Praga secondo me

Patrizio visita la città seguendo l'itinerario della Turistapercaso Stefania, pubblicato nel nostro sito!

 

Ci sono tanti modi diversi di fare lo stesso viaggio. Ognuno fa storia a sé. E ogni resoconto è soggettivo e relativo. Questo è il racconto di quello che ho visto nella capitale ceca vivendo alla luce del sole. Senza pormi limiti. Né di tempo né di età.

C’è una Praga giovanile dinamica e notturna, ma c’è anche quella dei turisti più adulti, magari interessati al passato. Dovendo vivere qualche giorno in città, ho consultato il nostro sito turistipercaso.it per cercare informazioni. Ho trovato il racconto di Stefania C. e ho deciso di seguire passo passo il suo itinerario. Ecco il racconto di com'è andata, in questo botta risposta a distanza tra Stefania e me, che ho seguito le sue tracce.

Stefania: arriviamo a Praga l’8 novembre nel tardo pomeriggio. Capiamo subito che è una città speciale. Dopo aver disfatto i bagagli, ci addentriamo nelle stradine della città e raggiungiamo la piazza della Città Vecchia che di sera è il palcoscenico di Praga: la chiesa di Tyn illuminata sembra un castello delle fiabe. Tutto intorno, palazzi di stili architettonici diversi. Dalla piazza si diramano le vie e viuzze che portano al fiume (via Karpova), al quartiere ebraico, e verso il cuore della città vecchia. Patrizio: io a Praga ci sono stato ai primi di dicembre: la prima cosa che ho notato è che fa un freddo cane. Quando si va in un posto si ha sempre un’idea di quel che si vuole, o si spera di trovare. Per me Praga è la Primavera del ’68, Kafka, la Mitteleuropa, la birra, il gulasch e i film che ci hanno girato, soprattutto Amadeus, di Forman.

Stefania: la prima sera ceniamo al ristorante U Supa di via Celetna, che faceva parte di una lista che avevo preparato prima di partire curiosando tra i vari racconti di viaggio. Ma lo sconsiglio vivamente in quanto caro, fumoso e rumoroso. Suonano musica dal vivo: canzoni locali, ma anche – purtroppo – italiane. Impossibile fare conversazione, a meno di sedere nella saletta adiacente. Patrizio: anche io sono andato al U Supa, che vuol dire (credo) La Zuppa ed è uno dei ristoranti tradizionali, con tavoloni stile birreria e che – dicono – è ancora frequentato dai praghesi. Ma ci sono andato a pranzo, sul tardi. Non c’era ressa ne rumore. Ho mangiato delle stupende rape rosse e dei crauti ottimi, il prosciutto di Praga era buono, sia quello “normale” che quello ripassato al forno, ottima la birra (né bionda né rossa, direi castana). Naturalmente il piatto forte è stata la zuppa di rape e salsiccia piccante. Mi hanno offerto anche un digestivo d’erbe, immancabilmente locale e artigianale. Ho speso 500 corone, circa 20 euro. PS: ovviamente per 20 euro non ho mangiato tutte le cose sopra descritte, alcune le ho assaggiate dal piatto degli altri, anche perché ero a dieta…

Stefania: il giorno dopo il tempo è bellissimo e andiamo al castello a piedi percorrendo prima il Ponte Carlo e poi la scalinata nuova da piazza Malostranske. Patrizio: ho avuto la fortuna di avere un compagno di merende e passeggiate d’eccezione: Beppe Chierici, grande attore, cantante, maestro della Commedia dell’Arte, Arlecchino che negli ultimi anni si è affermato anche a Parigi. Lui Praga la conosce bene e mi ha insegnato un percorso-furbo: se si prende la metro e si arriva alla fermata di Malostranke c’è una scalinata abbastanza dolce che ti porta subito in quota, al Castello, dove in questo modo si entra dalla porta posteriore, quella della Torre Nera. Di qui si fa la famosa e obbligatoria passeggiata, attraverso il castello verso la Moldava e il centro ma… è tutta discesa!

Stefania: all’interno del complesso del Castello, visitiamo l’antico Palazzo Reale e la basilica di San Giorgio, un’antica chiesa romanica la cui facciata è stata ricostruita in stile barocco. Qui, in una teca, sono conservate le ossa di santa Ludmilla. Proseguendo nella visita, arriviamo al Vicolo d’oro. Al numero 23 c’è un piccolo museo che espone antiche armature e abiti d’epoca. Si sviluppa al primo piano del gruppo di case di fronte all’entrata del Vicolo, e alla fine di questo “corridoio” c’è la possibilità di provare il tiro a segno con la balestra. Il Vicolo d’oro deve il suo nome al fatto che ospitava, nel XVII secolo, i laboratori degli orafi , mentre la leggenda vuole che le origini derivino dalla presenza degli alchimisti, che per volere del re Rudolf II cercavano la formula magica per creare l’oro. Alla fine del Vicolo c’è la Torre di Dalibor, che prende il nome dal suo primo occupante. Nella Torre sono visibili anche gli strumenti di tortura usati all’epoca

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