A Rimini sulle tracce di Fellini

Viaggio nei luoghi della città, reali quanto onirici, amati e ricordati dal Maestro del cinema italiano

 

Una città la si può visitare in tanti modi, seguendo molti itinerari. Un filo conduttore per conoscere un luogo può essere anche un personaggio, la sua biografia, le sue tracce. Non è certo un’idea nuova, è stata sperimentata tante volte, dalla Londra di Jack lo Squartatore alla Lisbona di Antonio Tabucchi, dalla Barcellona di Manuel Vasquez Montalban alla Ragusa di Montalbano. Io-Patrizio ho girato per la Rimini di Federico Fellini. E vi assicuro che è stata un’esperienza molto interessante. Prima di tutto perché si è trattato di un pretesto per conoscere meglio aspetti poco conosciuti di una città super-turistica di cui si pretende viceversa di conoscere tutto. Poi, seguendo le tracce del Maestro, si scopre il centro storico della città, una parte spesso trascurata a favore di lungomare, bagni e alberghi. Invece la Rimini felliniana – non foss’altro per motivi storici – non ha nulla a che vedere con la sua immagine di divertimentificio. Rimini è – anche – una città “vera”, dove ci stanno i riminesi! Niente a che vedere con le zone balneari, popolate da turisti, che fuori stagione mettono anche un po’ di inquietudine, quando sulle piadine prevalgono le insalate... russe. Dopodiché la Rimini di Fellini è anche un luogo onirico e irreale, un luogo dell’immaginario. Seguendo le tracce biografiche del Fellini, si incontra anche una cittàche-non-c’è, una dimensione “cinematografica” che in parte esiste e in parte è stata ricostruita e re-immaginata da lui.

UNO STRANO RAPPORTO

Prima di tutto bisogna rileggersi quello che Fellini ha scritto del suo rapporto con la città: “Io non ho fatto nella mia vita che girare un film sul mio paese. A Rimini sono nato, in tutti i sensi. Il cinema Fulgor, i sapori della tavola, il vuoto aperto del mare, l’incanto delle donne; tutte le meraviglie per me provengono da qui. Cosa sarei stato senza Rimini? Cosa sarei stato senza i sogni che mi ha regalato? Qui il mare e la terra sono un grande schermo che si accende. Hanno viaggiato in tutto il mondo i miei film, ma forse io non mi sono mai mosso, non sono mai partito. Li ho presi tutti per mano i miei spettatori, li ho accompagnati ad assaggiare i luoghi incantati della mia infanzia. In questo angolo dolce e accogliente di Romagna, dove ancora è possibile imparare a sognare. Un fatto è comunque certo: io a Rimini non torno volentieri. Debbo dirlo, è una forma di blocco. Non riesco a considerare Rimini come un fatto oggettivo. È piuttosto una dimensione della memoria. Quando mi trovo a Rimini vengo aggredito da fantasmi già archiviati, sistemati. Forse questi innocenti fantasmi mi porrebbero, se vi restassi, una imbarazzante muta domanda, alla quale non potrei rispondere con capriole e bugie, mentre bisognerebbe tirar fuori dal proprio paese l’elemento originario, ma senza inganni. Rimini, cos’è? È una dimensione della memoria, una memoria inventata, adulterata, manomessa, su cui ho speculato tanto che è nato in me una sorta di imbarazzo (da La mia Rimini, prefazione di Paolo Fabbri)”.

UNA CITTÀ “FANTASTICA”

Quindi per Fellini Rimini è il luogo della memoria, di una sua dimensione personale passata, di un se stesso che non c’è più e con cui non vorrebbe più confrontarsi, eppure lo porta dentro, come porta dentro per sempre la città stessa. Un rapporto psicosadomaso molto interessante! E non bisogna avere il genio di Fellini per riconoscersi almeno un poco in questo rapporto con i luoghi della propria infanzia. Io – che sono “fuggito” dalla mia bella Patria di Provincia (Mantova) a 18 anni – credo di capirlo benissimo. Quindi la doverosa premessa è che tracciare un itinerario felliniano proprio a Rimini è una cosa molto sottile e complessa: Fellini a Rimini ci è nato e vissuto fino ai suoi 19 anni, cioè tutta l’infanzia e la giovinezza, poi se n’è andato. Questa città ha rappresentato per lui l’oggetto della sua creatività, ispirandolo in tutti i sensi. Nonostante questo, però, Fellini non ha mai girato a Rimini neanche un metro di pellicola. Si è ispirato sì a Rimini, ma in maniera estremamente libera e fantasiosa...

IL BORGO DI SAN GIULIANO

L’itinerario felliniano a Rimini diventa interessante proprio perché si possono vedere delle cose vere che hanno dato adito a prodotti di totale fantasia, al contrario di quello che capita di fare quando, ad esempio, si va a Disneyland o in luoghi simili, dove vedi luoghi assolutamente finti, ma ricostruiti come se fossero squisitamente veri. Potrei consigliare di partire dal Borgo San Giuliano. Io ho cominciato proprio da qui, in particolare dalla piazza della chiesa di San Giuliano, perché rappresenta l’identità della città

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