Il Cammino di Assisi: trekking sulle orme di San Francesco

Prima parte: da Dovadola a Sansepolcro

  • di Ellegalla
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

SABATO 12 MAGGIO 2012

Come si fa a organizzare per bene la partenza di un viaggio che prevede di camminare per una settimana in mezzo al niente muniti solo di un mega zaino da portare sulle spalle? Alzandosi alle 05 e preparando tutto all’ultimo minuto, ovviamente!

Così, mentre fuori albeggia, noi corriamo come matti su e giù per la casa, buttando a casaccio roba dentro agli zaini, che diventano drammaticamente sempre più gonfi e pesanti. Li osserviamo con aria spaurita, ma non c’è il tempo per farsi tante domande: abbiamo deciso che se cammino dev’essere, cammino sarà fin dall’inizio e a prendere il treno a Montebelluna ci andremo a piedi! Alle 7 lasciamo allegri la nostra casetta e marciamo verso la stazione che dista poco più di cinque chilometri da dove abitiamo. E se comincia un cammino, cominciano anche le tappe-ristoro: un caffè all’osteria vicino alla chiesa non ce lo leva nessuno. La signora dietro al banco non ci conosce ma mentre armeggia con i nostri caffè ci chiede dove stiamo andando, carichi come dei muli. Quando le spieghiamo che abbiamo intenzione di percorrere il Cammino di Assisi, attraverso i luoghi di San Francesco, ci fa promettere che pregheremo per i suoi figli e ci lascia 4 euro per accendere due candele a nome suo. La sua richiesta ci fa onore e ci rende ancora più fieri dell’impresa che stiamo per compiere. Manterremo fede alla promessa fatta.

È stata una bella idea dare inizio al cammino partendo proprio dalla porta di casa e muoverci tra treni e stazioni con gli zaini sulle spalle, gli scarponi ai piedi, le borracce che sbattacchiano e tutto il resto ci fa sentire viaggiatori con la V maiuscola!

A Bologna l’attesa per il cambio ci permette di uscire un attimo dalla stazione e Giovanni ne approfitta per farsi tagliare barba e capelli presso il minuscolo negozio di un parrucchiere nord-africano. È tutto contento perché gli pare di essere tornato in Tunisia, quando di ritorno dal deserto, si era fatto tagliare la barba dagli indigeni per pochi spiccioli. Ma il tenero momento amarcord svanisce in fretta appena l’amico musulmano gli chiede 20 (e dico 20!!) euro per un taglio di 5 minuti fatto con la macchinetta! E oltretutto stiamo anche per perdere il treno adesso! Corriamo in stazione e saliamo per un pelo sul treno per Forlì. Arrivati a destinazione cambiamo mezzo di trasporto e, a bordo di un autobus, raggiungiamo la piccola Dovadola, paesello dell’Emilia adagiato nella valle del fiume Montone. Da qui avrà inizio il cammino vero e proprio.

Scende con noi un altro pellegrino che già in autobus avevamo individuato perché era l’unico passeggero, a parte noi, a essere munito di zaino e scarpe da trekking. Si chiama Mauro, viene da Salsomaggiore e di certo non gli manca la voglia di parlare e di fare amicizia con noi, che invece, come al solito, ci comportiamo un po’ da orsi. Tutti e tre insieme (noi zitti, il nuovo arrivato che chiacchiera) raggiungiamo l’Abbazia di S. Andrea, un luogo pieno di pace appena sopra il paese, dove ci attende Don Alfeo. L’anziano parroco, dal fare simpatico e dai modi gentili, ci conduce all’attiguo rifugio Benedetta-Porro dove si trova la camera per i pellegrini, dove dormiremo stanotte insomma. La struttura è spartana e dotata solo dello stretto necessario (vecchie brandine, un bagno in comune...) e quindi perfettamente in linea con l’essenzialità che speriamo di ritrovare durante questo cammino. Don Alfeo poi ci rilascia la credenziale del pellegrino, una sorta di passaporto dove verrà apposto un timbro alla conclusione di ogni tappa. Ci consegna inoltre la “guida del pellegrino” dove ogni tappa è descritta in maniera minuziosa e contiene tutte le indicazione per non perdere il sentiero: sembra la descrizione di una caccia al tesoro, fantastico! Concluse le ultime pratiche arriva l’ora di rilassarci un po’ e ci stendiamo sul prato che circonda l’abbazia, un posto davvero incantevole. Mentre ci riposiamo in vista delle fatiche che ci attenderanno da domani il pensiero corre di nuovo ai nostri zaini: come diamine faremo a portarceli dietro per una settimana?

Un’oretta dopo io e Giovanni ci siamo già stancati di stare distesi e scendiamo giù in paese. Girovaghiamo per le viuzze, entriamo nel minuscolo negozio di alimentari, mangiamo ciliegie e intanto andiamo in cerca dell’attacco del sentiero, così domani mattina potremo partire spediti. Dovadola non offre granché, ma è uno di quei deliziosi paesini in cui gli abitanti, alla sera, si ritrovano a chiacchierare in piazza o seduti fuori dai bar o sugli scalini di casa, un paese dove tutti conoscono tutti e ci si saluta chiamandosi per nome. Così anche noi ci uniamo agli abitanti ed entriamo in un bar a berci l’aperitivo

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Commenti
  1. ivatorr
    , 23/3/2013 15:08
    Grazie per questo racconto! Credo ne farò una delle mie mete di viaggio, per ora ho "viaggiato" con i tuoi occhi.

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