Parigi gastronomica

Metti che a Parigi... ti venga fame

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  • di lamorachevola
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Parigi è per me una destinazione sempre gradevole. Posso vederla anche più volte in uno stesso anno e scoprire sempre qualcosa di nuovo e interessante. Questa è stata la volta della scoperta gastronomica: oltre alla coda di un’ora al gelo per salire sulla Tour Eiffel, oltre al pellegrinaggio presso tutti gli Apple Store della città (Opéra e nella galleria commerciale sotterranea del Louvre), oltre alle luminarie e alla neve che facevano tanto Natale in arrivo, questo viaggio a Parigi è stato un viaggio alla ricerca di posti diversi dove mangiare qualcosa di singolare e/o di tipicamente francese.

IL TOUR: 3-8 dicembre 2010. Partenza il 3 dicembre con Treno Artesia (TGV) Milano Centrale-Paris Bercy, notturno, ore 23 e poco più, con arrivo attorno alle 8 del mattino… trasbordo via metropolitana fino all’Hotel Icone, in rue d’Amboise 4, e poi colazione nello Starbucks che si trova a pochi passi da lì (Boulevard des Italiens). Muffin ai mirtilli e megacappuccino, un must… poco francese, ma non c’erano “croissants” all’orizzonte… o quantomeno la voglia di Starbucks era davvero tanta. Mi sono lasciata attrarre dall’aspetto dell’albergo, così come è presentato sul sito, confortata dal fatto che fosse stato ristrutturato nel 2009. Molte recensioni su web erano positive e la posizione era eccezionale, per cui, pur sapendo che spesso i 3 stelle di Parigi sono bettole di poco prestigio, ho ceduto. E ho fatto bene. Per quanto Rue d’Amboise, via secondaria, sembri la via di un sobborgo poco raccomandabile e l’esterno dell’hotel presenti muri scrostati e apparentemente fatiscenti, in realtà l’interno era pulito e decoroso, con un garage a disposizione e receptionist molto gentili. Certo… parlare francese, aiuta! Nel corso del soggiorno ci siamo mossi per lo più in metropolitana (per questo la Carte Paris Visite, pur cara, è stata un valido supporto) o a piedi, nonostante la neve e il freddo polare. E subito il primo giorno, viste le intemperie, ci siamo fiondati alle Galeries La Fayette e a seguire, diretti verso il Louvre, abbiamo pranzato al Café Ruc. Ora… nessun turista medio pranzerebbe al Café Ruc. Sbirciando dalle vetrate già appare evidente che per entrare si debba avere almeno una pelliccia e certamente un portafoglio gonfio. Se poi si avesse ancora qualche dubbio, il menu esposto fuori dalla porta dovrebbe far desistere i più. Invece la fame ha avuto il sopravvento e siamo entrati, nonostante i jeans, i cappelli di lana, gli ombrelli e la mise del turista-fai-da-te. Abbiamo constatato che in effetti è un locale vagamente retrò, con una clientela di età avanzata, molto chic, ma anche molto kitch… non troppo turistico, nonostante la posizione. Ho ordinato un risotto ai gamberi che si è rivelato essere eccellente. L’omelette alle erbe era perfetta e hanno servito anche un prosciutto spagnolo tenero e dolce. Certo, il prezzo è stato da urlo, ma almeno si è mangiato bene. Un antico detto francese vuole che “sur la rive gauche on pense et sur la rive droite on dépense”, ovvero sulla riva sinistra della Senna si pensa (in quanto sede della Sorbona, l’università più prestigiosa della città) e sulla riva destra si spende (in quanto zona più lussuosa…e ne abbiamo avuto la prova). Valeva quindi la pena cercare per cena qualcosa di un filino meno caro, sulla “rive gauche”, nel quartiere St. Germain

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