Gita al Castello di San Pelagio

Pasquetta in provincia di Padova trascorsa tra storia e natura

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  • di 44gatti
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

E’ tradizione indiscussa nella nostra famiglia andarcene un’ po’ in giro ogni lunedi di Pasqua. Ma dove andare quest’anno? Il tempo tergiversa, ma anche i figli, che pure vengono volentieri, ci pongono limiti orari per il ritorno a motivo di impegni con amici. Mio marito ha visto su Repubblica 4 pagine dedicate alla gita di pasquetta che elenca tra le altre mete vari giardini un po’ in tutta Italia, specialmente in Lombardia e Veneto. Scartata la Fortezza di Avio al confine col Trentino perché troppo lontana, la scelta ricade sul castello di S. Pelagio – Due Carrare, a circa 20 km. a sud di Padova. Collegandomi in internet a giardini italiani (www.grandigiardini.it) trovo oltre ad altre località, quella prescelta e mi informo più approfonditamente. Poi sul sito (www.castellodisanpelagio.it) vedo uno o due filmati del castello e la sua storia. E’ reclamizzato il fatto più noto: fu dal castello di S. Pelagio infatti che il 9 agosto 1918 partì una squadriglia di aviatori italiani per il mitico volo su Vienna cui partecipò anche Gabriele D’Annunzio. Sempre dal sito poi, vedo che comprando i biglietti di ingresso on-line c’è anche un po’ di sconto rispetto al costo standard di 8,50 €. La quota però non è rimborsabile e ovviamente, appena terminato di pagare mio figlio Paolo diniega la gita a favore di altra scampagnata con i suoi amici (“Uffa! Ma Simone non poteva chiamare 5 minuti prima?”) Pazienza.

L’apertura è per le 10 ma noi siamo già lì 20 minuti prima. In biglietteria ci informano che alle 11.30 ci sarà la visita guidata al museo. Infatti, proprio a motivo dell’importante avvenimento bellico-aviatorio, nel castello è stato sistemato dal 1980 il “Museo dell’aria” che espone la storia del volo da Icaro ai giorni nostri. Nell’attesa le figlie superstiti ed io ci divertiamo a visitare il bel giardino compreso i tre labirinti di varia grandezza che sono stati ricavati nello stesso. Qua e là si intravvedono poi papere starnazzanti, perché il castello è delimitato da un piccolo canale acquitrinoso. Peccato non essere in primavera piena: ci sarebbero le rose fiorite! Nella parte più interna c’è anche un cortile attrezzato dove consumare piacevoli pic-nic. Per le 11.30 siamo sotto il voltone della torre. Ci sono almeno una cinquantina di turisti e famiglie in piacevole scampagnata come noi. La torre principale risale al 1300. Solo verso il 1700, col diminuire di Venezia come città commerciale verso l’oriente, i benestanti veneziani si rivolsero all’entroterra dando origine alle famose ville venete. Nel territorio regionale ve ne sono tantissime. Alcune molto note costruite dal genio del Palladio ed affrescate da grandi artisti, ma molte altre sconosciute. A S. Pelagio costruirono due ali costeggianti in senso opposto la torre originaria, conferendo così all’edificio un aspetto più signorile. La guida, eccellente la sua preparazione tecnica ed umana, ci conduce in circa 40 sale dove in un ordine cronologico sono esposti fotografie, modellini di aerei, eliche, mongolfiere, manichini e così via. Al piano superiore le stanze ove alloggiò D’Annunzio e la sala dove tenne consiglio la sera prima della partenza con tutti i vari aviatori partecipanti all’ardita spedizione. Poi a seguire le foto di altre imprese epiche: Lindbergh, Gagarin, e altri modellini spaziali. Una sezione è anche dedicata allo sviluppo futuro dei prototipi volanti con nuove tecnologie. La visita dura più di un’ora e alla fine sopravvivendo ai morsi della fame, siamo felici di poter mangiare nel piccolo parco attrezzato il cibo che abbiamo portato da casa. Nel pomeriggio ci sarebbe alle 15 il gioco con le uova nel labirinto ma un po’ perché l’intrattenimento è pensato per bambini, un po’ perché mancano ancora due ore, decidiamo di muoverci e visitare un’altra piccola città poco distante: Arquà Petrarca. Parcheggiata la macchina vicino al cimitero, risaliamo nel centro della cittadina dal’aspetto tipicamente medioevale. Di fronte ad una chiesa, nel piazzale, si innalza il sarcofago dell’illustre letterato

La visita alla casa è per le 15 così aspettiamo in fila. L’edificio, tipicamente trecentesco, ha sul davanti un piccolo giardino con siepi basse di bosso. Al primo piano in alto affreschi alle pareti. Qui vi abitò il poeta negli ultimi anni di vita. Nello scendere vi sono vari negozietti che vendono il tipico prodotto agricolo della zona: il brodo di giuggiole. Non potevano mancare comunque una miriade di specialità di olio e olive.

Fatte le compere per amici e parenti, risaliamo in auto e in breve tempo siamo di ritorno a casa, anche per la gioia dei figli. La cosa comunque che ho apprezzato maggiormente, oltre alla competenza della guida, è stata la tariffa scontata (perché pagata on-line) onnicomprensiva: ingresso, mostra, guida, gioco. Per le future, brevi gite, aspetteremo il prossimo lunedì pasquale.

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