Madrid: dentro un quadro di Velazquez

Compagni di vita, compagni di viaggio. Sempre noi, Paolo e Stefano, qualche anno in più da quando nel 2000 è iniziata la nostra avventura (la nostra relazione) e insieme ad essa il rito della vacanza di Capodanno. Londra, Lisbona, Siviglia, Roma, ecc., quest’anno è la volta di Madrid. Partenza il 27 dicembre 2007 e ritorno il 1 gennaio 2008...
Scritto da: Paolo&Stefano
madrid: dentro un quadro di velazquez
Partenza il: 27/12/2007
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 1000 €
Compagni di vita, compagni di viaggio. Sempre noi, Paolo e Stefano, qualche anno in più da quando nel 2000 è iniziata la nostra avventura (la nostra relazione) e insieme ad essa il rito della vacanza di Capodanno. Londra, Lisbona, Siviglia, Roma, ecc., quest’anno è la volta di Madrid. Partenza il 27 dicembre 2007 e ritorno il 1 gennaio 2008 (una settimana).

Il viaggio ci attira molto sia per la prospettiva di vacanza sia per i suoi aspetti sociali visto che è la prima volta che andiamo in Spagna dopo che il governo Zapatero ha istituito il matrimonio omosessuale, concedendo alle coppie gay come la nostra gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali sposate. Se si aggiunge che il 2007 è stato l’anno europeo delle pari opportunità, non potevamo scegliere meta migliore! Voliamo per la prima volta con la compagnia EasyJet, mezz’ora di ritardo sia all’andata che al ritorno ma per entrambi i voli abbiamo avuto orari comodi e un’esperienza a bordo confortevole. Prenotazione dei voli e dell’hotel via internet, tutto ha funzionato perfettamente. Per l’hotel abbiamo scelto un quattro stelle che si trova nella Gran Via, l’arteria principale della capitale spagnola. La sua posizione si è rivelata infatti comodissima. Pernottamento e prima colazione ci costano 58 euro a testa al giorno.

L’aeroporto di Madrid Barajas è collegato alla città dalla metropolitana, tuttavia per via dei due trolly che ci siamo trascinati dietro dall’Italia decidiamo di prendere un taxi. Arriva a questo punto la mia prima grossa frustrazione della vacanza. Ho studiato da solo per tre mesi spagnolo e non vedevo quindi l’ora di praticarlo con i madrelingua. Con sicurezza dico al tassista che vogliamo andare all’hotel Best Western Arosa. Risposta laconica: “Donde? Non te entiendo!”. Zac! Che rispostina secca! Stefano, sapendo dei miei sforzi con lo studio dello spagnolo, scoppia in una risatina che cerca di contenere ma non ci riesce proprio. Cos’è che non ha funzionato? Ma sì deve essere stata la pronuncia di Arosa… Provo una r più rollante e una s più sorda… quella di “sole” per intenderci (e non quella di “rosa”). Ecco! Ora è giusto, ha capito qual è l’hotel… si parte. Il viaggio in taxi dall’aerostazione al centro città ci costa 23 euro e il tempo di percorrenza con un traffico normale è di 20 minuti. La prima cosa che mi colpisce di Madrid è l’eleganza e la maestosità dei suoi palazzi, oltre al traffico che come tutte le capitali europee nei giorni feriali è congestionato. Ci riposiamo un attimo in camera e poi usciamo subito. Troppa è la voglia di assaporare il clima della capitale della Spagna. Le strade del centro sono brulicanti di gente che passeggia. Le vetrine dei negozi e le luci di Natale rendono l’atmosfera molto bella. Quasi un giorno intero lo dedichiamo alla visita del Museo del Prado. Per evitare la fila arriviamo poco prima delle 9:30 quando il museo apre, scelta che si rivelerà perfetta in quanto in tarda mattinata la coda è davvero lunga. Molto belli i quadri dei pittori italiani, fiamminghi, francesi ma a mio avviso la parte più interessante è rappresentata dagli artisti spagnoli: Goya, El Greco, Sorolla, Velazquez… Finalmente eccoci dentro la stanza 32. Il capolavoro di Velazquez è lì dinnanzi a noi: Las Meninas. Sono estasiato dall’avere davanti a me questo quadro seicentesco che è davvero magico, lo definirei un esperimento di psicologia.

