In Romagna con il naso all'insù

Due giorni alla scoperta di Faenza, Forlì, Cesena e Ravenna

Diario letto 3033 volte

  • di gianchi56
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Domenica 29 aprile

Poco prima delle 10 di mattina lascio l’auto al parcheggio di piazza Cavour, pronto per la visita di Faenza. Inizio dalla chiesa di S. Maria foris Portam, o S. Maria Vecchia, caratterizzata da un alto campanile ottagonale del tutto incongruo con lo stile della facciata. Nel sobrio interno mi soffermo davanti a due originali statue di legno, una rappresentante la Madonna col Bambino, e l’altra l’arca di Noè.

Raggiungo corso Mazzini e, ammirando alcuni notevoli palazzi che vi prospettano, procedo in direzione della torre dell’orologio. Al termine della via, si apre alla mia destra piazza del Popolo, con il palazzo del Podestà ed il Municipio, ravvivata dalla presenza di numerose bancarelle che vendono piante e fiori, ed alla mia sinistra piazza della Libertà, con una fontana barocca e la cattedrale, dalla facciata incompiuta. All’interno, notevoli le decorazioni presenti in alcune cappelle laterali, in particolare le arche.

Ripercorro corso Mazzini e mi dirigo al Museo Internazionale delle Ceramiche. La quantità di oggetti esposti, riconducibili a svariate provenienze ed epoche, è tale che una visita particolareggiata richiederebbe molte ore. Decido di soffermarmi almeno davanti alle opere riprodotte nel pieghevole consegnatomi all’ingresso, e di affidare alla macchina fotografica la memoria della visita (anche se in condizioni non ottimali, considerati i riflessi che le vetrine comportano, e l’impossibilità di associare ad ogni opera la relativa didascalia).

La mia visita di Faenza si completa con Palazzo Milzetti, Museo nazionale dell’età neoclassica in Romagna. Il mio interesse per questo palazzo è originato dal fatto che le decorazioni pittoriche presenti furono eseguite e/o ideate da Felice Giani, pittore cui era dedicata la scuola elementare che frequentai e del quale per tantissimi anni non avevo mai avuto occasione di vedere qualche opera. Al piano terra del palazzo l’ambiente più particolare è la sala da bagno con pianta ellittica, decorata su sfondo nero. Superato lo scalone che conduce al piano nobile, si perviene nell’ambiente più caratteristico: il salone ottagonale; nel riquadro centrale del soffitto si può ammirare il carro di Apollo (dio del Sole) trainato per il cielo e preceduto dall’Aurora. Nell’adiacente sala delle Feste sulla volta ribassata sono dipinti episodi tratti dall’Iliade, mentre tutte le alte superfici sono occupate senza soluzione di continuità da fregi, stucchi, specchiere, tendaggi. L’apparato decorativo caratterizza pareti e soffitti di tutti gli ambienti del palazzo, e, ancorchè per la piena comprensione dei dipinti figurativi (incentrati su miti e/o episodi storici) non si possa prescindere dalla lettura delle note riportate sul pieghevole fornito all’ingresso, tutto l’insieme di fregi, medaglioni, bassorilievi, stucchi rende molto bene l’idea estetica dell’epoca di realizzazione.

Alle 14.40 raggiungo Forlì e lascio l’auto nel parcheggio dell’Argine, nella parte ovest della città. La mia prima tappa è il duomo, massiccia costruzione in laterizio, la cui facciata è preceduta da un pronao sostenuto da 6 enormi colonne di ordine corinzio. All’interno, oltre le decorazioni di alcune cappelle, tra cui quella della Madonna del Fuoco, anche un bel crocifisso romanico è oggetto della mia attenzione.

Piazza Saffi è occupata dalla bancarelle del mercato domenicale. Sulla piazza svettano la torre civica, da dietro il palazzo del Municipio, le torrette del palazzo delle Poste e l’altissimo campanile dell’abbazia di S. Mercuriale con la sua cuspide conica. Mi riparo sotto i portici di palazzo del Podestà per un improvviso tentativo di temporale, presto svanito. All'interno dell’abbazia, cui si accede attraverso un bel portale marmoreo, sovrastato da una lunetta con l’altorilievo del sogno e adorazione dei Magi, mi attraggono l’acquasantiera e il sepolcro di Barbara Manfredi. Non lontano, raggiungo la chiesa del Carmine; è chiusa, ma posso osservare il bel portale in marmo. Ultima tappa della mia breve visita, che durerà complessivamente un paio d’ore, è rappresentata dalla Rocca di Ravaldino: cammino intorno alle sue imponenti mura e ai bassi torrioni cilindrici.

Circa mezz'ora dopo aver lasciato Forlì, eccomi a Cesena. Percorro un tratto di via C. Battisti, fino alla cattedrale. Contraddistinta da un alto campanile, nel sobrio interno spicca la cappella barocca della Madonna del Popolo

  • 3033 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social