WEST U.S.A.: come dentro a un film (Parte Seconda)

Mercoledì 7 Luglio: Siamo giunti a metà di questo strepitoso viaggio e credo ormai di avere esaurito tutti gli aggettivi per descriverne le bellezze, ma non importa, vuol dire che mi “rassegnerò” ad essere ripetitivo. Lasciamo la nostra stanza mentre ...

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  • di LucaGiramondo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Percorriamo tutta la strada asfaltata lungo la quale appaiono particolarmente accattivanti le viste che si godono dai punti panoramici di Green River, Buck Canyon e Grand View, con quest’ultimo più penalizzato dalla mancanza di visibilità a causa della sua vastità ... peccato. La cosa più bella alla fine risulta così essere il Mesa Arch, che raggiungiamo con un breve trail e che, ubicato in primo piano sul bordo del precipizio, incornicia mirabilmente il maestoso paesaggio retrostante.

Un po’ per colpa della foschia, un po’ per avere ancora negl’occhi le meraviglie di Arches lasciamo Island in the Sky non completamente soddisfatti, ma non drammatizziamo e continuiamo più che fiduciosi il nostro itinerario.

Rientrando verso Moab ci fermiamo a pranzare, come ieri, sulle rive del Colorado e mentre cammino col telefono cellulare in mano alla ricerca del segnale mi procuro una distorsione alla caviglia destra ... nulla di preoccupante, ma stavo meglio prima ... fra l’altro ora faccio il paio col nonno che ha male all’altro piede, il sinistro.

Convinti oramai di vivere quella che certo non sarà la miglior giornata del viaggio torniamo a seguire, questa volta verso sud, la Route numero 191. Incontriamo così l’interessante Wilson Arch, poi, in corrispondenza della strana Church Rock, deviamo a destra per raggiungere The Needles, la parte sud-orientale di Canyonland.

Prima di rientrare nel parco, però, ci fermiamo ad ammirare anche la straordinaria Newspaper Rock, che i Navajo chiamavano “la roccia che racconta storie”: un eccezionale concentrato di petroglifi in ottimo stato di conservazione incisi, nell’arco di due millenni, dagli indiani Anasazi. Il sito ha sicuramente meritato la sosta e, trovandosi proprio sulla strada per Canyonlands non ci ha fatto certo perdere tempo, poco dopo, infatti, varchiamo la porta d’ingresso a The Needles.

In questa zona, al contrario di Island in the Sky, siamo sul fondo del canyon e prima di tutto ci rechiamo, seguendo un breve sterrato, a Cave Spring, laddove in una cavità della roccia, ancora arredata con mobili scalcagnati, hanno vissuto fino al 1975 alcuni autentici, rozzi cow-boys. Imbocchiamo quindi la pista che s’insinua, fra belle formazioni rocciose, verso le cosiddette alture di Elephant Hill e giunti, dopo qualche miglio, ad un’area di sosta torniamo indietro perché il tracciato si fa impraticabile e riservato ai soli mezzi fuoristrada. Intravisto, in lontananza, lo stranissimo Wooden Shoe Arch (che assomiglia ad un’enorme scarpa) raggiungiamo, infine, Big Spring Canyon Overlook, fra suggestivi pinnacoli rocciosi che assomigliano vagamente a tanti funghi.

Terminata la visita a Canyonlads attraversiamo le asperità montuose della Manti - La Sal National Forest e, giunti nel paese di Monticello, imbocchiamo la Strada numero 666, che dopo poche decine di miglia lascia lo Utah per entrare nello stato del Colorado. Il paesaggio cambia radicalmente con incredibile rapidità: non più arido ma verdissimo e con campi coltivati a perdita d’occhio, non più disabitato ma con ridenti fattorie sparse ovunque. Arriviamo così nella cittadina di Cortez, dove prendiamo alloggio al Best Western Sands.

Per cena riusciamo a trovare un buon piatto di pasta (all’italiana!) ... meno buone sono, invece, le condizioni della mia caviglia, che si è visibilmente gonfiata e mi dà qualche fastidio, cerco però di non attribuirgli importanza e di pensare, soprattutto, a quanto di bello abbiamo ancora da vedere in questo viaggio negli States

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