellissime montagne calcaree che circondano la cittadina, il paesaggio è davvero meraviglioso.

Il giorno successivo noleggiamo uno scooter e partiamo in esplorazione nei dintorni. La zona è famosa per offrire molte attività come il kayaking, l’arrampicata, esplorazione delle tantissime grotte che circondano la cittadina, si noleggiano biciclette e rumorosi quad che sembrano fare la gioia dei tanti turisti coreani che incontriamo.

Una strada prima asfaltata e poi sterrata permette di raggiungere tutte le grotte più belle. Una delle più note è la Tham Phu Kham, considerata sacra dai laotiani che si raggiunge dopo una faticosa scalata su ripidi gradini intagliati nella roccia. All’interno un altare con una statua del Buddha sdraiato e una grande tranquillità. Ai piedi della scalinata la famosa Blue Lagoon, una laguna di acque verdognole nella quale schiamazzano orde di turisti (in gran parte russi e coreani) che si lanciano dall’alto con urla tarzaniane rigorosamente con i giubbetti di salvataggio.

Proseguendo sulla strada sterrata si possono visitare altre grotte molto meno affollate ma non per questo meno affascinanti. In una siamo accompagnati da una signora in ciabatte che sembra non avere problemi nel camminare sulle rocce lisce, ci fa luce con una potente pila e ci fa camminare per una ventina di minuti fino ad una grande sala. Il silenzio è assoluto, anche perché la signora non parla una parola di inglese e noi sappiamo solo ringraziare in laotiano

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