Da Denver a San Francisco attraverso i parchi dell’Ovest

Un viaggio sensazionale: cinquemila chilometri di meraviglie tra natura sconfinata, piccoli paesi e mitiche città

  • di Labila
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

11 Agosto: Roma-Denver

Siamo in partenza per una vacanza prenotata diversi mesi fa. In questi casi la sensazione è sempre la stessa: sembrava un giorno che non sarebbe mai arrivato e invece eccoci in aeroporto. Il nostro volo è alle 11.45 con la compagnia British Airways. Arriviamo a Denver facendo scalo a Londra alle 19.00. Sbrighiamo le formalità d’ingresso piuttosto velocemente con l’addetto alla sicurezza che pone le domande di rito e dà il benvenuto addirittura in italiano. Seguiamo l’indicazione “rent a car” e superata l’uscita è già pronta per noi la navetta Alamo. Le compagnie di noleggio sono infatti a qualche chilometro di distanza. Siamo gli unici clienti e ci viene offerto anche il caffè. Al momento di ritirare tutta la documentazione decidiamo di stipulare un’ulteriore assicurazione che prevede assistenza 24 ore su 24 in caso di guasti o problemi di vario genere, il costo è di 6,99$ al giorno ma la reputiamo piuttosto importante. La scelta è tra una vastissima gamma, la nostra attenzione è per una Chrysler 200, molto grande ma soprattutto comodissima. L’albergo prenotato è l’Holiday Inn Express (99$)che è a pochi chilometri da noi. Vista la stanchezza ,dopo 15 ore di volo, la scelta è stata quella giusta.

12 Agosto: Denver – Moab

Inutile dire che per il fuso ci svegliamo alle ore più insolite. Alle quattro del mattino siamo pronti per affrontare la giornata. Dopo colazione inizia il vero e proprio viaggio. I primi luoghi che attraversiamo sono tutte belle località sciistiche adesso immerse nel verde e attrezzate per i vari trekking estivi. Poco prima di arrivare prendiamo la deviazione per la Scenic Byway 128. Rappresenta il nostro primo impatto con lo scenario roccioso americano: rimaniamo senza fiato. I colori iniziano a farsi sempre più intensi, le conformazioni danno l’idea di essere millenarie e il tutto accompagnato dal corso del fiume Colorado che impetuoso percorre la sua strada. Arriviamo a Moab verso le due del pomeriggio. Il Motel scelto è il Rustic Inn. Alla reception non risulta però la nostra prenotazione ma avendo ancora stanze libere non c’è problema. Suppongo che avremmo trovato posto ugualmente perché le opzioni sono diverse, oltretutto una volta entrati non abbiamo una buona impressione: si tratta di un appartamento con tanto di angolo cottura ma è buio e l’unico lavandino presente è quello della cucina, davvero scomodo. Nel tardo pomeriggio visitiamo il nostro primo parco. Difficile, se non impossibile, non rimanere entusiasti di Arches. Qui regna la più alta concentrazione di archi naturali in pietra, con uno scenario complessivo da far venire i brividi: passiamo sotto rocce che sembrano sospese in aria. Ai nostri occhi appaiono reggersi per miracolo e non stiamo parlando di piccoli sassi ma di veri e propri complessi monumentali. Lo stesso Delicate Arch, il cui nome la dice lunga, poggia la sua forza su un braccio tutt’altro che lineare: presenta da un lato una strozzatura tale da farlo apparire semplicemente appoggiato. L’idea è che basti un soffio per farlo venire giù ed invece è lì, nel pieno della sua grandezza. Meraviglioso è anche il Double Arch con i suoi intrecci e le grandi Noth e South Window : due gigantesche finestre che dominano una parte della valle. La sera ci fermiamo in una Steakhouse lungo la strada di ritorno da Moab: Buck’s Grill House, un po’ caro (80,42$) ma la carne è molto buona. Prendiamo un piatto unico con cosciotto d’agnello e verdure grigliate.

13 Agosto: Moab – Mexican Hat

Partiamo in direzione del territorio Navajo. Attraversiamo il paese di Bluff dove ammiriamo le Twin Rocks, due bellissimi pinnacoli che si inerpicano verso il cielo. Sosta obbligata al Goosenecks State Park: canyon nero e profondo che incute quasi timore. Questa volta il fiume che ha scavato nella roccia è il San Juan River che la tiene in una stretta morsa quasi a celebrarne il possesso. Fantastico. Proseguiamo verso Mexican Hat e capiamo presto il perché di questo nome bizzarro: lo scenario è caratterizzato da una singolare roccia a forma di sombrero anch’essa sorretta da non si sa bene cosa, il cerchio poggia infatti su una struttura piramidale dove ha evidentemente trovato il suo perfetto baricentro. Dopo un veloce break nel food mart proprio di fronte al motel dove alloggeremo questa notte (Mexican Hat Lodge 97,02$) continuiamo sulla strada dalla prospettiva infinita che, quando meno te l’aspetti, regala uno scenario dalla maestosità incredibile: la Momunent Valley si spalanca dinanzi a noi ed è un’emozione semplicemente scrutarne i contorni a chilometri di distanza. Arriviamo all’ingresso il cui costo è di 5$ a testa. Si può scegliere se visitarla con la propria autovettura o fare un’escursione organizzata. Propendiamo per la prima soluzione. Ogni formazione monolitica ha un significato ben preciso e strettamente legato alla cultura degli indiani Navajo. Per quel che riguarda noi la sensazione è di vivere in un’epoca lontana nel tempo dove l’unico a parlare è il vento con il suo sibilo costante e non saremmo rimasti affatto sorpresi se da un momento all’altro fossero comparsi loro, i primi indiani al galoppo. La scenografia è tale da lasciare spazio a tutta l’immaginazione possibile. La strada che si percorre ha profonde buche ed è piena di sabbia al punto che in un paio di occasioni non è difficile rimanere impantanati. Per fortuna va tutto liscio, anzi siamo anche fortunati perché appena terminato il nostro giro inizia a piovere. Ci ripariamo all’interno del gift shop e al momento di uscire sono gli arcobaleni a farla da padroni. La sera assaggiamo le famose bistecche, cotte su una grossa griglia dondolante sul fuoco, dal propietario del motel vestito in perfetto stile cowboy. La cena è ottima (72,00$), la camera accogliente.

14 Agosto: Mexican Hat – Page

Visitiamo il Navajo National Monument dove alla fine del Sandal Trail un telescopio permette di ammirare i resti di un villaggio anasazi ancora in piedi. Il posizionamento di queste vecchie abitazioni è eccezionale: all’interno di una grande roccia scavata con intorno l’immenso canyon di Betatakin. Arriviamo a Page verso l’1.30 del pomeriggio anche se in realtà è mezzogiorno e mezza

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