Patagonia, Terra del Fuoco e Falkland: la selvaggia bellezza del sud del mondo

On the road attraverso la Patagonia Cilena fino alla Terra del Fuoco, poi alla scoperta delle Falkland con le jeep e gli aerei della FIGAS

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  • di balzax
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 10
    Spesa: Oltre 3000 euro

La “Ruta del fin del mundo” è il tratto finale della Carretera Austral. La strada raggiunge Puerto Natales (km 250), poi Cerro Castillo (km 310) e finalmente il Parque Torres del Paine (km 360). Il percorso si snoda tra praterie sconfinate, tocca laghi e fiordi che si insinuano tra una miriade di isolotti, costeggia la Cordillera Chilena con le vette perennemente innevate e per un tratto corre lungo il confine con l’Argentina. I paesaggi sono notevoli. Ci si ferma spesso a scattare foto alle placide mandrie che pascolano nelle vallate o ai gauchos intenti a governare greggi. Scegliamo il percorso ovest che porta direttamente al lago Grey, dove abbiamo intenzione di fare la navigazione verso i ghiacciai. La strada è in parte asfaltata, in parte in “ripio”, cioè roccia nera pressata, in parte in ghiaia. In generale, il fondo è buono e non crea problemi di guida. Sul ripio si va come sull’asfalto, sulla ghiaia si può andare a 60-70 km/h senza problemi, salvo ovviamente i tratti di montagna. Lungo il percorso si incontrano pochissime macchine, al punto che quando si incrocia un veicolo è consuetudine un lampeggio di saluto con i fari o fare ciao ciao con la mano.

Puerto Natales

Puerto Natales (20.000 abitanti) è il primo centro abitato degno di tal nome che si incontra lungo la Carretera Austral in direzione Nord, a 250 km da Punta Arenas. La cittadina è carina, con le sue case di legno dipinte a colori pastello. Molto bello il lungomare che inizialmente penserete essere un lungolago, salvo ricredersi dopo essere stati informati che la città si affaccia su una lunga e stretta insenatura oceanica. Si tratta del Seno Ultima Esperanza, un fiordo che si insinua fin qui dalle coste del Pacifico, al termine di 120 km scavati tra spaccature e stretti golfi. Il porto di Puerto Natales è il capolinea meridionale dei traghetti che percorrono i fiordi della costa cilena dell’Oceano Pacifico.

Abbiamo scelto questa cittadina come base per i trasferimenti giornalieri verso il Parco Torres del Paine. Evitate di alloggiare direttamente all’interno del parco, perché i prezzi sono proibitivi. Il nostro alloggio sono gli appartamenti Dorotea Loft, in posizione centrale in calle Eberhard. A poco più di 100 metri, in calle Phillippi, ci sono i meravigliosi murales di Angelino Sotocea, dipinti nel 1996 e restaurati due anni fa, che raffigurano scene delle vita e episodi storici degli indios Aonikenk e Kawesqar, sterminati dall’alcool, dal vaiolo e dalle malattie veneree portate dai “conquistadores”. Questi eccezionali murales sono assolutamente da non perdere.

Una passeggiata sul lungofiordo è imperdibile, specialmente al tramonto se avete la fortuna di beccare una giornata di sole. Tra gruppi di cigni bianchi dal collo nero che nuotano nelle acque calme del fiordo e le centinaia di sterne e cormorani appollaiati sul molo, con le vette innevate della Cordillera Patagonica sullo sfondo, vi colpirà subito lo spettacolare “Monumento al viento”, che raffigura un ragazzo e una ragazza in volo trascinati al cielo dalla forza del vento.

Il lungomare, il monumento, gli stormi di uccelli, le montagne sullo sfondo, rendono questo luogo affascinante. Sedetevi su una panchina e lasciate correre lo sguardo fino alle vette innevate della cordigliera: magari, come me, vi troverete senza accorgervene a pensare a chissà che cosa. Forse al rapporto tra l’uomo e l’ambiente, forse alla vita nel sud del mondo, forse alla purezza della natura incontaminata. Dopo però, devo essere sincero, più prosaicamente abbiamo pensato a una bella cioccolata calda in uno dei tanti pubs di questa piacevole cittadina

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