Thailandia fai da te

Subito dopo il ritorno dal viaggio in Marocco, nell’agosto 2002, io e mia moglie iniziamo a pensare alla nostra prossima meta. Come tutti gli anni la prima idea è di andare in Egitto e come al solito decidiamo di andare ...

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  • di William Loi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Subito dopo il ritorno dal viaggio in Marocco, nell’agosto 2002, io e mia moglie iniziamo a pensare alla nostra prossima meta.

Come tutti gli anni la prima idea è di andare in Egitto e come al solito decidiamo di andare in un altro posto. Così, anche questa volta, dopo essere passati da Egitto e Kenya, abbiamo scelto la Thailandia.

Dopo esserci documentati un po’, il primo dubbio che ci assale è riguardo il clima; infatti agosto è in piena stagione delle piogge. Successivamente scopriamo che l’isola di Koh Samui rimane fuori da questa regola, ma che comunque a Bangkok ci saranno temporali tutti i giorni.

Per farci un’idea, prendiamo qualche catalogo dell’inverno, tanto i prezzi più alti sono a Natale e Capodanno e decidiamo che ci va bene: 3 notti a Bangkok e 7 a Koh Samui. A febbraio arrivano i cataloghi per agosto e chiediamo un preventivo. Sorpresa, i prezzi sono aumentati del 45% rispetto a Capodanno.

Decidiamo di organizzare tutto per conto nostro, così prenotiamo i voli tramite agenzia e gli alberghi contattandoli via e-mail. Risultato: con quello che costava tramite tour operator a testa, ci andiamo tutti e due (stessi voli e stessi alberghi).

Arriviamo a marzo all’inizio dell’emergenza SARS e tutti, amici e genitori, iniziano a chiederci se siamo convinti e se vogliamo andare ancora. Noi senza preoccuparci troppo, ma tenendo d’occhio i dati diffusi dal WHO, confermiamo.

A luglio, dopo uno sconto del 20% causa SARS, acquistiamo i biglietti dei voli e ci prepariamo a partire.

Partiamo il 5 agosto da Roma Fiumicino e, dopo un volo di circa 10 ore, arriviamo a Bangkok alle 7:00 ora locale. Come ci aspettavamo il cielo è coperto ma per fortuna non piove.

Dopo aver sbrigato tutte le formalità doganali, andiamo ad aspettare l’autista del nostro albergo che, dopo un giro folcloristico in zone della città che ci regalano subito un duro impatto con la realtà locale, ci conduce a destinazione.

Tre giorni non sono molti e, dopo esserci riposati un’oretta, decidiamo di uscire per visitare le maggiori attrazioni della città. Appena usciti dall’albergo i tassisti fanno a gara per accaparrarsi il cliente.Ne prendiamo uno e in meno di un quarto d’ora siamo arrivati al Wat Po. Scopriamo solo adesso che apre di pomeriggio, così prendiamo in tuk tuk (una specie di apino con i posti dietro) e visitiamo alcuni templi minori e alcuni negozi convenzionati con l’autista del tuk tuk. Acquistiamo un tour di un giorno ad Ayuttaya e Bang Pha In.

Finito il giro turistico, attendiamo l’apertura del Wat Po, il più antico e affascinante complesso monastico di Bangkok. La struttura è ricca di chedi, Buddha e altre statue.

Conclusa la visita, andiamo al Grand Palace e scopriamo che chiude alle 15:30. Abbiamo dovuto vedere il più possibile in meno di mezz’ora, ma purtroppo, quando siamo arrivati al Wat Pra Keo, pur mancando ancora dieci minuti alla chiusura, stavano chiudendo le porte del tempio e ci siamo persi il Buddha di Smeraldo. Che peccato.

Finita la visita, cerchiamo un tuk-tuk che ci riporti in albergo. Come avevo già ipotizzato i prezzi per tornare sono molto più alti del mattino e, dopo una lunga contrattazione, partiamo. L’autista vuole farci fermare in un negozio, ma noi, non interessati, stanchi e sudati, non vediamo l’ora di farci una doccia. Dopo una lunga discussione, riusciamo ad evitare il negozio, ma il prezzo raddoppia. Pazienza. Il traffico e l’inquinamento sono terribili ed arriviamo in albergo dopo un’ora e completamente intossicati e storditi. Ma come faranno gli autisti dei tuk-tuk a starci tutto il giorno? Solo dopo la doccia iniziamo a riprenderci

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