Polinesia mania

Quello nelle Isole del Sud è il viaggio per eccellenza,merito della letteratura e del cinema. Tahiti, Moorea e Rangiroa sono l’approdo ideale, ma altri arcipelaghi aspettano

 

Io la butto lì: la stagione migliore parte da maggio e arriva a ottobre, il volo è lungo e costoso, ma magari con la “deregulation” imperante dei prezzi, con questa continua asta impazzita dei costi e delle offerte speciali, trovate un’occasione e riuscite ad andarci, e coronate il sogno… Parlo della Polinesia! Tutte le volte che mi chiedono «Qual è il viaggio più bello che hai fatto?» io mi sforzo di inventarmi qualche cosa di diverso; tutte le volte che mi chiedono «Dove vorresti tornare, tra tutte le mete visitate?» io ci penso a lungo, ma poi immancabilmente mi vien da rispondere «Polinesia». Ma perché questa mania della Polinesia? Perché nell’immaginario collettivo (non solo mio) rappresenta il viaggio per eccellenza? A mio avviso è colpa (o merito) di Melville (quello di Moby Dick e di Taipi), di Stevenson (quello dell’Isola del Tesoro), di Gauguin (il pittore), di Marlon Brando (l’attore, quello degli Ammutinati del Bounty, vicenda storica narrata da Jules Verne e celebrata nel film del 1962), ma è anche colpa di Cook e dei suoi viaggi e dei suoi Diari, è colpa di Folco Quilici (che negli anni ’50 ha girato Sesto Continente, Ultimo Paradiso ecc ecc). Insomma: la Polinesia (in particolare la Polinesia Francese) si è insediata nella nostra fantasia come la meta esotica per definizione. Peccato che ultimamente sia diventata – a torto – la meta dei viaggi di nozze e la meta “cara” per eccellenza. Invece non è vero: a parte il viaggio (e i voli interni), in Polinesia ci si può organizzare un giro tra pensioni familiari e ristorantini locali a base di pesce e cocco. A prezzi accessibili.

IL VIAGGIO

Io ci sono stato alcune volte. La prima normalmente, in aereo. Normalmente si fa per dire: sono 24 ore di viaggio. La rotta più classica è via Parigi, con Air France e con scalo a Los Angeles. È un viaggio caro, e lo scalo negli Usa, con le ultime disposizioni di sicurezza, è un problema: tocca fare code per una inutile domanda di “immigrazione” (in realtà si è solo in transito), si rischia di perdere di vista i bagagli che vanno “riconosciuti” ma che magari vengono mollati in mezzo all’aeroporto perché tu nel frattempo sei bloccato in fila. O almeno era così l’ultima volta che mi è capitato di andarci, ora magari la situazione è migliorata. Se trovate un altro modo e un’altra via, fatemelo sapere… Una volta arrivati a Tahiti, si devono scontare 11 ore di fuso, per cui la soluzione più saggia è prenotare un albergo vicino all’aeroporto di Papete, salutare l’orchestrina e le gentili hostess che vi accolgono all’aeroporto con la coroncina di tiarè (nel senso del fiore) e poi – senza fare caso al traffico che in sé potrebbe rappresentare una delusione metropolitana rispetto alle aspettative – infilarsi a letto per altre 24 ore e presentarsi alla Polinesia belli freschi il giorno dopo: infatti in genere si arriva al mattino presto, e fino al giorno dopo non c’è scampo: la testa ti ronza come un alveare, e sembra di averla ficcata in una boccia per i pesci rossi. Quindi inutile fare gli eroi e cercare di rimanere svegli, a meno che non arriviate la domenica, quando c’è mercato: in quel caso vale la pena fare uno sforzo e andarlo a visitare prima di crollare. Se poi avete fretta, perché vi siete concessi una vacanza breve e non volete perdere tempo, peggio per voi: il viaggio in Polinesia merita almeno 21 giorni, 15 è il minimissimo.

