L'Argentina finisce qui!

Le avventure di Pat e Syusy in Patagonia, ultima quasi-frontiera rimasta...

 

Dove eravamo rimasti? Nell'articolo precedente avevamo raccontato il nostro viaggio a Buenos Aires, in comitiva: Giorgio Comaschi e sua moglie Carla, Francesco Guccini e la sua compagna Raffaella, Flaco il chitarrista argentino di Guccini e noi due. Ma dopo Buenos Aires c’è il resto dell’Argentina, il luogo dell’avventura, forse l’ultima quasi-frontiera rimasta sulla terra: la Patagonia. Dire che è sconfinata è un luogo comune, in realtà oggi la Patagonia resta enorme, naturalmente, ma è piuttosto confinata, nel senso che è piena di confini e di recinti in filo spinato, che delimitano il nulla, ma che alla fine costano più della terra stessa. Se anticamente era piena di erba alta, che arrivava alla pancia dei cavalli, adesso è una landa desolata e arida, dove per alimentare una pecora servono due ettari di terreno. Io-Patrizio in realtà, dopo quel famoso viaggio con Guccini, in Patagonia son tornato di recente, in occasione del nostro viaggio sulle tracce di Darwin, assieme al gruppo dell’Università di Roma, di Padova e a quello dell’Università di Pavia e del Museo di storia naturale di Milano. E ho potuto constatare, interrogando hacienderos e gauchos, che se da una parte la Patagonia si sta sviluppando turisticamente, dall’altra da un punto di vista climatico, e quindi agricolo, è sempre più depressa: piove e nevica meno di una volta, e la terra rende ancora meno. Ma tutto questo non ha minimamente intaccato il suo fascino…

IL MITO

La Patagonia, assieme alla Terra del Fuoco che ne è la sua propaggine ancora più a sud, è da sempre nel nostro immaginario, appunto, “il mondo alla fine del mondo”, il luogo dove una natura terribile consentiva la sopravvivenza soltanto a pochi uomini, disperati o terrificanti a loro volta: Darwin, che c’è stato nei primi dell’800, ha descritto gli Indios locali come assoluti selvaggi (e si sbagliava). Le sue acque sono difficilissime da navigare, e Capo Horn è per i marinai come l’Everest per gli scalatori. E’ immensa e spopolata, ma proprio per questo ogni incontro con un altro essere umano è significativo. Io-Syusy, a questo proposito ho intervistato lo scrittore (cileno) Louis Sepulveda, che mi ha detto che su questo sfondo naturale a forti tinte ogni persona diventa un personaggio, e risalta di più. Per capire meglio il fascino della Patagonia e della Terra del Fuoco ci sono poi anche i libri di Francisco Coloane, nato a Chiloè, che nella vita da giovane aveva fatto appunto il gaucho e il marinaio: i suoi libri li traduce il nostro amico Pino Cacucci. Anche Jovanotti ha ceduto al mito della Patagonia, e se l’è fatta in bicicletta, scrivendoci anche un buon libro di viaggio. La Patagonia porta con sé il mito del deserto, della frontiera, della natura selvaggia, della miniera di fossili di un tempo immemorabile, e il cocktail che ne vien fuori ha un sapore unico.

IN VIAGGIO CON CHATWIN

All’aeroporto “interno” di Buenos Aires, quello da cui partono i voli nazionali, in attesa dell’aereo che deve portarci in Patagonia, in sala d’aspetto sono tutti fatti con lo stampino: attrezzatura da trekking e libro “in Patagonia” di Chatwin in mano. Non si scappa: l’eroe è lui, il grande viaggiatore anglosassone che percorreva a piedi centinaia di chilometri e ha raccontato in modo distaccato (a volte fin troppo distaccato) ma preciso i suoi viaggi in tutto il mondo, e ha celebrato la Patagonia come meta avventurosa per eccellenza. Lui andava in cerca del Milodonte, un bestione estinto 10-12.000 anni fa, in Terra del Fuoco. Noi invece ci siamo fermati prima, e abbiamo fatto la prima tappa patagonica nella Penisola di Valdez, che è uno dei punti della terra forse più ricchi di animali e di natura. A Puerto Madryn ci sono le barche che ti portano attorno al promontorio, a vedere foche, uccelli, leoni marini e – quando è stagione – anche le balene. Ma non si vede nessun porto. I barconi a fondo piatto sono tutti arenati, ben lontani dal bagnasciuga, in alto sulla spiaggia sconfinata, su dei carrelli. Poi arriva un trattore e traina il carrello fino a dove l’acqua è bassa, dove la barca galleggia. Come mai? Ci spiegano che qui il mare a volte è talmente grosso da aver distrutto tutta una serie di moli, quindi conviene questo metodo. Il giro in barca comunque è molto bello e interessante. Anche se le coste sono spoglie, le colonie di animali sono incredibili. Io-Patrizio ho approfittato di una speciale escursione e mi sono immerso con i leoni marini. Lo sconsiglio: l’acqua è fredda anche quando laggiù è estate, e sembra di fare il bagno nel piscio di foca… però è una esperienza. Quando tornate a terra con la barca non spaventatevi se vedete il capitano che punta la spiaggia a tutta velocità: è normale, si infila al volo sul carrello e poi il trattore recupera tutto

  • 5713 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social