Partenza il 23/7/2020 · Ritorno il 31/7/2020
Viaggiatori: 2 · Spesa: Fino a 500 euro

Slow Tour in Nord Sardegna: tra rocce fatate e calette da sogno.

di Bilbix - pubblicato il

La vacanza di quest’anno nasce da un forzoso adattamento ad una situazione che nessuno di noi avrebbe mai pensato di vivere e che ha completamente stravolto ogni nostra abitudine del vivere quotidiano ed ora anche giocoforza del tempo libero e quindi delle ferie che ne costituiscono l’apice.

E così, vista l’emergenza ancora in corso, i possibili disagi legati a controlli, code o peggio, ulteriori clausure forzose per eventuali e intollerabili quarantene di ritorno, oltre a produzioni inusuali di certificazioni e quant’altro che renderebbero difficile, nonché stressante, anche quello che dovrebbe essere il tempo più bello dell’anno, abbiamo deciso di non muoverci dalla nostra bella regione, ma semplicemente di spostarci nel suo versante opposto.

E così, assieme alla mia amica Antonella abbiamo prenotato tramite internet un appartamento a Badesi che è stato il nostro punto d'appoggio per andare alla scoperta di alcune delle spiagge più belle della costa compresa tra Castelsardo e S. Teresa di Gallura.

Badesi è un piccolo paese in provincia di Sassari, abbarbicato su di una collina da cui domina la valle sottostante, la cui costa è delimitata da un’unica grande spiaggia che, con nomi e in comuni diversi, si estende per oltre dieci chilometri di lunghezza: sabbia bianca, dune in alcuni tratti e spazi infiniti; davvero nessun problema a mantenere le distanze di rito.

Il giorno dell’arrivo, decidiamo di visitare il borgo, con la sua chiesa moderna eppur ben decorata da un giovane sacerdote tuttofare e doti artistiche, dedicata al Sacro Cuore di Gesù, e le diverse stradine che la attorniano. Il paese si sviluppa sulla strada principale e poi s’arrampica su per la collina occupandone una buona parte. Le attività commerciali e i resort principali si trovano lungo questa dorsale. La sera prendiamo una pizza in centro in un locale ribattezzato Hollywood e dopo una passeggiata digestiva rincasiamo per prepararci alle prossime giornate balneari.

L’indomani mattina sostiamo alla spiaggia Li Junchi, la vera e propria spiaggia del paese, che si raggiunge velocemente dalla strada principale che collega la zona marina al centro urbano; questo spiaggione, vastissimo, prosegue fin quasi a toccare Isola Rossa, zona marittima in comune di Trinità D’Agultu, assieme alla confinante Li Mindi, disegnando una lunga mezzaluna bianca su un mare meravigliosamente azzurro, dove l’acqua t’avvolge dopo pochi passi.

Pranziamo a casa per staccare un po’ e nel pomeriggio piantiamo i nostri ombrelloni a Li Mindi, dove tra un bagno e l’altro aspetteremo di vedere il tramonto sul mare; un sole rosso fuoco, acceso, gagliardo, che viene letteralmente ingoiato dall’acqua all’orizzonte, uno spettacolo che da solo vale l’intero viaggio.

Il 25 luglio ci attende la spiaggia chiamata Li Cossi incastonata tra le enormi e maestose rocce rosse della Costa Paradiso, a pochi chilometri da Badesi. E’ stato un po’ complicato raggiungerla per via di segnalazioni assai lacunose, ma dopo vari tentativi imbocchiamo finalmente la strada giusta. Attraversiamo così alte colline che precipitano su un mare fantastico e percorriamo a scendere il villaggio della costa Paradiso che risulta letteralmente arrampicato su queste rocce e la discesa a mare risulta alquanto ripida. Risolto poi il problema del parcheggio sempre presente in zone battute dai turisti, specie durante le ultime settimane di luglio, per quanto quest’anno non ci sia stato il pienone, siamo convinti di aver raggiunto anche la nostra meta. Invece, a sorpresa, ci dicono che per arrivare alla spiaggetta nascosta tra le rocce bisogna percorrere un sentiero di oltre quattrocento metri lungo le pareti delle stesse, e superare così la collina per ridiscenderne l’altro lato e finalmente approdare alla spiaggia dopo aver disceso anche una fortunosa scalinata: non c’è che dire, l’avventura non è mancata, ma la bellezza del luogo ha ripagato l’immensa fatica di percorrere quegli avallamenti stracarichi di bagagli marini, quali appunto sdrai, zaini, borse frigo, ombrelloni e via discorrendo.

