Sudan del Nord: otto giorni fra deserti, Nilo e archeologia

Otto giorni nella sabbia del nord del Sudan, dove le coltivazioni e la sopravvivenza sono appiccicati al grande fiume, le persone sorridenti e curiose

  • di laurasergio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Otto giorni nel nord del Sudan e nella Nubia, immaginando che verso sud sia ancora più primordiale e ancestrale. Giorni di polvere, con le coltivazioni e la sopravvivenza appiccicati al grande fiume, tra persone belle e sorridenti e curiose. Un territorio poco conosciuto, una eldorado per gli archeologi del mondo, una capitale in piena e difficile trasformazione e tutto il resto ancorato alla tradizione e allo scorrere del fiume e della natura, spostamenti con gli asini ed enormi tir da e per Port Sudan, dromedari, vasi pieni d'acqua fuori da ogni casa per dissetare gli ospiti, le porte esterne colorate come unico simbolo di benessere, piramidi e templi antichi abbandonati, passeggiate calpestando antichi cocci di vasi, chilometri di deserto, tempi dilatati, orizzonti senza fine e il timore di perdersi risucchiati. Con Laura, curiosi e pieni di domande, indivisibili dentro, a cercare insieme di stare aggrappati e allacciati ad un crinale in movimento fatto di sabbia, che pare una metafora della vita.

Partire per il Sudan non è banale per tanti motivi. Lo abbiamo deciso solo un mese prima della partenza. Chiedere il visto all'Ambasciata sudanese di Roma, con le feste natalizie di mezzo significava correre e affrettarsi. Prima di tutto abbiamo dovuto scegliere lo sponsor, obbligatorio per ottenere il visto turistico e ciò significava contattare un tour operator locale. Noi abbiamo scelto la Raidan Travel&Tours di Khartoum, con prezzi decisamente minori rispetto a quelli europei. Per 9 giorni ci hanno chiesto 910euro a testa, escluso il volo, quando altri chiedevano il doppio e persino il quadruplo. Riusciamo a ottenere velocemente il visto andando a Roma, ma proprio quando siamo a posto con le carte, iniziano le brutte notizie provenienti dal Sudan. Ci sono manifestazioni, crisi politica, triplicato il prezzo del pane, scarsità di benzina, tra i 20 e i 40 morti a causa delle proteste: ci prende l'ansia, ci informiamo ma nessuno può prevedere cosa potrebbe accadere. Valutiamo persino l’opzione di scendere a Il Cairo, dato che il Ministero degli esteri sul sito viaggiaresicuri sconsiglia il viaggio in Sudan. Per fortuna però il giorno prima della nostra partenza il segnale di allerta viene rimosso. E decidiamo di partire; dobbiamo solo evitare di girovagare nei mercati di Khartoum ed evitare assembramenti e manifestazioni. Il volo con Egyptair, con tappa al Cairo è pieno e ballerino. Si preannuncia un viaggio agitato. Sull'aereo incontriamo anche una ragazza bergamasca volontaria nel Darfour, con una organizzazione americana. Siamo curiosi di vedere cosa troveremo in Sudan.

6 gennaio - Atterriamo alle 3 di notte. L'uscita dall'aeroporto è velocissima, avendo come al solito solo bagagli a mano. Ci mettiamo pochi minuti a capire dove si trova la nostra guida che ci accompagna subito al Plaza hotel, tre stelle, non eccezionale ma discreto. Dopo una scarsa colazione di prodotti locali, alle 9.30 iniziamo il giro per la città con autista messo a disposizione dall’agenzia. Prima tappa alla Raidan per pagare e capire come organizzarci. Il simpatico e cordiale titolare sembra il fratello minore di Nelson Mandela. Accompagnati in auto da una giovane guida molto disponibile parlante inglese, iniziamo il tour della città. Visitiamo il museo etnografico, un museo piccolo e carino. In mezzo alla prima sala si trova un incredibile grosso tamburo di legno a forma di bue. Visitiamo il Palace Museum, una ex chiesa inglese usata dal presidente per la storia del Sudan dove sono messi in mostra i regali ricevuti dagli altri stati. Passiamo dal fish market, con il pescato del Nilo la notte precedente.... evidentemente non è ancora così inquinato come sembra. Visitiamo la tomba dell’eroe sudanese del 19° secolo, che ha combattuto gli inglesi e ucciso il comandante Gordon rendendo indipendente per qualche anno il Sudan. Si prosegue verso la riva occidentale del Nilo Bianco all'old suk di Omdurman, dove in effetti era sconsigliato andare, a seguito delle manifestazioni dei giorni scorsi. Per fortuna pare tutto tranquillo, vediamo solo lunghe file ai pochi bancomat e ai distributori di benzina chiusi per mancanza di carburante o presidiati dall’esercito; molte macerie di edifici distrutti. Il mercato è il tipico suk dell’Africa attuale, pieno di plastica made in China ma anche di alimenti e artigianato locale. Giriamo fino a perderci e quando la gola è secca ci possiamo rilassare in un bar-ristorante sul Nilo, davvero molto carino e confortevole. Gustiamo dei fantastici frullati: il guava fruit, per noi una sorprendente buonissima novità e limone-menta, molto dissetante. Gustiamo anche un piatto di carne alla griglia, molto saporito e speziato. Stiamo proprio bene! Infine visitiamo il polveroso ma interessantissimo Museo archeologico nazionale, di stampo egizio, che si trova vicino alla confluenza del Nilo Bianco e del Nilo Azzurro. Tra gli interessanti reperti troviamo persino mura di templi salvate e trasportate dal nord, che sarebbero altrimenti state inondate dalla diga di Assuan. Il museo tra l'altro era chiuso, ma qui di strappi alla regola se ne fanno tanti, pare. In generale si sta benone, i sudanesi sono molto gentili e pacati, anche generosi. Dopo un riposino, al tramonto, raggiungiamo a piedi il al waha mall, un grande magazzino con supermarket annesso: cerchiamo una sim card sudanese, usiamo il gestore Zian. Infine ceniamo in un buon ristorante siriano, dove incontriamo un gruppo di italiani in viaggio con AvventureNelMondo alla loro ultima sera. Ottima cena con 400 pounds, circa 8 euro in due

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