Favignana, la grande farfalla sul mare

Proseguono i viaggi enogastronomici di Manuela, che ci porta all'estremo sud d'Italia

Chi va a Favignana sa che troverà un mare cristallino, un panorama brullo, spiagge incontaminate con i profumi della tipica macchia mediterranea, eppure trovarsi di fronte tutto ciò per la prima volta è qualcosa che va molto al di là dell’idea che ci era fatti prima di partire. Quest’isola, la più grande delle Egadi, è capace di stregare il visitatore che si trova catapultato in una dimensione unica, dove i panorami mozzafiato e la terra selvaggia rendono questo posto incredibilmente bello.

Favignana è amore a prima vista, dove tutti i sensi si attivano all’unisono e si rimane intrappolati in una sorta di incantesimo; vicinissima alla costa, quest’isola dista soli sette chilometri dalla terraferma e ha avuto molti nomi, segno dei vari passaggi nel corso dei secoli: i Fenici la chiamavano Katria, i latini Egate, i greci Aegusa. Il nome di Favignana deriva dal latino favonius (favonio), un termine che i Romani utilizzavano per indicare il vento caldo proveniente da ovest.

La costa è molto frastagliata, con grotte e insenature che la rendono apparentemente irregolare, ma vista dall’alto quando si arriva in aereo è chiara la sua meravigliosa forma che ricorda quella di una farfalla, come venne definita dal pittore Salvatore Fiume.

Due luoghi speciali

santa caterina favignana

 

Le dimensioni di Favignana consentono di girare l’isola con una bici elettrica, ma per la visita al forte di Santa Caterina serve una lunga ed impegnativa camminata. Infatti, è situato a 310 m di altitudine, ed è visibile anche da Trapani: la sua storia nasce con la presenza dei Saraceni nel IX secolo e subisce una serie di trasformazioni nel corso del tempo. Questo suggestivo percorso di trekking è assolutamente consigliato per godere della straordinaria vista sull’arcipelago; per raggiungere il forte partiamo dal Museo della Tonnara Florio, altro punto di attrazione del luogo.

L’ex-stabilimento Florio di Favignana, a due passi dal centro storico dell’isola, è una delle più grandi tonnare del Mediterraneo: nel 1874 fu ristrutturata dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda e il nuovo stabilimento permise la lavorazione del tonno bollito e inscatolato; questo rivoluzionario metodo di conservazione sott’olio rinnovò l’impulso alla pesca e alla commercializzazione del prodotto finito. Ad oggi lo stabilimento è un esempio di archeologia industriale.

tonnara florio

Il re del Mediterraneo

Il tonno rosso è la specie di tonno più diffusa nel Mediterraneo, è un pesce oceanico che giunge nel nostro mare tra maggio e giugno per fini riproduttivi. Dalla sua lavorazione industriale otteniamo una serie di prodotti che vanno dal classico filetto sott’olio, alla bottarga, alla buzzonaglia, ma se facciamo un semplice aperitivo a Favignana ci verrà servito ben altro.

Il tonno è un pesce che viene utilizzato in tutte le sue parti e, grazie alla lavorazione artigianale che ha saputo sfruttare il sale disponibile dalle saline vicino Trapani, sono state ricavate una serie di prelibatezze mai assaggiate prima: le antiche ricette sfruttano al meglio le interiora e le parti apparentemente meno nobili, che una volta trattate da mani sapienti si trasformano in vere esperienze culinarie.

Ricette tipiche di Favignana

La tonnina è la parte dorsale del pesce, dal sapore intenso e deciso, ideale come antipasto. Il cuore viene lavorato con un procedimento simile a quello della bottarga, perché viene messo sotto sale e viene schiacciato da due pesi affinché possa asciugare; può essere poi tagliato a fette e condito con succo di limone e olio EVO.

La ficazza è un vero salame di tonno, preparato con la parte che resta attaccata alla lisca dopo la sfilettatura: si procede alla macinazione delle carni che vengono condite con sale, pepe e conservate in un budello.

Viticoltura eroica a Favignana

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Se parliamo di viticoltura a Favignana possiamo di certo immaginare un contesto non facile per le caratteristiche climatiche, eppure c’è chi ha scommesso su questo ambiente decidendo di allevare i vitigni tipici della Sicilia: Nero d’Avola e Perricone come vitigni a bacca nera, Grillo, Catarratto e Zibibbo per le uve a bacca bianca. La sabbia e le rocce di tufo conferiscono mineralità ai vini nati da queste viti che crescono in prossimità del mare, in luoghi sferzati dai venti che mitigano il clima e lo rendono secco.

La vendemmia manuale e il trasporto delle cassette di uva sulle barche dei pescatori, rendono questo lavoro particolarmente affascinante agli occhi dei turisti che vedono partire i grappoli per la terraferma: la lavorazione di queste uve darà vita ad un vino simbolo di questo territorio estremo, dove la brezza del mediterraneo regala una inconfondibile nota salmastra che si accompagna con eleganti note aromatiche.

Sia il rosso che il bianco sono vini che rientrano nella denominazione Terre Siciliane IGT, frutto di una sfida che ha valorizzato il territorio di Favignana e ha reintrodotto la vitis vinifera che era scomparsa da diversi decenni.

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