L’AVVENTURA

Io devo ammettere che ho coronato il sogno nel sogno. Infatti la prima volta sono andato appunto in Polinesia in aereo, ma una volta arrivato ho sognato di tornarci in barca. A Nuku Hiva, la capitale delle Isole Marchesi, mi sono fatto addirittura tatuare un “voto” sul braccio: una serie di simboli che rappresentavano la frase «Io-personalmente voglio fare un lungo viaggio per mare, per caso». Mi avevano assicurato che il tatuatore era igienicamente omologabile, lavorava addirittura all’ospedale: solo dopo ho scoperto che in ospedale curava la manutenzione del gruppo elettrogeno: era meccanico… Fatto sta che ci sono riuscito: la seconda volta mi sono imbarcato alle Isole Galapagos e ho navigato 15 giorni in Pacifico, fino a coprire le 3.050 miglia che separano le Isole di Darwin da quelle di Gauguin e Breil. L’arrivo nell’isoletta di Fatu Hiva, la più meridionale e orientale delle Marchesi, è stato trionfale, con tanto di delfini che ci hanno scortato fino all’ancoraggio nella Baia delle Verghe. Il nome allude ai simboli fallici rappresentati dalle rocce e dai Tiki (rappresentazioni naturali degli Dei), peccato che poi i Missionari l’abbiamo curiosamente (e forse anche un po’ maliziosamente) ribattezzata Baia delle Vergini. Perché dico questo? Per farvi morire di invidia? No! Solo per essere fedele al motto «se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti!». Bando alla frustrazione, voglio scatenare piuttosto emulazione: ci sono molti modi anche più semplici del nostro (che abbiamo dovuto organizzare un viaggio con una barca nostra, finalizzato a un Giro del Mondo che è stato un gran casino) per trovare un passaggio su una barca. Basta volerlo. Per la cronaca: se prima m’ero fatto tatuare la promessa, cioè il voto di arrivare alle Marchesi via mare, una volta tornato a Taiohaè avrei voluto farmi tatuare sull’altro braccio un ex-voto: una cosa mirabolante, come «Io sono colui che ha navigato fin qui». Purtroppo il tatuatore era… scappato: aveva fatto l’amore con la donna di un suo amico, che lo cercava per massacrarlo

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Commenti
  1. curiosona
    , 14/11/2011 19:15
    Affascinante il viaggio di Patrizio & Syusy!
    Mi attira molto il commento di sarac80 con volo sul Cile e sosta a Rapa Nui evitando gli USA.
    Vorrei quindi chiedere maggiori dettagli a sarac80 per il suo viaggio in Polinesia perché non ho trovato il suo diario nel sito. Vorremmo andare a maggio da quelle parti per l'anniversario di matrimonio ma dobbiamo assolutamente contenere le spese e so che i costi sono molto alti. Abbiamo un mesetto a disposizione per questa vacanza.
    E' possibile organizzare l'itinerario sul posto avendo il volo dall'Italia e i primi due gg. prenotati oppure è
    meglio prentare tutto dall'Italia? Vorremmo anche noi alloggiare nelle family pension perché più caratteristiche. Ma come facciamo a scegliere? E il trasporto da un'isola all'altra?
    Grazie in anticipo delle notizie. Ciao
  2. Marilda
    , 21/10/2011 18:16
    ... consiglio di fare un salto a MAUPITI, le spiaggia più bella in assoluto l'abbiamo vista là, l'isola è piccolissima ma favolosa.

    Una considerazione: quando mi chiedono se la Polinesia è davvero un paradiso come si dice io rispondo di no! è semplicemente un altro pianeta... Non ci sono parole nel nostro vocabolario per definire tutte le sfumature di blu o verde che è possibile vedere in Polinesia... e poi, la prospettiva da cui si vede il cielo stellato è tutt'altra cosa! la via lattea si sfiora con le dita.

    È una meraviglia e auguro a tutti di poterci andare almeno una volta!

    :)
  3. sarac80
    , 17/10/2011 15:09
    Un'alternativa per il volo è quella scelta da me l'anno scorso: volo su Santiago del Cile con scalo a Madrid, poi tappa all'Isola di Pasqua (imperdibile) e poi volo per Papeete.
    Si evitano quei controlli di cui parla Patrizio, si evita di dovere rifare il passaporto come lo vogliono negli USA, e insieme alla Polinesia Francese si visita anche Rapa Nui, che quando ti ricapita!
    Certo, il tutto necessita di almeno 25 giorni.
    Anche il costo è un punto debole, ma soggiornando solo nelle pensioncine, come suggerisce Patrizio, abbiamo speso meno della metà di quello che sarebbe costato soggiornando nei resort.
    Buoni viaggi!

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