Dal blu del mare alla Bangkok post-moderna
Ricordo Bangkok, con suoi tre strati sovrapposti di città: quella bassa fatta ancora di case di legno lungo i canali, quella moderna con i palazzoni in cemento e quella futuribile, con i grattacieli, le metropolitane e le grandi strade sopraelevate che si intersecano a volte con le cupole dorate dei Templi, abbastanza alti da competere col post-moderno: passato, presente, futuro che si chiudono in un ciclo continuo. Poi il Palazzo reale, dove si entra solo se si è in possesso di scarpe col cinturino sul tallone, perché è proibito sciabattare. Soprattutto mi ricordo i mercati, proprio perché ho avuto la fortuna di visitarli con un amico speciale, Elio Fiorucci, che con il suo instancabile occhio per le novità e le particolarità, mi ha fatto scoprire un modo originale di prendere ispirazione da qualunque cosa, da qualunque oggetto, cercando di cogliere il senso del bello e del brutto, capendo quanto è relativo. Alla fine ricordo gente indaffarata a vendere qualsiasi cosa e uno sviluppo che è arrivato a fare della Thailandia anche qualcosa di molto, molto diverso da quello che ci si aspetta.
Syusy
