On the road: Mother Road e Hyw 1

24 giorni on the road ripercorrendo quel che resta della mitica Route 66. Da Chicago a Los Angeles, senza tralasciare la magia della Monument Valley, la maestosità del Grand Canyon, e ancora le magiche scogliere di Big Sure e San ...

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  • di veromoli
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro

Il viaggio sulla Mother Road - Route 66 - è una continua scoperta, un susseguirsi di paesaggi differenti, di cieli sempre bassi e paesaggi unici. Di vera America, di vita quotidiana e di una realtà che a volta sa di abbandono a volte di rinascita. Sembra di vivere un film, si incontrano luoghi e persone veramente straordinari, fieri di avere ancora un ruolo in questa strada dimenticata. Di turisti se ne incontrano pochi, salvo nelle grandi città o nei Parchi. Calpestare i tratti di strada originale da forti emozioni e l’entusiasmo di chi cerca con ogni forza di tenere ancora vivo questo mito, ripaga immensamente le lunghe ore passate al volante. Non è un viaggio semplice, è faticoso e psicologicamente impegnativo, si ci perde, in alcuni stati come il Missouri e l’Oklahoma le strade sono mal segnalate e le indicazioni sommarie, per non parlare delle grandi città dove è facilissimo perdersi, ma arrivati al molo di Santa Monica, si ha l’impressione di aver compiuto qualcosa di unico. Quello che seguirà non vuole assolutamente sostituire le utilissime guide turistiche, piuttosto è una lista di consigli, di tappe assolutamente da non mancare e di esperienze da vivere, che per noi hanno reso il viaggio indimenticabile.

Per raggiungere Chicago dall’aeroporto è comodissimo il treno metropolitano che in soli 45 minuti porta in centro. La nostra priorità è ovviamente la foto con il “Historic Route 66 Begin”, in Adams St, ma assolutamente da non perdere sono il Millenium Park, i caratteristici e divertenti locali della Old Town, epicentro della cultura hippy della Chicago anni ’60, Wrigleyville, dove ci siamo concessi un tour dello stadio dei Chicago Cubs e Boystown dove si riescono ancora a trovare locali autentici, fuori dai circuiti di massa.

In Illinois notiamo subito l’attaccamento a questo mito americano, ad ogni incrocio ci sono i cartelli stradali ed ogni vecchia attività vanta con orgoglio l’appartenenza alla Route 66. Utilissima la tappa al Museo di Joliet, dove una gentilissima signora ci ha fornito numerose cartine ed indicazioni che sono tornate estremamente utili durante il viaggio. A Wilmington se volete arrampicarvi su una scala e lasciare la vostra firma sul soffitto fermatevi a gustare un hamburger al Nelly’s. Assolutamente da non perdere Atlanta una incantevole cittadina dove Tommaso ha comprato un cd di musica dedicata alla Route 66 che ci ha fatto da colonna sonora per tutto il viaggio. In Missouri, come detto, abbiamo qualche difficoltà in più, ma tutti ci accolgono pieni di entusiasmo per la nostra avventura, in quasi ogni locale dove ci fermiamo ci fanno compilare il book dei viaggiatori, e ci chiedono come troviamo questi luoghi. Da ricordare assolutamente, come ben noto, la maglia per l'aria condizionata, estremamente bassa in tutti i locali, e l'abbondanza infinita dei piatti. Altra tappa da non mancare è Heatonville dove un simpatico, spero non me ne voglia, vecchietto, ci accoglie nel suo shop pieno zeppo di cianfrusaglie risalenti agli anni d'oro della Route, ci fa firmare il book e ci racconta la storia della sua vita, della moglie ormai defunta, dei nipoti, e di come le cose fossero diverse...morale spendiamo 70 dollari. Qui i paesi sono molto suggestivi, tutto trasuda aria della Mother Road.

