Tanzania, viaggio alternativo e autogestito, senza passare per le agenzie

Un viaggio emozionante ed economico nella zona centrale della Tanzania. Da Dar Es Salaam alla regione di Dodoma, passando per il Mikumi National Park, la foresta pluviale del parco nazionale dei monti Udzungwa e Morogoro, con un finale a Zanzibar

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  • di Marco Paoletti 1
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Gli elefanti giganti, gli impala e le antilopi timorosi ma fiduciosi, le giraffe eleganti in piedi e goffe quando bevono, le leonesse pazienti, i coccodrilli spaventosi, i serpenti pericolosi, gli gnu che si affidano alle zebre, le zebre intelligenti, i bufali imprendibili, gli ippopotami placidi e i baobab immensi. Ciò che colpisce di più è la perfetta integrazione degli animali nell’ambiente che li circonda: quasi non si vedono. Specie quelli gialli-paglia, come gli impala o i leoni. E poi il vento della savana, che piega le spighe dorate e rosse, alte e flessuose, che possono nascondere anche le giraffe e che potrebbero celare occhi felini.

Gli insetti poi si mimetizzano perfettamente e l’insetto stecco ne è un esempio perfetto. Purtroppo è pieno di mosche tze tze e ne siamo stati punti: per fortuna solo punture continuate nel corso di più di un anno o quella della “mala sorte” trasmettono la malattia del sonno. Infine, le zebre sono proprio affascinanti. Almeno 4 di loro fanno la guardia mentre le altre e gli gnu mangiano. Guardano ai 4 punti cardinali e vedono benissimo. Quando scappano in gruppo, le loro strisce confondono i predatori che non sanno quando finisce una e inizia l’altra e non riescono, quindi, ad addentarle. Le strisce e il loro manto confondono anche gli insetti che non riescono a pungerle. Insomma, sono una vera forza. C’è tanto da imparare dalle zebre! E infatti gli gnu, ma anche altri animali se ne stanno vicino a loro.

Anche quando siamo andati nella foresta pluviale nel Parco nazionale dei monti Udzungwa (naturalmente pioveva), abbiamo trovato un groviglio di vegetazione verde – verde scura e animali che quasi non si vedevano. Soprattutto il ragno bufalo (piccolo, con delle corna e velenosissimo) e poi il letale black mamba (anche non è nero, ma solo l’interno della bocca lo è). Meno male che quest’ultimo lo abbiamo visto solo in gabbia, pare che abbia veleno per 200 uomini, corra a 23 km/h e uccida in 2 minuti. La foresta pluviale è umida, con il pulviscolo di pioggerellina che rimane a mezz’aria, piena di felci per terra e con fiumi e cascate intorno. Davvero un ambiente unico, rimasto intatto dal paleolitico, circa 100.000 anni fa. La metà delle piante di quel tipo di foresta è medicamentosa, l’altra metà è velenosa: meno male che c’erano i cartelli. Interessante è il tronco di una pianta (Mkunde) che, se battuto, suona fino a 2 km ed era così che comunicava la tribù degli he-he per radunarsi. Peccato che era troppo freddo per fare il bagno sotto la cascata, ma forse tra tutti quei serpenti, vermi e insetti pericolosi, non era indicato. Abbiamo visto anche 3 tipi su 10 di scimmie che vivono in quella foresta. Una simpatica ha un ciuffo rosso ruggine in testa, ma non è bella, anzi è un po’ bruttina. Abbiamo visto anche dei fiori e delle piante molto belle, ma purtroppo quelle più belle erano anche le più pericolose.

Il giorno dopo, abbiamo fatto acquisti di stoffe, coperte, tessuti e abiti Masai, sculture e incisioni e poi siamo andati a Dodoma, capitale politica della Tanzania. Lì eravamo ancora ospiti del nostro amico e, dopo aver visitato la città e il mercato, ci siamo mangiati una pizza capricciosa e una margherita. Non è da noi mangiare italiano fuori, ma durante il Ramadan era uno dei pochi ristoranti aperti e poi era buono. Invece, come cibo locale possiamo citare il pilau (riso colorato di scuro da una spezia, molto saporito), dei buonissimi fagioli con cipolle, le lenticchie e i ceci, l’usali (una polenta non molto saporita, ma con i fagioli di cui sopra è uno spettacolo). Comunque, se non si ama il piccante è meglio chiederglielo prima che ce lo mettano

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