I parchi del Nord Tanzania

Safari fotografico fra gli animali selvaggi nei parchi Serengeti, Ngorongoro e Tarangire

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  • di StefanoPa
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Era da tanti anni che sognavamo di fare questo viaggio. Avevamo già avuto qualche piccolo assaggio in Kenya e dalla vacanza balneare avevamo staccato un paio di notti per visitare lo Tsavo Ovest, ma partire dall’Italia per fare solamente safari fotografico è molto di più. Dobbiamo anche ringraziare Graziella, la nostra amica di viaggio che ha proposto la meta ed ha fatto sì che iniziassimo a pensare di poterla raggiungere. Finora l’avevamo sempre scartata perché pensavamo che il costo fosse troppo elevato. Poi io e Graziella abbiamo iniziato ad esplorare le possibilità e dopo settimane passate sui siti abbiamo stilato il nostro programma, l’abbiamo inviato alle Agency locali che avevano avuto giudizi positivi su internet (e che erano autorizzate dal Ministero del Turismo Tanzaniano) e abbiamo vagliato le risposte.

Compreso che si poteva fare abbiamo anche iniziato a vagliare il volo. Qui la cosa si è fatta subito difficile perché volare su Kilimanjaro Airport dal Nord Italia lascia solo due possibilità: Klm o Ethiopian. Ci sarebbe anche l’ipotesi di volare in Kenya e poi da lì fare un transfer via bus, ma fatti due conti e visto che Graziella non gradiva e non voleva essere obbligata a fare la vaccinazione contro la febbre gialla (obbligatoria per chi entra via terra dal Kenya), abbiamo optato per l’Ethiopian. Meno male! Successivamente abbiamo saputo che il transfer era infinito (6 ore) e quindi la mia amica aveva avuto l’intuizione giusta.

Presi i biglietti aerei potevamo concludere anche con l’Agency che avevamo scelto. Dopo numerose mail abbiamo optato per Leopard Tours (http://leopard-tours.com/) perché ci ha dato la sensazione che fosse molto grande e dotata di mezzi, e il prezzo era complessivamente vantaggioso.

Ho prenotato dunque il parcheggio vicino a Malpensa (www.ceriamalpensa.it) e abbiamo iniziato a preparare la lista delle cose da portare. Graziella e suo marito hanno fissato la vaccinazione per la febbre gialla (perché no? si sono detti), noi invece eravamo ancora coperti. Tutti abbiamo fatto l’assicurazione annullamento su internet.

Era solo gennaio e saremmo partiti alla fine di marzo, ma le settimane scorrono veloci.

Ho inviato l’acconto alla Leopard (30%) su un conto in Gran Bretagna ed ho incrociato le dita (la richiesta di tutti i T.O. locali è di saldare prima della partenza dell’Italia). Venti giorni prima della partenza mando anche il saldo e facciamo tutti gli scongiuri di nuovo.

Arriva il 19 marzo e, senza difficoltà in autostrada, mia moglie ed io raggiungiamo Malpensa (è un lunedì e partiamo da Verona, c’è sempre un po’ di timore di trovare guai sul percorso). Non ho capito perché, ma non sono riuscito a gestire on line il check in, quindi avevamo tempi un po’ stretti e invece arriviamo in aeroporto che ancora non hanno aperto. Lì incontriamo la nostra coppia di amici e con il foglio di convocazione in mano ci presentiamo per il check, così ci informano che non abbiamo potuto farlo on line perché abbiamo pagato con carta di credito (mah!? E come avremmo dovuto pagarlo?) e loro devono controllare la corrispondenza della carta con l’acquisto (ma non c’è scritto sul sito!). Meno male che Graziella (aveva pagato lei) aveva con sé la carta perché altrimenti non so come l’avremmo risolta!