Il quadro sembra semplicemente rappresentare l’Infanta di Spagna, una bambina circondata dalle meninas, ovvero le damigelle di corte, dai nani e da altre persone che circolano in quel momento nel palazzo. In realtà, sul lato sinistro del quadro Velazquez ha rappresentato se stesso mentre sta dipingendo una tela e osserva il soggetto che sta ritrattando. Ma chi sta dipingendo? Non l’Infanta di Spagna che non è di fronte a lui e che Velazquez non sta guardando… ma sì sono loro… il re e la regina di Spagna che si vedono nel piccolo specchio al centro del quadro e che si trovano proprio nella posizione in cui noi spettatori guardiamo il dipinto. Gli spettatori, in pratica, guardano la scena dal punto di vista dei due reali di Spagna che vengono ritratti dal pittore. Velazquez ha così creato uno strettissimo rapporto tra rappresentazione e realtà (ancora prima che la realtà virtuale fosse inventata) e ci invita ad uscire dal nostro punto di vista, a cui siamo abituati e a volte rinchiusi, per assumere il punto di vista di qualcun altro che non siamo soliti vedere ma c’è. Non è forse la stessa cosa che ha fatto Zapatero istituendo il matrimonio omosessuale? Zapatero, marito e padre esemplare di una famiglia tradizionale, amante della famiglia tradizionale, ha compreso perfettamente che ci sono altri modi di essere e fare famiglia che meritano pari rispetto e dignità. Questi spagnoli, mi piacciono sempre di più! Il pomeriggio dello stesso giorno lo dedichiamo alla vecchia Madrid. Dall’hotel raggiungiamo a piedi la bellissima Plaza Mayor, una piazza chiusa, che ci ricorda tanto la piazza di Vigevano. I palazzi che la circondano sono rossi, tranne quello centrale, stupendo, che è dipinto con affreschi allegorici. Il centro della piazza è occupato da bancarelle che vendono “pelucas”, ovvero parrucche, insieme a scherzetti di carnevale. Molti gli adulti e i bambini che provano e indossano parrucche di ogni colore. Qui il Capodanno è un po’ come carnevale e la voglia di divertirsi non manca. Dalla Plaza Mayor raggiungiamo la Cattedrale di Madrid che si trova di fronte al Palazzo Reale e che è stata terminata solo nel 1993. Più della Cattedrale, è il Palacio Real che mi colpisce per la sua armonia, per il biancore della sua mole, per la straordinaria vista che il suo patio offre della valle del Manzanarre che si trova proprio sotto ad esso. Percorriamo tutta Calle Mayor, via tipica con i suoi bar e negozietti, costeggiando alcuni edifici medievali incantevoli, e raggiungiamo la plaza de la Puerta del Sol, fulcro della “movida” madrilena. La piazza è sempre animata da moltissima gente che vi passeggia, la attraversa, che scatta foto, entra ed esce dai bar e dai negozi. Rendono unica questo luogo l’edificio storico centrale con orologio, l’insegna pubblicitaria “Tio Pepe” che sovrasta un altro edificio e la statua dell’orso che fruga su un albero di corbezzoli che è diventato il simbolo di Madrid.

Nella parte a Sud di questa piazza di irradiano alcune viette piene zeppe di locali tipici, in cui torneremo spesso. Per citarne alcuni “La negra tomasa” (ristorante bar cubano con spettacoli musicali tipici), “La fatigua del querer” (uno degli ottimi tapas bar), “Las cuevas el segreto” (dove il vino è servito da sacche di pelle che sembrano quelle degli antichi greci e il personale indossa magliette con la scritta “no tenemos coca-cola”). Qui, come in ogni altra zona della città non è difficile incontrare coppie gay che camminano mano nella mano.

