Parchi del Sud-Ovest USA: 4 settimane da sogno

4 settimane piene nei più spettacolari parchi del Sud-Ovest degli USA, più la ciliegina sulla torta: il mitico Yellowstone

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  • di Stefan Borg
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Alla tenera età di 58 e 56 anni, rosa maria ed io ci sposiamo; nostro figlio, diciottenne, è il testimone di nozze. così, tra le ferie e le 2 settimane di congedo matrimoniale, salta fuori un bel viaggione (quasi 1 mese intero) in una meta da tempo desiderata: i parchi del sud-ovest usa. Niente città - a parte San Francisco - solo parchi e natura con scenari incredibili.

CONSIGLI PRATICI

Documenti: controllate il passaporto (se non l’avete, prenotatelo per tempo). Fate un’assicurazione sanitaria per qualunque evenienza.

Prenotazioni: c’è chi prenota gli hotel per ogni singola tappa con mesi di anticipo: migliori prezzi, ma è sempre un rischio, considerando che le distanze tra un parco e l’altro sono notevoli. Io ho fissato solo alcune notti nei posti più battuti, per il resto ho cercato durante il viaggio. Consiglio di noleggiare l’auto con anticipo (basta la tipologia più piccola vistele dimensioni medie dei mezzi negli USA)

Lingue: cartelli, depliant turistici, guide: non viene nemmeno presa in considerazione l’idea che si possa non conoscere l’inglese. In alcune zone, California soprattutto, si può parlare lo spagnolo, ma non è poi così frequente.

Durata: se avete 4 settimane potete inserire yellowstone (come leggerete), che è molto lontano dagli altri parchi; con meno tempo - piuttosto che una toccata e fuga da 1 giorno-1 giorno e mezzo - meglio rinunciare e concentrarsi sul sud-ovest.

Domenica 14/6

Sveglia alle 4 e via a Caselle; fino ad Amsterdam tutto bene, poi si parte con un certo ritardo, che viene recuperato in volo. Il tempo a disposizione a New York, però, resta contato, e le cose si complicano in quanto - essendo il primo punto di entrata negli USA - ci fanno recuperare i bagagli (per fortuna arrivano in fretta), uscire e rientrare dopo averli spediti nuovamente.

C’è una corsia preferenziale per le connessioni al primo controllo passaporti, poi basta; le code sono interminabili e al metal detector ci fanno togliere tutto, scarpe, cinture e fogli nelle tasche compresi.

Con tutto ciò, si arriva in tempo all’imbarco per Los Angeles, ma era meglio perdere questo volo e prendere il successivo… infatti ci siamo appena rilassati, rallegrandoci della nostra buona sorte, quando uno strano annuncio ci mette la pulce nell’orecchio: si parla di Salt Lake City, città lontana dalla rotta prevista. Si atterra nella capitale Utah - dicono per mancanza di carburante - il che ci fa perdere altre 2 ore, che si aggiungono alle oltre 20 del viaggio nel suo insieme.

Finalmente, verso le 21, siamo a Los Angeles; recuperate le valigie si fa un’altra coda in attesa dello shuttle della Alamo, poi - per fortuna - non c’è quasi nessuno in agenzia. In compenso, l’impiegato fa il furbo e cerca di venderci, a caro prezzo, un “upgrade” dicendo che 3 bagagli non ci stanno nella Nissan Versa prenotata 3 mesi fa; insistiamo per vederla e allora si rassegna: “Se vi va bene” - dice - “non tornate più qui e andate via direttamente”. Infatti ci sta tutto senza problemi.

Abbiamo dubbi sul significato della lettera “L” nel cambio, chiedendo in giro scopro che vuol dire “Low Gear”, una specie di ridotta.

In pochi minuti siamo all’hotel, che ho prenotato vicinissimo all’aeroporto; possiamo finalmente rilassarci? No, perché - quando già si pregusta il piacere di un letto, dopo 2 notti quasi insonni - ecco la doccia fredda: la stanza ha un solo “queen bed” e un divano semplice. La prenotazione di Booking.com indicava “max 3 persone” e il gestore dice che dovevamo specificare che eravamo 3 adulti: roba da matti! Non ci sono altre camere libere; va a finire che Federico si arrangia sulla moquette, che - per fortuna - è bella spessa

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