Per caso, in Puglia

Syusy e Patrizio a Trani, Ostuni e Castel del Monte

 

Siamo arrivati all’aeroporto di Bari e, con una macchina a noleggio, abbiamo puntato a nord, per coprire i 40 chilometri che separano queste due città pugliesi, che per quasi 250 anni si sono litigate il titolo di “capitale” della regione. E Trani, francamente, è stata una sorpresa. Come tutte le città italiane, innanzitutto bisogna avere il coraggio di sopportare e penetrare l’alone della periferia, segnata, come al solito, dalle ferite dell’edilizia anni 60-70-80. Ma quando si arriva al porto e si comincia a intravedere la Cattedrale e poi il Castello, Trani ti appare una assoluta meraviglia. Il porto è la foce di un fiume che non c’è più, e disegna un semicerchio attorno al quale si svolge la vita più densa della città: d’estate c’è lo struscio, ci sono i locali e i ristoranti, e anche se c’è qualche macchina di troppo (alcune con l’impianto stereo a tutto volume, che respira all’esterno l’ansimare delle note basse), il passeggio è un piacere. Il porto è piccolo, ma “vero”: ci sono barche da diporto e, soprattutto, da pesca. Che io-Patrizio sappia, l’etimologia del nome Trani deriva da “traina”, che è appunto una tecnica di pesca. Invece, io-Syusy credo di più alla leggenda secondo cui il nome Trani deriverebbe da Tirreno, figlio di Diomede, che avrebbe fondato la città ai tempi, appunto, dei Popoli del mare. Ma di Trani ci ha concordemente colpito soprattutto il colore, il bianco rosato del suo tufo, anzi non tufo, ma pietra di Trani ricavata dalle cave locali.

DON MASCIULLO, IL RETTORE

In particolare, la Cattedrale è un capolavoro: un pizzo prezioso e nel contempo maestoso, una colata di panna che, in realtà, è pietra candida che spicca contro il cielo azzurro solcato da nuvole dello stesso colore bianco. Ci siamo arrampicati lungo lo scalone, ma l’ingresso principale era chiuso. Stavamo titubanti davanti all’ingresso laterale quando è uscito Don Giovanni Masciullo, che non ha avuto un attimo di esitazione: “Vi interessa visitare la Cattedrale? Allora venite, avrete come guida il Rettore in persona, cioè il sottoscritto!”. E con grande energia l’anziano e simpaticissimo religioso ci ha trascinato dentro questo esempio meraviglioso di romanico pugliese, tanto leggero da sembrare quasi un gotico. Ci ha mostrato la cripta, e poi l’abside dove lavorano al restauro delle colonne gli scalpellini (per fortuna questa capacità artigianale non si è persa), e poi nella Chiesa vera e propria. Ci ha raccontato la storia di San Nicola Pellegrino (da non confondere con Nicola di Bari il cantante, a sua volta da non confondere con San Nicola di Bari, che in realtà era Babbo Natale e che per di più era turco): questo San Nicola è arrivato a Trani, forse reduce da una Crociata, nel 1099, e qui è morto. Anche lui dichiarato “Santo subito”, ha avuto l’onore di vedersi dedicata la Cattedrale o, meglio, la sua prima parte, quella più antica. A proposito di Crociate: Trani è stata un porto di primaria importanza a quel tempo. La porta dell’Oriente, il porto delle Crociate, uno snodo commerciale incredibile. Grazie anche alla numerosissima comunità ebraica: a Trani, a un certo punto, c’erano ben quattro sinagoghe. Trani era considerata quasi una Repubblica Marinara. Non a caso era piena di fiorentini e veneziani, che la tenevano in massima considerazione. E nel 1063 proprio qui Pietro da Trani ha scritto e raccolto il Codice della marineria, in pratica la base del diritto navale internazionale. Insomma, i tranesi non erano Velistipercaso…

CINQUANTA METRI POSSONO ESSERE LUNGHI...

Poi Don Giovanni ci ha intimato di arrampicarci in cima al campanile, da dove si gode una vista meravigliosa del mare e, soprattutto, della città. E qui ci siamo accorti di essere a due passi dal Castello… In realtà, il tragitto fra la Cattedrale e il Castello è di circa 50 metri, ma prima abbiamo fatto un giro lungo: abbiamo fatto un salto a visitare anche la Chiesa dei Templari, poi abbiamo mangiato un boccone alla Locanda Pesevenghi sul porto, quindi ci siamo presentati al Castello. Bellissimo, restauratissimo, ora sede di eventi culturali (incontri, mostre), tra cui i famosi Dialoghi, cioè una serie di manifestazioni dedicate alla letteratura, alla musica, alle buone letture. Siamo stati fortunati: quando siamo arrivati Nichi Vendola stava parlando, in modo appassionato, di Mediterraneo. E il Castello era in gran spolvero: pieno di bella gente. Come doveva esser stato il giorno del matrimonio di Manfredi, il figlio prediletto di Federico II, che ha fatto costruire il castello attorno al 1233. A proposito di Federico II: se la Puglia è – oggi – quella che è (cioè una regione viva, al centro del Mediterraneo e al centro del rapporto con l’Oriente), lo deve anche a Federico II, un personaggio molto interessante. È deciso, domani sfatiamo un altro tabù, realizziamo un altro desiderio: vedere finalmente Castel del Monte

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