Piazza Maggiore, cuore iniziatico di Bologna!

Nel XVI secolo viene alla luce l'impianto architettonico più armonico di Bologna: la Piazza

sono mai esistiti nella storia! La cosa suscitò grande clamore e sospetto, basti pensare che i protestanti tedeschi in quest’opera videro lo zampino del demonio.

I Palazzi della Piazza

Sempre affacciato sulla Piazza appare Palazzo Re Enzo e il Palazzo del Podestà. Quest’ultimo fu eretto all’inizio del XIII secolo per contenere il Comune di Bologna e presto denominato Palatium Vetus, per poterlo differenziare da quello sorto qualche decennio più tardi chiamato Novum (Palazzo Re Enzo), o della Giustizia, in quanto in esso vi era resa giustizia. Dell’impianto originale restano poche tracce, tra queste l’antica torre dei Lambertini, che fu successivamente incorporata nella residenza del Capitano del Popolo, sul lato che guarda Via degli Orefici, che sembra avere ospitato il più antico orologio pubblico della città. La leggenda vuole che questa torre sia tuttora abitata dalle presenze della famiglia Lambertini, che a volte si incontrano con i Capitani del Popolo, usurpatori dell’antica residenza e con i fantasmi delle donne rinchiuse in essa, quando dal 1327 al 1328 fu carcere femminile. All’interno del Palatium Novum erano custodite al piano terreno le macchine da guerra ed il Carroccio, grosso carro che sosteneva un altare, simbolo del Comune, la cui perdita nel corso di una battaglia era considerata una sconfitta. Il Palatium Novum fu chiamato poi Palazzo Re Enzo, dal nome del figlio di Federico II, Enzo Re di Sardegna, che fu preso in ostaggio dalla città di Bologna durante la battaglia di Fossalta nel 1249 e tenuto imprigionato, probabilmente nella sala del piano superiore, fino alla sua morte nel 1272. Per quanto riguarda la facciata romanica di Palazzo del Podestà, di fronte alla chiesa di San Petronio, essa fu rifatta e completata nel 1494 per volontà di Giovanni II Bentivoglio, anche se l’architettura restò incompleta dei cornicioni e dei merli, per la cacciata della Signoria bolognese dalla città. L’aspetto più affascinante e misterioso di questa ristrutturazione sono le oltre tremila rosette scolpite nei pilastri del porticato, una diversa dall’altra, come diverse sono le stelle del firmamento celeste. Se accettiamo l’assioma flores/fiori come stelle di Abu-Mazar, antico astrologo arabo che influenzò l’astrologia medievale, il frontale di questo palazzo diventerebbe un immenso cielo stellato che illumina la piazza intera.

Il punto d’incontro tra questi due palazzi è il crocicchio, il cui voltone risulta subito magico nell’atmosfera che lo governa. Per significato simbolico, l’incrocio assume l’aspetto di confronto tra forze opposte, ma non contrastanti, divenuto l’unione di forze occulte e acquisendo sempre più la connotazione di luogo magico. Ancor più sorprendente nel fenomeno acustico del telefono a eco, dove la parola rivolta sottovoce ad un angolo, è percepita con chiarezza dalla persona che pone l’orecchio nel polo opposto. Il crocicchio si trasforma in un campo energetico dove vibrazioni sottili creano invisibili canali di comunicazione. Nell’ultimo conflitto mondiale fu definito la Croce del Sud, e la croce riproduce l’immagine del quadrivio, incontro spazio-temporale, universale ed incantato, come incantata è la città che lo accoglie.



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