Sostiamo ovviamente tutto il giorno, e la sera, dopo esserci risciacquati con l’acqua naturale ormai calda delle bottiglie avanzate, ci concediamo una cena a dir poco eccezionale in uno dei ristoranti sicuramente più panoramici e suggestivi di quella costa: Il Geranio, situato sulla via del ritorno: menù a base di pesce fresco, noi scegliamo un san Pietro davvero accattivante, assieme a tanti antipasti gustosi, per finire col dolce e l’immancabile crema di mirto. Il nostro tavolo, all’esterno di una struttura in legno che ricorda un grande chalet, si trova a ridosso di un grande ulivo; siamo in cima ad una collina affacciata sul mare: poco oltre la distesa azzurra e placida sta per accogliere nuovamente la stella che anche oggi ha riscaldato parecchio la giornata e colorito la nostra pelle: una coppia di sposi seduti al tavolo in prima fila si godevano lo scenario, romantico, etereo, intriso di poesia, mentre il disco rosso precipitava nel blu salutandoci coi suoi ultimi, caldi raggi.

L’indomani la destinazione è Isola Rossa, e una delle sue spiagge affacciate verso Ovest. Scegliamo quella un po’ più distante dal porto e là trascorriamo la mattina per poi concederci un pranzo, sempre a base di pesce, presso il chiosco che ospita anche uno stabilimento per chi volesse noleggiare ombrelloni e lettini. Ci troviamo benissimo: scegliamo un assaggio di rana pescatrice per poi concludere con una bella insalata e un fritto di calamari. Il personale è assai cortese e simpatico, avvezzo al turista e a trattare con gli ospiti.

Dopo pranzo torniamo alla nostra postazione, ci concediamo ancora un bagno e poi, prima di lasciare la soleggiata località turistica, tutta adagiata sulle sponde del mare, andiamo a vedere da vicino la sua torre aragonese, e in quella zona scopriamo angoli di paradiso con acque verdi e trasparenti assai più belle delle stesse spiagge appena viste: proprio di fronte a noi si trova appunto l’isola di rocce rosse che dà il nome al villaggio. Scattiamo diverse foto prima di rincasare e prepararci al grande esodo del lunedì, fissato anzitempo e che ci porterà un po’ più distanti, al porto di Palau, da dove raggiungeremo Caprera con un gommone per farne il periplo.

Il 27 luglio rimarrà, penso, tra le giornate indelebili della nostra memoria.

Ci svegliamo all’alba e ci prepariamo, alle nove dobbiamo trovarci a Palau che dista un’ora o poco più da Badesi. Lì ci attende Rodolfo, responsabile della NatourSardinia, un’agenzia che organizza gite in gommone tra le isole dell’arcipelago de la Maddalena. Noi scegliamo il periplo di Caprera, curiosi di vedere soprattutto una delle sue tante calette da sogno: Cala Coticcio, che io ricordavo d’aver visto e ammirato attraverso la trasmissione televisiva DonnAvventura, quando le ragazze erano venute in Sardegna a girare una delle puntate sicuramente più belle della serie. E l’aspettativa non è delusa, a parte le tante persone ovviamente presenti in questo periodo dell’anno.

Ma prima Rodolfo ci racconta del periodo di guerra, della presenza degli americani, dei fortini, tanti, che tuttora si vedono: strutture incastonate tra le rocce, che quasi si confondono con esse, fatte apposta per non dare nell’occhio, per controllare il nemico e presidiare il canale e le Bocche di Bonifacio.

Il pranzo, in parte portato da noi al sacco, vista l’impossibilità quest’anno, per chi organizza, di preparare ed offrire cibi particolari, causa Covid, ma in parte rielaborato da lui in tanti assaggi di cose a dir poco sfiziose: dai pomodori secchi alle olive, al formaggio stagionato Gran Campidano, che per noi è stata una scoperta, e che somiglia tanto al Parmigiano o al Grana, assai più famosi, lo consumiamo in una caletta anonima e solitaria dove ci possiamo concedere una pausa di tutto relax tra chiacchiere e Vermentino di Gallura.

Caprera è un’isola di rocce impervie, che si presta a tanti percorsi di trekking ai quali Rodolfo ci invita, magari in periodi più freschi, e a parte la zona che ospita la casa di Garibaldi e la sua tenuta, il resto del paesaggio è selvaggio e in parte ostile. Ma le calette sono uniche. Superata Cala Brigantina dove è ormeggiato qualche yacht, noi sostiamo nella già citata Cala Coticcio, probabilmente la più famosa e frequentata, ribattezzata la Tahiti della Sardegna, per il celeste delle sue acque che abbraccia rocce bianche e rosse che la chiudono come un magico anfiteatro; lo specchio d’acqua antistante, una vera e propria piscina, è delimitato da boe che segnano il margine di sicurezza per la balneazione e dove non possono spingersi oltre le numerose imbarcazioni piccole e grandi che ne affollano i confini. La spiaggia si compone di due cale separate che noi esploriamo a nuoto attraversando uno slargo tra le rocce davvero suggestivo. Più oltre Cala Napoletana anch’essa meravigliosamente celeste e divise in due lingue di sabbia separate da un basso promontorio. La giornata è un susseguirsi di saliscendi dal gommone, di nuotate ed esplorazioni anche sottomarine grazie a delle maschere che Rodolfo ci mette a disposizione per fare snorkeling.

