Il mio choco-weekend a Perugia

Visita della città, con tappe al museo e alla scuola del cioccolato

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  • di Silvia
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Ce l'abbiamo tutti un equivalente alla Madelaine di proustiana memoria, in grado di farci viaggiare con un morso nel tempo e nello spazio. Per me è la caramella Rossana. Ancora prima di assaporarne il gusto, è sufficiente il rumore che fa quando la scarti, con quella carta rossa acetata così spessa, impossibile da appallottolare e sempre un po' freddina. Una caramella e mi ritrovo ai piedi del gigantesco comò di nonna Anita, a guardare con il naso all'insù il lontanissimo primo cassetto. Ripensandoci oggi questo comò non era poi così alto, ero io che sfioravo a malapena il metro e aspettavo in punta di piedi che nonna si decidesse a tirare fuori una Rossana. Va da sé il mio entusiasmo per la possibilità di visitare la Casa del Cioccolato Perugina e relativa fabbrica, tempio della Rossana e del suo arcinoto ingombrante “cugino”, il mitico Bacio.

La mia dolce gita verso Perugia inizia al venerdì, con un pit stop nell'entroterra marchigiano per recuperare la perfetta compagna di avventure: Serena, amica carissima che un paio di anni fa ha deciso di lasciarsi alle spalle la vita metropolitana bolognese con tutto il suo contorno di stress, inquinamento e frenesia, per ritirarsi nella rigogliosa e un po' selvaggia campagna al confine tra Marche e Umbria, dove ha aperto un eco bed & breakfast rurale. Un posto incantevole che si chiama Volti di Pietra, sta a Sassoferrato in provincia di Ancona ed è un ottimo punto di partenza per tanti percorsi slow-turistici, da Fabriano alle Grotte di Frasassi. In realtà una volta arrivati proverete principalmente il desiderio di starvene lì, al bed & breakfast, tra la confortevole sala di lettura e le panchine all'ombra degli alberi nel cortile fiorito, con tutte le squisitezze che prepara Serena dalla mattina alla sera, dai pancake freschi a colazione agli aperitivi sardo-marchigiani. Nella notte che ci ho trascorso ho fatto una delle migliori dormite degli ultimi mesi.

Sabato mattina siamo pronte a metterci in marcia verso Perugia, per la precisione verso San Sisto. Dovete sapere che la Casa del Cioccolato Perugina, sulla carta, si trova in Via San Sisto numero 207, ma non tutti i navigatori hanno recepito questa informazione e seguendo pedissequamente le indicazioni della vocina metallica potreste trovarvi, a puro titolo di esempio, nel parcheggio del Policlinico di Perugia... ecco, se dovesse capitarvi fate come noi e approfittate dell'ottimo bar dell'ospedale per uno spuntino a tramezzini, ultima occasione per ingerire qualcosa di salato della vostra giornata. Dopo di che liberatevi del navigatore e chiedete indicazioni a una persona-fisica: dove si trova la Perugina qui lo sanno tutti e quando ci arriverete davanti capirete anche il perché. È enorme, difficilmente può passare inosservata.

La visita alla Casa del Cioccolato è un'esperienza curiosa dove si scoprono moltissime cose, a partire dal processo di lavorazione del cioccolato, che lì per lì avevo capito benissimo, ma mi rendo conto di non essere più in grado di spiegare (tanto mi piace pensare che sia una specie di incantesimo e chi può darmi torto). La storia di questa azienda nata ai primi del '900 è un vero e proprio pezzo di storia italiana, che descrive meglio di tante altre fonti la cronaca e il costume nazionali. Modernissima fin dagli albori, pioniera del marketing e della responsabilità sociale d'impresa, per certi versi anche trasgressiva. Uno strano museo, fatto di manifesti pubblicitari anni '30 e filmati di Carosello anni '60, preziosi incarti d'epoca e i primi cartigli dei Baci con frasi irriverenti e ben poco romantiche -d'altronde il primo nome del Bacio era Cazzotto, c'era da aspettarselo-. La nostra guida ci racconta tutto con simpatia, leggerezza e efficacia, fino alla storia del BaciOne, il cioccolatino più grande del mondo, 6 tonnellate di Bacio Perugina da guinness dei primati, alto 2 metri e avvolto da 35 metri di carta argentata. La star dell'edizione 2003 di Eurochocolate... me lo ricordo: io c'ero! La visita si conclude con una degustazione che lascia soddisfatti e con il giro in fabbrica. Un consiglio: se potete organizzate la vostra visita in un giorno feriale, vedrete la macchina produttiva al lavoro. Una macchina produttiva che spara 3.000 caramelle al minuto, altro che primo cassetto del comò.

Fatto il giro al museo, non perdete l'occasione di partecipare a uno dei corsi della Scuola del Cioccolato! Pur avendo una manualità cuciniera ridicola, dopo aver trascorso un pomeriggio con i maestri cioccolatieri persino io ho portato a termine una trionfale creazione di alta pasticceria, riducendo la mia postazione ai fornelli un campo di battaglia al gianduia. Le lezioni sono divertenti e accessibili a tutti, l'incoraggiamento continuo all'assaggio libero, poi, contribuisce a diffondere una generalizzata atmosfera di allegra euforia: endorfine alle stelle! Oltre ai vostri cioccolatini confezionati in pompa magna e un bel diploma da incorniciare, porterete a casa un bel po' di nozioni da rimettere in pratica. Personalmente ho soprattutto scoperto quanto può essere liberatorio mescolare un calderone di cioccolato fumante inebriandosi del suo profumo e poi versarlo a fiotti su un tavolo, senza paura di sporcare o di sporcarsi..

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