Retrospettiva di un viaggio a Santiago del Compostela

"A Santiago voy, come un peregrino por el camino de la ilusìon.."

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  • di SilviaMan
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ho sempre avuto delle idee ben precise rispetto ai libri; ho sempre pensato che non siamo veramente noi a scegliere un libro ma è il libro che compie un percorso, una sorta di viaggio, fino ad arrivare a noi: in realtà è il libro a sceglierci. Penso che per i viaggi sia esattamente lo stesso: non siamo noi a scegliere davvero i luoghi, le mete: sono loro che compiono giri strani, viaggi emozionali, e attraverso strane concatenazioni di eventi e presunte coincidenze, arrivano a noi. Di sicuro questo è quello che è successo con Santiago de Compostela. Una mattina di aprile ero nel letto senza riuscire più a prendere sonno. Vito accanto a me dormiva placido e io continuavo a girarmi e rigirarmi senza trovare pace. E alla fine ho fatto quello che tutti gli esperti del sonno sconsigliano vivamente: ho preso il cellulare e ho iniziato a navigare random; così sono giunta sulla pagina del mio sito di viaggi preferita, ho selezionato data di partenza e data di arrivo, aeroporto di partenza, destinazione: ‘Anywhere’, Ovunque. La prima offerta che mi è apparsa è stata proprio Santiago de Compostela. E allora l’ho sentito: la meta mi aveva trovato. Dovevo assolutamente prenotare e l’ho fatto: dal primo al quattro novembre(di solito i miei amici mi prendono in giro perché con l’inizio di un nuovo anno vado sempre a guardarmi tutti i possibili ponti per programmare i miei viaggi; così capita di prenotare ad aprile per novembre; ma, ahimè, per chi non ha grande possibilità di svincoli lavorativi, questa strategia diventa indispensabile).

Vibrazioni, sensazioni, un fluido, un richiamo: tutto questo è stato Santiago. Tutti quelli a cui dicevo che saremmo partiti per Santiago de Compostela mi hanno fatto sempre la stessa domanda: ‘ Allora farete il cammino?’ e la mia risposta è stata sempre la stessa: ‘No, andiamo a Santiago’; come se nell’immaginario collettivo questa città non possa esistere al di fuori del Cammino. Il Cammino di Santiago è sicuramente parte integrante di questa città, e Santiago è sicuramente parte integrante del Cammino. Anche i siti internet, le guide turistiche on line e quelle cartacee,che ho cercato in libreria,non erano mai dedicate a Santiago bensì al cammino dei pellegrini. Ma Santiago è una città con una sua identità, con una sua energia molto forte e singolare, e merita di essere vista e vissuta a 360 gradi. Pochi luoghi al mondo sono come Santiago, così particolare e suggestiva, e nei giorni che abbiamo trascorso in città, mi sono accorta di come in effetti non servano guide turistiche per scoprire Santiago: la città è un flusso, è respiro,è palpito, è qualcosa che non ha a che fare con luoghi fisici, chiese e monumenti ma è anima e spirito.

Santiago de Composteila si trova nella regione autonoma della Galizia, nella parte nord-occidentale della Spagna. Si dice sia la regione più verde della penisola iberica, una regione divisa tra pascoli rigogliosi e l’impervia costa atlantica. Di Spagna sembra esserci ben poco, almeno della Spagna che i turisti sono soliti pensare e immaginare: nulla a che vedere con l’anima arabeggiante dell’Andalusia; ben lontana dalla movida madrilena e barcellonese. Un mondo a se stante, ricco di tradizioni antichissime. La Galizia ha una forte anima celtica e un forte spirito indipendentista che si esprime anche attraverso la propria lingua, il gallego, che è lingua ufficiale.

Santiago esprime in pieno l’anima celtica galiziana. Ogni angolo, ogni strada, ogni scorcio racchiude una storia, una leggenda, a cominciare già dal nome stesso della città,legato alla storia dell’apostolo Giacomo. Giacomo era uno dei 12 apostoli. Si narra che dopo la resurrezione di Cristo per molti anni girò la penisola iberica per compiere l’opera di evangelizzazione. Tornato in Palestina fu fatto decapitare dal re Erode Agrippa, che temeva che l’apostolo acquisisse un eccessivo potere; i suoi discepoli ne raccolsero il corpo e lo trasportarono segretamente con una nave nei luoghi della predicazione. Sbarcati nei pressi di Finisterre si addentrarono in Galizia e gli diedero sepoltura. Nei secoli successivi si perse traccia del sepolcro, fino a quando, nell’anno 813, l’eremita Pelayo vide, per molti giorni successivi, una pioggia di stelle cadere sopra un colle. Una notte gli apparve in sogno San Giacomo che gli svelò che il luogo delle luci indicava la sua tomba. L’abate rimosse la terra che nei secoli si era depositata e scoprì il sepolcro. Ne diede notizia al Vescovo locale che confermò la veridicità dell’accaduto. La notizia giunse presto al papa ed ai principali sovrani cattolici dell’epoca. Di qui iniziò il culto di Santiago: il nome è la contrazione di San Giacomo. Fu costruita una piccola chiesa sul luogo del sepolcro; ben presto sorse intorno una città che fu denominata Santiago de Compostela,da campus stellae. Quella di Santiago de Compostela divenne la terza rotta, il terzo commino sacro del mondo cristiano. Ai viandanti che iniziarono a percorrere il cammino, fu dato il nome di pellegrini. Nel suo periodo aureo, durante il XIV secolo, la ‘Via Lattea’, come veniva chiamato il cammino perché di notte i pellegrini si orientavano seguendo le stelle della galassia, arrivò ad essere percorsa ogni anno da più di un migliaio di persone, proveniente dai più remoti angoli d’Europa. E ancora oggi il cammino richiama pellegrini da ogni parte del mondo, cristiani e non

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