Il giro si conclude a La Maddalena, alla spiaggia detta del polpo, per la forma caratteristica della roccia principale che la delimita. Anche là facciamo il bagno per poi riprendere il mare verso Palau, passando sotto il ponticello che unisce le due isole e costeggiando il paese de La Maddalena che poi progressivamente ci lasciamo alle spalle. Decidiamo di prenderci un cocktail ed un gelato ma di non cenare a Palau, considerata la stanchezza ed anche il viaggio di ritorno, che intraprendiamo dopo qualche ora, appena il caldo accenna a diminuire e dopo un breve passaggio a Porto Pollo, la spiaggia dei surfisti, enorme che però non mi colpisce più di tanto dopo le autentiche perle appena ammirate.

Il martedì ci concediamo una tregua e la sera una bella passeggiata a Castelsardo, che la mia amica non conosceva. Saliamo alla cattedrale percorrendo il sentiero lungo roccia sotto il castello e poi, dopo averla visitata e scattate alcune foto dalla sua terrazza sul mare, anche qui con tramonto incluso, attraversiamo alcune stradine del centro fino a raggiungere il ristorante Aragona, dove consumiamo una cena strepitosa, sempre a base di pesce e circondati da turisti provenienti da mezza Europa: Francia, Italia, Germania, Spagna, un pittoresco melting pot che speriamo si prolunghi e si ripeta.

Dopo cena immancabile la passeggiata digestiva e la visita dei tanti negozi di artigianato che qui sovrabbonda di oggetti e in particolare dei famosi cestini lavorati in loco, d’ogni forgia e dimensione, coloratissimi.

L’indomani ancora un giorno di trasferta, stavolta a Santa Teresa di Gallura, per goderci una delle sue spiagge più belle: la rena di ponente a Capo Testa: acqua trasparente, sabbia bianca e mare d’un celeste quasi dipinto. Stiamo tutto il giorno, la sera prendiamo un aperitivo nella piazzetta e facciamo qualche giretto in centro tra negozi e scorci pittoreschi prima di riprendere la via di casa, riproponendoci, per una prossima volta, di trascorrere qui la vacanza.

Gli ultimi due giorni di mare li trascorriamo invece a Valledoria, a pochi chilometri da Badesi presso la spiaggia San Pietro a Mare, che tanto ci è piaciuta da decidere di tornarci una seconda volta e trattenerci fino alla sera del rientro, stavolta usufruendo completamente dei servizi dello stabilimento: dall’ombrellone con due lettini per la spiaggia, al menù turistico: piatto composto da un bel calamaro grigliato con contorno di patatine fritte: eccezionale e alla portata di tutte le tasche.

La spiaggia è sempre la prosecuzione di quelle già viste di Badesi ma con in più l’aggiunta non da poco della foce del fiume Coghinas che qui si riversa a mare offrendo un paesaggio strabiliante: da una parte le sue acque dolci, solcate da velisti e bagnanti curiosi, tra l’altro sul fiume effettuano anche attività di bird-watching con apposite barche; poi una lingua di sabbia bianca a tratti alta, una duna, che lo divide dall’azzurrità infinita del mare: acque rigeneranti, con perfetta temperatura, ideale per godersele appieno, senza limiti di tempo.

L’ultima sera prima della partenza, incuriosito da un cartello turistico, dopo aver fatto vedere la famosa roccia dell’elefante alla mia amica, un pietrone maestoso, granitico che si trova lungo la strada che da Castelsardo porta a Sedini, decido di andare a visitare questo borgo che, a detta del segnale, è costruito sulla roccia.

E così è, in buona parte. Sedini si trova ad una quindicina di chilometri da Castelsardo ma sulla montagna, ed è un paese fatato. Oltre a case costruite su blocchi di roccia, qui si trova una delle “case delle fate”, le cosiddette domus de Janas più imponenti dell’isola; alta quattro piani è oggi adibita a museo. Ovviamente di sera la troviamo chiusa, tuttavia la conformazione, i dintorni e l’effetto delle illuminazioni artificiali, unite al paesaggio circostante che domina una valle piuttosto ampia, crea comunque una suggestione particolare. La mia amica ci ha visto l’ambientazione adatta per un film di genere noir o horror, e si è chiesta più volte come mai nessun regista abbia pensato di realizzare in questo borgo una pellicola.

Il rientro a casa, verso sud, ci vede contenti ed appagati di aver visitato e conosciuto tante bellezze nostrane finora mai viste, grazie a questa forzata scelta, dettata dalla prudenza, di stare in Italia, e nel nostro specifico nell’Isola; e in fin dei conti dimostra che anche uno slow tour, se ben pianificato, sa dare, eccome, i suoi frutti e riservare piacevoli sorprese, vista l’immane ricchezza di patrimonio artistico e paesaggistico che ogni nostra regione possiede.

di Bilbix - pubblicato il