L’aereo è pieno zeppo, speravamo di stenderci, ma niente da fare. È un po’ usato, ma tenuto bene con ampio spazio di seduta e per le gambe. Si parte verso le 22 e riusciamo anche a dormire un po’ finché le luci dell’alba annunciano Addis Abeba. Dobbiamo passare diverse ore in aeroporto per la coincidenza e lì dove ci fanno attendere c’è ben poco per passare il tempo, ma siamo forniti di smartphone (c’è il wireless free) e libri. Ci facciamo subito un caffè etiope buonissimo e la giornata inizia bene. Le donne etiopi sono belle da far girare la testa, e anche gli uomini non sono da meno. In aeroporto le indicazioni sui voli latitano un po’ e ogni tanto vediamo passare a mo’ di gregge grupponi di passeggeri che vengono spostati da un gate all’altro, il tutto senza che sui tabelloni compaia alcunché.

Finalmente si riparte e arriviamo a Mombasa, altra sosta di un’ora circa e infine l’ultima tratta per Kilimanjaro Airport in Tanzania. C’è da fare il visto d’ingresso e accompagnare la quota in Usd (attenzione che le banconote devono essere recenti) ad un modello da compilare che si trova in aeroporto, ma noi l’avevamo già scaricato dal sito del Ministero del Turismo Tanzaniano. C’è da fare un po’ di code varie, ma tutto fila liscio, salvo che vogliono vedere il tesserino con le vaccinazioni! Questa è una sorpresa! Meno male che eravamo ben organizzati altrimenti saremmo rimasti di sale. Andiamo a ritirare i bagagli e cominciamo ad allungare il collo per vedere se c’è qualcuno con un cartello con il nostro nome, perché il timore è tanto, ma non si vede fuori. Passiamo la dogana ed ecco lì due locali in divisa cachi che espongono il cartello con il mio nome: tiriamo un bel respiro di sollievo. Saliamo subito sul fuoristrada che ci accompagnerà per tutto il viaggio. È un Toyota Land Cruiser 100 che è stato però tutto modificato: di fatto è stato svuotato e riarredato. È diventato una specie di camionetta. C’è un sedile a fianco dell’autista, due subito a seguire, altri due dietro ed infine un sedile per tre persone in fondo. Il baule è stato ridotto per dare più vivibilità all’interno anche in considerazione del fatto che si sta spesso in piedi (il tetto si solleva) per vedere gli animali. È stata modificata anche la tappezzeria dei sedili, ora è un ruvido jeans che non fa sudare, nonostante le molte ore da passare lì sopra. Naturalmente non c’è aria condizionata, ma con noi c’è un frigo portatile sempre fornito di acqua in bottiglia ed è free. Nel percorso verso il Kirurumu Resort dove trascorreremo la notte ci vengono date in un buon italiano un po’ di indicazioni sul viaggio da parte dell’accompagnatore, poi lui scende e proseguiamo con l’autista, Moses, che rimarrà con noi per tutto il tour. Voglio spendere subito due parole per Moses, un giovane di appena 25 anni che parla un buon italiano e con una cortesia innata anche nei modi. Pensate che per diventare guida dopo le scuole apposite ha fatto due anni da accompagnatore ad altri autisti per imparare il mestiere, le strade ecc. Ha anche una ottima conoscenza della flora e della fauna che incontreremo nel tour e per noi è stato preziosissimo. Arriviamo al Lodge che ormai sta facendo buio, ma già lungo la strada che porta al resort abbiamo modo di vedere centinaia di cicogne che stanno costruendo i nidi: che meraviglia. Per la descrizione dei Lodge che abbiamo visitato nel tour vi rimando a Tripadvisor dove ho postato i commenti.

Al mattino sveglia a presto per il drive game nel Lake Manyara Park. E lì incontriamo gnu, zebre, ippopotami, scimmie ecc ecc. Scattiamo a ripetizione con le macchine digitali compatte che abbiamo, ma mi rendo subito conto che solo grazie al marito di Graziella, Duilio, porteremo a casa delle immagini all’altezza: è venuto in viaggio con macchina quasi da professionista e teleobbiettivo da 300 mm!

Il Parco è sicuramente bello per noi che siamo al primo giorno, ma è niente in confronto a quello che vedremo poi

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