In Romagna con il naso all'insù

Due giorni alla scoperta di Faenza, Forlì, Cesena e Ravenna

  • di gianchi56
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro

Ritornato sui miei passi, mi reco alla biblioteca Malatestiana, ma è ormai imminente l’ora di chiusura. Mentre rimpiango di non aver fatto in tempo a visitarla, realizzo come vari tuoni stiano indicando inequivocabilmente che sta per scatenarsi un temporale. Faccio in tempo a raggiungere i portici della via che conduce fino in piazza del Popolo. Qui, osservando la fontana e il palazzo Comunale, attendo pazientemente che il diluvio di pioggia si arresti. Quando questo accade, imbocco la scalinata che sale verso il parco che circonda la Rocca Malatestiana e percorro con cautela i sentieri che salgono ripidi il versante della collina. Sulla sommità un prato zuppo e lucente circonda i due grandi torrioni quadrati della rocca. Ridiscendo con altrettanta cautela, fino in piazza del Popolo, dove mi attardo ad osservare e fotografare, sotto l’ultimo sole della giornata, la statua di una donna seduta su una panchina, e quelle di due donne sull’altana di un tetto.

Più che soddisfatto delle visite, mi dirigo fuori città all’agriturismo che ho prenotato, per godermi la cena (a base di prodotti locali) ed il meritato riposo.

Lunedì 30 aprile

Dopo una colazione a base di torte della casa, lascio l’agriturismo e raggiungo Ravenna. La giornata è davvero molto bella, anche se con un venticello un po’ freddino. Parcheggio in prossimità della Rocca di Brancaleone e poi, passando per Porta Serrata, mi dirigo verso S. Vitale.

Acquisto un biglietto cumulativo per i principali luoghi di interesse e poi inizio la visita proprio dalla basilica di S. Vitale. Non è la prima volta che visito Ravenna e, in particolare, questo luogo, ma l’emozione di fronte alla profusione di mosaici e marmi è lo stesso grandissima. Nonostante l’orario di visita sia iniziato da non molto, il numero dei visitatori è già considerevolmente alto: la gran parte ha lo sguardo rivolto all’insù, per ammirare mosaici, archi, cupole, marmi, capitelli.

Uscito, mi accodo alla fila di persone in attesa di entrare nel mausoleo di Galla Placidia. Dal momento che può entrare solo un dato numero di persone alla volta e per un tempo prefissato, l’attesa si rivelerà meno lunga del previsto. All'interno, davvero molto belle le decorazioni musive: le colombe che si abbeverano, i cervi alla fonte, le pecorelle intorno al Buon Pastore, le figure di evangelisti.

Lasciata a malincuore l’area, non dopo una visita suppletiva all'interno di S. Vitale, entro nella vicina chiesa di S. Maria Maggiore, contraddistinta da una facciata priva di decorazioni e da un campanile circolare con monofore e bifore. All'interno, mi attrae una statua di Madonna col Bambino. Raggiungo piazza del Popolo, dove si possono ammirare due colonne in granito sormontate dalle statue di Sant’Apollinare e San Vitale, e il palazzo Comunale con merlatura. Entro nella vicina chiesa di S. Maria del Suffragio, dalla inconsueta pianta ottagonale, giusto per il tempo di osservare alcune statue in stucco.

È quindi la volta di visitare il duomo, grande edificio affiancato da campanile cilindrico. Nell'interno barocco, completato da una cupola ellittica neoclassica, mi soffermo davanti ad alcuni bellissimi sarcofagi ed al davvero inconsueto ambone in marmo. Davanti al vicino battistero Neoniano la fila di persone è relativamente lunga e lenta a muoversi. Una volta all’interno e trovato posto attorno al grande fonte battesimale in marmo, lo sguardo non può che essere rivolto in alto ai bellissimi mosaici che rivestono interamente la cupola e la porzione superiore delle pareti: al centro è rappresentato il battesimo di Gesù nel Giordano, nella fascia sottostante gli Apostoli, sotto ancora figurazioni simboliche di altari e troni. Sfrutto la vicinanza per visitare il Museo arcivescovile, all’interno del quale non si possono fare foto. Bellissima la cattedra di Massimiano, in avorio. Ho la soddisfazione di riconoscere dallo stile, prima ancora di poter leggere la didascalia, una raffigurazione il cui autore è Felice Giani

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