Come tutte le altre vacanze di Capodanno trascorse in città, decidiamo di fare almeno una gita fuori porta. Le alternative sono Toledo (bella e storica città a sud di Madrid), Segovia (antica città con importanti monumenti e resti romani) e il Monastero di San Lorenzo de El Escorial (uno dei luoghi simbolo della Spagna). Non vogliamo fare una gita organizzata, ma muoverci per conto nostro mescolandoci ai cittadini spagnoli. Non si sa mai che prima o poi si emigri in questo paese proprio per convogliare a nozze! Scopriamo con internet dai racconti dei viaggiatori che i treni per Toledo sono sempre pieni e si rischia di non trovare posto al mattino (a meno che non si prenoti prima) e che il viaggio a Segovia è di circa due ore… un po’ troppe. Scegliamo quindi di andare a El Escorial. Essendo questa località a nord della città, se non si soggiorna vicino alla stazione di Atocha non conviene partire da lì, ma dalla stazione di Chamartìn che è più piccola, meno affollata e comodamente raggiungibile con la metropolitana dal centro. I treni che vanno a El Escorial sono locali che in Spagna si chiamano cercanìas (le linee dei cercanìas sono indicate da un simbolo rappresentato da un cerchio rosso con dentro una c inclinata in bianco). Il servizio ha una frequenza oraria. Partiamo alle 9.49 e in un’ora siamo alla stazione d’arrivo. Dal finestrino ammiriamo il tipico paesaggio spagnolo fatto di terra rossa, alberi bassi, cespugli e poche zone abitate. Per un lungo tratto la ferrovia costeggia una zona naturale in cui vediamo diversi branchi di daini. Rispetto a Madrid, sembra di essere in un altro mondo, sembra proprio un viaggio nel viaggio! Appena fuori dalla stazione di El Escorial parte un autobus che conduce alla parte alta della cittadina, dove si trova il monastero che ha uno stile semplice (detto “desornamentado” ossia disadorno) ma che stupisce per la grandezza e maestosità. Nella zona attorno all’imponente edificio incontriamo molti negozietti e un enorme presepe di statue a grandezza umana, collocato in parte in un piccolo parco e in parte in una strada. Nelle ore centrali della giornata il luogo è letteralmente invaso da famiglie con bambini (probabilmente madrileni in gita fuori porta).

Visitiamo subito il monastero, scegliendo la visita guidata che a differenza di quella individuale consente di vedere il Pantheon reale (dove sono sepolti quasi tutti i reali di Spagna), oltre alle sale capitolari, la basilica e la biblioteca. La parte più interessante a mio avviso sono le sale capitolari, con quadri ed oggetti preziosissimi (come alcune porte di legno intagliato). All’uscita pranziamo in uno dei ristorantini del posto, giriamo a piedi per il borgo e poi torniamo a Madrid.

