Etna - Nella fucina dei Ciclopi

“…si trascorre qui la notte, sulla paglia, per andare a vedere il sorgere del sole dall’orlo del cratere. Lasciamo i muli e cominciamo a scalare la parete spaventosa di cenere indurita che cede sotto i passi, in cui non si ...

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  • di Bruno Visca
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Fino a 500 euro
 

“...Si trascorre qui la notte, sulla paglia, per andare a vedere il sorgere del sole dall’orlo del cratere. Lasciamo i muli e cominciamo a scalare la parete spaventosa di cenere indurita che cede sotto i passi, in cui non si può trovare una presa, trattenersi a nulla, in cui si ridiscende di un passo ogni tre. Si avanza sbuffando, ansimando, affondando nel suolo molle il bastone ferrato, fermandosi di continuo. Si deve allora puntare il bastone tra le gambe per non scivolare giù, perché la pendenza è così ripida che non si può neanche rimanere seduti” Guy De Maupassant (1885) Guy de Maupassant descriveva così la sua salita sull’Etna. Era il 1885; adesso, anche chi non usa gli impianti di risalita, può accedervi tramite comodi sentieri, sebbene non si possa sfuggire alla fatica e si debba prestare rispetto ed una certa cautela, specialmente in prossimità dei crateri sommitali. Avvicinandomi al vulcano, mi torna in mente un espressivo pensiero di Leonardo da Vinci: “Che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue abitazioni della città, e lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?”.

Cos’altro può avermi spinto assieme ai miei compagni ad affrontare quattro giorni di cammino con zaini particolarmente pesanti (dovendo essere completamente autosufficienti, anche per quanto riguarda cibo ed acqua, non essendoci possibilità di rifornimenti di alcun genere), a dormire in terra ed a sopportare un vento a tratti fortissimo, se non il fascino e la bellezza selvaggia di questi luoghi? L’Etna, detto anche Mongibello, dal latino-arabo Mons e Jebel, “la Grande Montagna”, o, come familiarmente lo chiamano i siciliani, “a Muntagna”, è il vulcano attivo più alto e più grande d’Europa, con i suoi 3343 metri di altezza e con un raggio medio di 20 Km. La sua presenza ha influenzato sia la cultura sia la vita di tutti i paesini etnei, i cui abitanti vivono in simbiosi col vulcano. Le sue fumate, le esplosioni e le colate laviche ricorrenti sono ormai una routine per coloro che vi risiedono e servono unicamente a non far mai dimenticare che esiste un vulcano sotto i loro piedi. Lungo i suoi fianchi sono presenti un gran numero di crateri, riuniti in oltre duecento gruppi, tra i quali i più famosi sono sicuramente i Monti Rossi, nel versante meridionale, verso Nicolosi, che hanno avuto origine dall’eruzione del 1669. Le Eruzioni Le prime eruzioni, avvenute circa 700.000 anni fa, furono sottomarine, poiché tutta la zona era occupata da un golfo; l’emersione avvenne successivamente in seguito all’accumularsi di lava ed a un generale sollevamento dell’area.

Già gli antichi conoscevano la natura vulcanica dell’Etna, indicato come fucina di Vulcano e dei Ciclopi, o come la colonna del cielo, sotto di cui giaceva il gigante Tifone, che, torcendosi, faceva tremare il suolo. Pindaro ed Eschilo hanno descritto in modo meraviglioso l’eruzione del 475 A.C. Fra le eruzioni antiche è anche da segnalare quella del 396 A.C., che arrivò sino al mare; nel medioevo la più imponente fra tutte è certamente quella del 1329 che emise una triplice colata di lava, arrivando a minacciare il territorio di Catania, invaso poi dalla colata del 1381. Nell’era moderna la più famosa fu quella del 1669 che, preceduta da terremoti locali, l’11 marzo aprì uno squarcio dal cratere centrale a Nicolosi. Avvicinandosi ai nostri giorni meritano di essere citate le eruzione seguenti: quella del 1811, che formò molte bocche tra le quali quella di Monte Simone nella valle del Bove; quella del 1843 che, raggiungendo un terreno molto umido, provocò una violenta esplosione e l’uccisione di parecchi curiosi; del 1852 che minacciò Zafferana; quella del 1879 che iniziò contemporaneamente sui versanti Sud e Nord; l’eruzione del 1892 che formò quattro grandi crateri detti Monti Silvestri

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