Tanzania, viaggio alternativo e autogestito, senza passare per le agenzie

Un viaggio emozionante ed economico nella zona centrale della Tanzania. Da Dar Es Salaam alla regione di Dodoma, passando per il Mikumi National Park, la foresta pluviale del parco nazionale dei monti Udzungwa e Morogoro, con un finale a Zanzibar

Diario letto 20092 volte

  • di Marco Paoletti 1
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il viaggio inizialmente ci ha messo un po’ di apprensione, un po’ perché terra incognita, un po’ perché Africa nera, un po’ perché niente era organizzato, ma solo abbozzato a grandi linee. Fortunatamente, un amico del posto ci ha aiutato e tutto è andato bene. Sapete com’è, quando si parte in aereo si hanno anche un po’ di timori per il volo in sé (abbiamo beccato una turbolenza all’andata appena partiti), per il peso delle valigie e per i documenti. E ti domandi se farà freddo in aereo e se ci sono abbastanza vestiti per coprirsi. Tutto questo dopo la traversata dell’Italia in autostrada con 40° a causa di “Caronte”, ondata di alta pressione che ha accompagnato anche il nostro matrimonio. Però siamo partiti il 29 luglio, per Santa Marta, e questo ci rassicurava molto.

A causa di una turbolenza appena partiti da Venezia, siamo atterrati a Istanbul, dove facevamo scalo, con più di un’ora di ritardo. Questo ha ridotto notevolmente il tempo della nostra coincidenza che, da un’ora e mezza, è passata a venti minuti. Abbiamo letteralmente volato da un capo all’altro dell’aeroporto Ataturk, schivando controlli e altri viaggiatori e, scortati dalle guardie, ci siamo fiondati nel bus navetta poco prima che chiudesse le porte. Col cuore che usciva dal petto, ci siamo seduti distrutti, ma soddisfatti ai nostri posti. Purtroppo le nostre valigie non sono state così veloci e sono dovute restare un giorno in più a Istanbul (hanno così apprezzato la città che anche al ritorno una di loro ha deciso di fare sosta). Dopo altre 6 ore e 45 minuti di volo siamo atterrati a Dar Es Salaam, capitale economica della Tanzania, alle 3 della mattina (ora della Tanzania, ovvero un’ora in più dell’Italia).

Ospiti di questo nostro amico, ci siamo riposati e rifocillati: frutti della passione, mango, formaggio, un miele buonissimo, ecc… Il primo impatto con l’ambiente ci ha mostrato una natura rigogliosa, alberi bellissimi e coloratissimi, così come insetti giganti e uccelli variopinti. La temperatura gradevole, tra i 22 e i 27 gradi, la brezza costante che spira, il clima secco: ironico venire a cercare il fresco in Africa, che rispetto all’Italia di agosto è il paradiso. Gli incontri fatti e le persone conosciute ci hanno arricchito molto. Questo viaggio ci ha fatto molto bene, scoprendo un mondo lontano e pieno di contraddizioni. La Tanzania è un grande Paese (4 volte l’Italia), pieno di ecosistemi diversi. Anche le persone sono diverse e di 4 gruppi principali: i Masai, il gruppo nilotico, i Bantu e altri popoli locali. In Tanzania la maggioranza della popolazione parla swahili e solo un 15-20% di loro parla inglese, quindi si deve andare “pole pole” (piano piano) ed avere pazienza. All’incirca possiamo dire che il 42% della popolazione è musulmana (era periodo di Ramadan), il 42% cristiana, una piccola percentuale indù (non dimenticatevi che l’oceano indiano bagna le coste della Tanzania) e gli altri si dividevano in confessioni animiste o atei

Recuperate le valigie, attese con molta apprensione e con la voglia di cambiarci, siamo andati alla stazione degli autobus di linea, gli stessi che usano i locali. Venditori a ogni lato ed a ogni piazzola delle merci più varie, andavano e venivano anche nel corridoio del bus, salendo e scendendo non si sa dove. Viaggio duro, non ci azzardiamo a scendere al punto di sosta previsto per il bagno (non vi dico che bagno), tra odori acri di carne cotta al fuoco, steppa secca e mosche attratte dal sudore. Finalmente, però, arriviamo a Mikumi, stanchi morti, ma vivi. Ci accolgono le cameriere dell’hotel con una bella spremuta di frutti locali e ci riconciliamo con il mondo. Anche la stanza è bella e rilassante.

Il giorno dopo partiamo per il safari fotografico (meglio specificare per non urtare qualche sensibilità) al Mikumi National Park. Mozzafiato, bellissimo, non c’è che dire

  • 20092 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social