Il Leone e la Tigre - Sri Lanka 2002

Di Alessandro Scarano Kandy, 22 luglio Finalmente in Sri Lanka! L’anno scorso, nello stesso periodo, avevo tentato di venire qui per vedere la festa della Esala Perahera – una delle più importanti e pittoresche feste buddiste dell’Asia – ma il ...

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  • di downlegal
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Di Alessandro Scarano Kandy, 22 luglio Finalmente in Sri Lanka! L’anno scorso, nello stesso periodo, avevo tentato di venire qui per vedere la festa della Esala Perahera – una delle più importanti e pittoresche feste buddiste dell’Asia – ma il giorno della partenza, quando ero appena uscito dalla doccia e mi stavo preparando per andare a Fiumicino, Roberta di Nouvelles Frontieres mi ha telefonato per dirmi che le Tigri Tamil avevano attaccato a colpi di mortaio l’aeroporto di Colombo e che i voli erano ovviamente annullati per almeno tre giorni. Svanita la possibilità di vedere la festa, mi sono promesso di ritentare l’anno successivo. Ed eccomi qua con Dario, batterista dei Down Kids (www.Downkids.Org).

Il volo della Kuwait Airlines per Kuwait City era occupato da un estremamente variegato campionario di razze umane, cosa dovuta al fatto che Kuwait City è uno dei crocevia di numerose tratte da e per l’Asia. Sull’aereo che ci ha portati a Colombo vi erano invece per lo più donne singalesi che lavorano all’estero e tornavano a casa per le vacanze estive: eravamo, con due francesi, gli unici occidentali.

Giunti all’aeroporto siamo stati “agganciati”, tra gli altri, prima da un tassista che ci si è dichiarato disposto a portarci a Kandy a 2000 rupie (20 euro), e poi da un altro tizio che ci ha offerto una macchina con autista e guesthouses pagate per dieci giorni a 400 dollari per tutti e due. Accertatici della possibilità di recarci anche alla spiaggia di Nilaveli in tutta sicurezza (è in zona Tamil, e all’ambasciata dello Sri Lanka a Roma mi avevano detto che non era molto consigliato recarsi lì, ma di cercare comunque notizie aggiornate in loco), abbiamo deciso di non scontentare nessuno e di prendere così il taxi fino a Kandy e poi, dopo i tre giorni previsti di permanenza nell’ultima delle antiche capitali, di farci venire a prendere dall’autista per continuare il giro dell’isola: 20 dollari al giorno erano una cifra onesta, in fin dei conti, e abbiamo voluto approfittare dell’occasione ed evitare il probabilmente caotico apparato di pullman pubblici che – almeno inizialmente – era nostra intenzione sfruttare per la sua estrema economicità.

La strada percorsa dall’aeroporto di Negombo a Kandy scorre tra una ininterrotta serie di case, negozi, baracche, bancarelle, tra le quali cammina continuamente gente. Al di là dei bassi edifici si estende una vegetazione che definire lussureggiante può sembrare riduttivo: fino alle colline che chiudono l’orizzonte si vedono palme, e palme, e palme, tra le quali è racchiusa qualche piccola risaia. Il tassista, tale Bandula, ci dice che l’economia dello Sri Lanka è basata sull’esportazione di cocco, tè e caucciù. Sarà l’ambiente rurale e il clima caldo umido, ma per la strada tutti camminano calzando al massimo dei sandali infradito: i venditori di scarpe qui non fanno certo affari d’oro; ad un certo punto la macchina si ferma davanti a dei ragazzi con cinque o sei istrici, due grossi ma gli altri evidentemente cuccioli, legati per il collo a dei grossi picchetti di metallo fissati in terra: decliniamo prontamente l’offerta di poterli fotografare contro pagamento di una piccola somma e proseguiamo per Kandy.

Avevo prenotato dall’Italia via e.Mail una stanza all’Expeditor (expeditorkandy@hotmail.Com), e qui ci ha amichevolmente accolti la signora Kanthi, che ci ha impegnato in una piacevole chiacchierata davanti a tè, pane, burro, marmellata ed ananas. La stanza ed il bagno appaiono puliti, e i letti sono sormontati da un’enorme quanto oscena a vedersi zanzariera rosa fuxia

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