Circondati dal paesaggio costellato di case curatissime, di una moltitudine infinita di chiese e pascoli dove mandrie brucano tranquillamente, entriamo in Kansas, dove i pochi km di Route sono stupendamente segnalati e sfruttati. In Oklahoma, uscendo da Miami, si ha la possibilità di percorrere il tratto più suggestivo della Strada Madre. In tutta questa zona le cittadine sono tranquille; ricordate solamente di cenare sul presto, intorno alle 21 tutti i ristoranti chiudono ed è difficile persino trovare qualcosa da bere. In Oklahoma il tratto di Route va abbastanza veloce, non ci sono più molte attrazioni, passiamo per diversi paesini come Bethany e Yukon dove ormai i segni della Route sono semplici case o pompe di benzina completamente abbandonate. Degni di nota El Reno, con i suoi murales, Clinton, dove facciamo una tappa veloce al museo dedicato alla Mother Road, mentre la cittadina western ricostruita a Elk City, ci sembra un po’… troppo. Degna di nota è Texola, una fantastica ghost town, al confine con il Texas, non mancate l'unico locale aperto il Water Hole, dove una deliziosa signora gestisce il market ed espone le sue opere d'arte. Anche qui si firma il book e la bandiera dello stato a cui si appartiene.

A questo punto varchiamo il tanto atteso confine con il Texas, tra sterminate pianure ed incredibili distese verdi, dove ogni strada che si incrocia è rigorosamente sterrata e tutti salutano amichevolmente. Passiamo le cittadine di Shamrock, con la sua "Tower Station", Mc Lean ed Alanreed, con le loro stazioni di servizio, fino al serbatoio pendente di Groom. Visita e firma al Bug Ranch e via alla volta di Amarillo, dove vinti dalla stanchezza ci accontentiamo del turisticissimo Big Texas Ranch, ed annesso Motel. Purtroppo solo la mattina dopo abbiamo trovato ciò che cercavamo, il caratteristico 66 district, assolutamente da visitare. Al Cadillac Ranch le bombolette, a differenza della sua parodia, bisogna portarsele e mi raccomando di fate attenzione al fango. A Vega una simpaticissima Rory ci accoglie nel suo stupendo Saloon, il Boot Hill, dove mangiamo la bistecca più buona di tutto il viaggio. Pochi metri dopo al Dimes Tradenpost ci scateniamo con gli acquisti: una targa del Texas e uno strepitoso modellino di una Cadillac, questi negozi di antichità sono assolutamente una tappa obbligatoria. Ad Adrian sosta imperdibile al Midpoint Cafè e via verso la citta fantasma di Glenrio, che chiude l'avventura in Texas. Da qui non si può proseguire, la strada è chiusa, si torna indietro e si prende l'interstatale per entrare in New Mexico. Da fotografare velocemente Tucumcari ed il Blu Hole di Santa Rosa. Las Vegas, ci sembra molto carina, ma arriviamo sul presto, ed è ancora tutto chiuso, mentre troviamo estremamente turistica, troppo per noi, Santa Fe. Sinceramente restiamo un pochino delusi anche dai pueblo a nord della città. Da Santa Fe ad Albuquerque consigliamo vivamente il Turquoise Trail con le cittadine di Madrid, Cerrillos e Golden, che purtroppo noi ci siamo persi. Ci ripaga comunque il Silva’s Saloon a Bernalillo, gestito dalla stessa famiglia sin dal 1933. La proprietaria, facendoci firmare l'ormai canonico book, ci dice che siamo in assoluto i primi italiani mai passati nel locale e la cosa ci stupisce parecchio, il posto è strepitoso. A Gallup, dove al centro visitatori ci danno moltissime indicazioni sui murales e gli edifici storici della cittadina, entriamo in un pub del centro e troviamo moltissima gente ubriaca, l'impatto è decisamente triste, sono praticamente tutti nativi americani e di una certa età. Con un pizzico di amarezza partiamo attraverso km e km anzi miglia, nella pianura più sterminata che dal New Mexico ci porta in Arizona. La Route in questo tratto corre per la maggior parte sull’interstatale, ma incontriamo moltissimi gift shop indiani. A Chambers lasciamo la Mother Road per dirigerci a nord verso i parchi. Facciamo tappa all'Hubbell trading post di Ganado, quindi percorrendo le lunghe strade, che sembrano non finire mai, arriviamo al Canyon de Chelly

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