Quel che resta del Siam

L'angoscia ha origine non nel guardare dei grassoni tedeschi che sfilano in costume su spiagge un tempo immacolate, ma deriva innanzitutto dalla nostra concezione, mutuata dai media, di come dovrebbero essere quelle stesse spiagge. È l'attesa in sé che spoglia ...

  • di robinia
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Ti sei stabilita anche tu nella Khao San Road, il ghetto degli zainisti (che ti sembra una traduzione più corretta dell'inglese "backpackers", rispetto a saccopelisti) mondiali di passaggio a Bangkok. Per le esigenze dei viaggiatori stanchi e straniti o dei nuovi arrivati come te è un posto più addomesticato rispetto al resto della città, e infatti è uguale a tutte le località per turisti del mondo: gli internet point sono sempre affollati di giovani che parlano tramite Skype con la fidanzata o con il fratello e che scrivono su Facebook che si trovano a Bangkok, che hanno accarezzato una tigre o rischiato un incidente in pulmino, che piove sempre.

Dopo un'indispensabile doccia, il tuo primo dissennato gesto è stato toglierti le scarpe e varcare la porta di un centro massaggi per fare la conoscenza con il famoso thai massage. Un'esperienza che unisce lo stretching e la ginnastica con il massaggio propriamente detto e che ripeterai con una discreta frequenza.

Allo scadere di un'ora sotto le sapienti mani della massaggiatrice ti sei seduta a un tavolino e hai ordinato alla donna che cucinava con il wok un piatto di noodles alle verdure e pesce. Dal banco di fronte hai comprato la prima birra, la Singha (che si pronuncia “sing” e che in seguito verrà scalzata dalle tue preferenze quando assaggerai la Leo). A quell'ora gli avventori non erano tanti e dunque un neozelandese di origine turca, proprietario di un ristorante italiano ad Auckland, ha attaccato inevitabilmente bottone con te, introducendoti nelle usanze cittadine e dilungandosi nel corso delle due ore trascorse insieme sulle pietanze italiane nella cui preparazione lui eccelle. Nonostante fosse di una rara bruttezza, ci ha provato anche a chiederti di rivedervi, sottintendendo un possibile sviluppo sentimentale; è stato ovviamente fulminato dal tuo sguardo schifato.

Il primo risveglio thai è avvenuto ad un'ora così tarda che le tue aspirazioni cultural-turistiche sulla giornata non potevano essere ambiziose. È il momento per fare esperienza della solita “truffa della Lonely Planet”, diversa in ogni Paese, ma che lo stesso non riesci mai ad evitare. Qui funziona che in alcuni templi di Bangkok ti si avvicinano delle persone amichevoli e colte che ti consigliano di andare a visitare dei luoghi interessanti e meno battuti dai turisti. Inoltre ti indirizzano verso quello che loro definiscono l'ufficio del turismo per ricevere indicazioni e organizzare al meglio il viaggio. In realtà questo ufficio non è altro che un'agenzia viaggi come mille altre, che però vende pacchetti molto più costosi della norma, e da cui questi personaggi prendono una sostanziosa percentuale.

Per compiere questo stravagante tour, la donna che hai incontrato tu ti dice che basta fermare un tuc-tuc e dargli l'equivalente di un euro (con cui un normale tuc-tuc di Bangkok non ti fa fare manco un chilometro, figuriamoci un tour di tre ore con varie soste). Curiosa di conoscere i meccanismi della faccenda e comunque alle 14 del tuo primo giorno in una metropoli sconosciuta che sta covando un temporale con i controfiocchi, ti sei imbarcata sul tuc-tuc munita del foglietto thai-english accuratamente compilato dalla gentilissima signora di Chang Mai. Nel primo tempio sei incappata in un uomo che evidentemente faceva lo stesso mestiere dell'altra signora, infatti ha cercato di terrorizzarti dicendo che è pericoloso viaggiare da soli perché ogni anno ci sono innumerevoli furti, rapimenti e assassinii e quindi ti ha caldamente consigliato di rivolgerti all'ufficio turistico per prenotare un pacchetto. Quando gli hai risposto che non eri interessata, lui si è spazientito perché non volevi proprio capire e infatti – ha affermato con convinzione - gli italiani non sono un popolo molto amato dai thailandesi: le ragazze inglesi e olandesi sì che sono intelligenti e capiscono al volo il suo discorso. Alla fine con una metaforica capriola acrobatica ti ha invitata a cena, qualificandosi come professore universitario (nientedimeno). Hai rifiutato cortesemente e salutato, meditando sulle curiose abitudini locali

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