Il giorno seguente è domenica quando in città si tiene il mercatino del Rastro e dunque dopo la consueta abbondante colazione in albergo ci precipitiamo alla fermata della metropolitana “Gran Via” e in un attimo siamo a “La Latina”, quartiere popolare non lontano dal centro. Appena sbucati da sottoterra, vediamo le prime bancarelle del mercato che è molto vasto e comprende un mercato di abbigliamento, oggettistica, souvenir e un vero e proprio mercatino delle pulci (con venditori di monete, francobolli, libri antichi e tante, tantissime vecchie anticaglie). Siamo felicissimi di essere arrivati alle 9 e di aver girato per il mercato quando ancora alcune bancarelle stavano esponendo la merce, in quanto nella tarda mattinata e nell’ora di pranzo il posto diventa praticamente invivibile per via della ressa di gente che rende quasi impossibile osservare gli oggetti in vendita e cercare buoni affari. L’atmosfera del Rastro ci ha ispirati, decidiamo quindi di continuare a fare shopping. Di nuovo partiamo dalla Gran Via, percorsa ogni momento da flotte di pedoni e auto a causa dei suoi numerosi cinema, teatri, negozi, alberghi, locali. Da lì prendiamo Calle de Fuencarral che definirei la via dell’abbigliamento stravagante. Ci sono infatti una miriade di negozi di abbigliamento giovanile, eccentrico, alla moda. Negozi di abiti, ma anche di scarpe, borse, oggetti. Tutto accomunato dallo stesso gusto abbastanza stravagante. Entriamo poi nel quartiere della Chueca, un dedalo di stradine con abitazioni caratteristiche attorno a Plaza de Chueca, con locali e negozi alla moda. Molti di questi locali e negozi sono gestiti da persone gay e si rivolgono ad una clientela prevalentemente omosessuale, anche se di fatto tutti vanno alla Chueca a passeggiare e a girare per negozi. Arriva l’ultimo dell’anno. Evidentemente l’anno vecchio prima di sparire vuole salutarci con qualche scherzetto, perché il nostro programma turistico della giornata salta completamente. Alle 9:00 in punto siamo già in coda per visitare il Palazzo Reale, tra le prime posizioni. Davanti a noi un gruppetto di ultracinquantenni o giù di lì dall’accento marcatamente romagnolo. Tutti sono d’accordo che il bel Palacio Real apre alle 9:30, c’è scritto anche sul cartello. I romagnoli sono anche attrezzati con fogli stampati da internet. Ma allo scoccare dell’ora non succede nulla. Fa freddo, ci innervosiamo, la coda alle nostre spalle si è allungata ma non ci aprono, non si vede anima viva. Arrivano le 9:50, chiediamo agli addetti alle pulizie che ci mandano a suonare da un’altra parte del palazzo. Notizia scioccante: oggi il Palazzo non apre ai visitatori. La cosa è strana, in quanto il primo dell’anno viene riportato come giorno di chiusura ma non il giorno di San Silvestro. Comunque è così. Può darsi che essendo il palazzo usato per cerimonie ufficiali e per le feste della famiglia reale sia stato chiuso per qualche motivo del genere, ma almeno un cartello per avvisare i turisti di cui la città è piena potevano mettercelo… no?! Decidiamo allora di andare a visitare il Centro de Arte Reina Sofìa, museo di arte contemporanea con famosi quadri di Picasso, tra cui la celeberrima Guernica. Andiamo in metropolitana fino alla stazione di Atocha, ma un’altra brutta sorpresa ci aspetta: è chiuso. Questa volta lo dicevano tutte le guide e anche i cartelli. Oggi proprio non ce n’è… Entriamo nella stazione di Atocha per ammirare il famoso palmeto coperto (all’ingresso della stazione) con tanto di impianto che spruzza vapore acqueo per creare la giusta umidità. Dicono che in esso viva anche un folto branco di tartarughe. Decidiamo quindi di tornare alla Puerta del Sol per visitare un centro commerciale, il famoso El corte inglés. Forse la cosa più interessante è Cortylandia. Un’intera parete esterna del centro commerciale a Natale viene addobbata con plastici di case e personaggi che nel tardo pomeriggio si illuminano, si muovono e canzoni di Natale scaldano l’atmosfera per la gioia di adulti e bambini che incantati rimangono a guardare lo spettacolo. Credo che davvero al popolo spagnolo la voglia di divertirsi e stupire non manchi proprio. Eccoci alla sera dell’ultimo dell’anno. Cenetta semplice (non cenone che detestiamo) in ristorante tipico, quindi in giro per il centro e infine ci dirigiamo alla piazza della Puerta del Sol, dove tutta la gente si raduna per la mezzanotte e per mangiare un acino d’uva ad ogni rintocco dell’orologio, come vuole la tradizione per attirarsi una buona sorte nell’anno nuovo. La piazza non è molto grande e la folla immane, ci guadagniamo un piccolo spazio in una via a pochi passi dalla statua dell’orso e rimaniamo lì fino ai fatidici rintocchi, dopodichè la folla si disperde… Eleggiamo la parrucca più bella e il personaggio più assurdo tra le persone che a mezzanotte erano vicine a noi e poi dritti, dritti in hotel. E pensare che molti madrileni escono ed iniziano ad andare per locali proprio dopo mezzanotte. Primo dell’anno. Sono un po’ triste, la vacanza sta per finire. In mattinata torniamo in Plaza Mayor. Mentre Puerta del Sol è il centro nevralgico della città, la Plaza Mayor è il cuore della parte più antica, forse la più autentica e dunque vogliamo salutare Madrid da lì. Come in tutti i giorni festivi c’è un mercatino di collezionisti e diamo un’occhiata alle bancarelle che essendo il primo dell’anno non sono numerose. Ancora un giro per le strade del centro storico, gli ultimi acquisti e poi a pranzo in un tapas bar vicino alla Puerta del Sol. Sul taxi che ci conduce in aeroporto tante sono le immagini che mi attraversano la mente: una città elegante, monumentale, ma anche con luoghi caratteristici e popolari e angoli stravaganti e curiosi. Dei madrileni mi porterò sempre dentro la loro cordialità, semplicità, la voglia di essere allegri e divertirsi che non conosce limiti di età o status sociale.

Tutto è cominciato dentro un quadro di Velazques. Quando lo guarderò d’ora in poi mi ricorderò sempre di un paese, la Spagna, che nella complessità dei suoi equilibri storici e sociali, non ha disatteso le aspettative crescenti di uguaglianza e libertà delle minoranze attive della sua popolazione.



    Commenti

    Lascia un commento

    Leggi anche