The Grand Circle. Far West al cubo!

Itinerario a cavallo di cinque stati che congiunge i parchi nazionali più mirabolanti del sud ovest americano

 

Grand Circle è il cuore del Sud-ovest americano, un’idea, un sogno, un nastro d’asfalto che collega i parchi più belli del continente. Un concentrato di natura selvaggia e spettacolare, stemperato dagli spazi immensi dei deserti, punteggiato da tutte quelle stranezze che rendono unico l’American Dream. È il viaggio perfetto, il grande cerchio del West che riassume tutte le ragioni che spingono ogni anni su queste strade milioni di turisti da tutto il mondo. Eppure, spesso, si viaggia da soli. È un territorio infinito, dove le strade corrono dritte e si perdono nell’orizzonte che separa un mondo assai poco abitato da un cielo perfetto. Grand Canyon, Valle della Morte, Monument Valley, Route 66, Las Vegas: solo alcuni dei nomi evocativi tagliati da questo percorso che noi scegliamo di intraprendere lasciandoci alle spalle San Francisco con le sue guglie e i suoi ponti sulla laguna. Il primo appuntamento con la natura è Yosemite National Park, delirio di granito, reso famoso dalle immagini del mago del bianco e nero Amsel Adams. Pareti di roccia verticali, cascate spettacolari, sentieri da sogno. Conviene fermarsi qualche giorno, anche se il parco è spesso sovraffollato durante i mesi estivi ed è meglio prenotare un bungalow telefonando con largo anticipo. Fantastica la (lunga) salita alla cima dell’Half Dome e il tramonto a Sentinel Dome.

All’InfeRno CI SI ARRIvA PeR gRAdI

Si scavalca la Sierra Nevada per scendere verso i deserti ed ecco la Death Valley. Il posto più caldo del mondo! Almeno così giurano i ranger che vivono e lavorano nella Valle della Morte. Con una temperatura massima registrata di 57°C è probabile che abbiano ragione. E' un mondo di magnifica solitudine questo deserto al confine fra California e Nevada che si trova per buona parte al di sotto del livello del mare. All’inferno ci si arriva per gradi, senza quasi rendersene conto: la quiete diritta e asfaltata di una tipica highway americana, il traffico che lascia posto al silenzio, l’aria condizionata che maschera il calore. Bisogna fermarsi e scendere dall’auto per sentire il fuoco nei polmoni: brucia l’aria, bruciano la strada e le rocce. Creato nel 1933 il Death Valley National Monument ha ottenuto lo status di parco nazionale solamente nel 1994. Quello della Valle della Morte è uno degli habitat più aridi del mondo: le precipitazioni annue sfiorano a malapena i 4 centimetri. Nel punto più basso la Death Valley si trova 86 metri sotto il livello del mare, eppure la cima del Telescope Peak, che si trova a breve distanza, è a 3 mila e 300 metri di altitudine. In mezzo a questi due estremi sono rappresentati quasi tutti gli ambienti desertici del pianeta: dalle dune di sabbia alle distese di sale, dalle pietraie roventi ai canyon angusti e contorti. Inaspettatamente, entro i confini del parco si contano ben 900 specie diverse di piante e una fauna sorprendente: insetti, roditori, serpenti, piccoli predatori e perfino grandi ungulati. Una miriade di abitanti che perpetuano il loro ciclo vitale prevalentemente di notte, per sfuggire alla implacabile calura del giorno. La loro presenza si avverte, s’indovina. Le loro storie si leggono il mattino presto sulle dune di sabbia. Sono storie di vita e di morte raccontate da semplici orme che il vento si porta via in pochi attimi. È una terra dominata dalla natura, i segni dell’uomo sono pochi, fugaci. Il sottosuolo nella Valle della Morte è ricchissimo di minerali. Una ricchezza che, nel corso dei secoli scorsi, ha attratto avventurieri e disperati, società minerarie e banditi. Oggi rimangono le tracce di qualche miniera, di poche città fantasma che il deserto smonta pezzo per pezzo con una pazienza infinita. In questa fornace ci si muove il mattino presto e al tramonto: il resto della giornata bisogna dedicarlo a se stessi, al relax, alla cura del proprio corpo e della propria mente. Ecco perché ci si ferma al Furnace Creek Inn. Situato proprio al centro della Valle della Morte è in posizione strategica per raggiungere facilmente tutti i luoghi di maggior interesse. Inaugurato nel lontano 1927, la sua caratteristica principale è quella di essere al centro di una vera e propria oasi. Uno splendido palmeto che regala frescura e quel tocco in più d’atmosfera. Da non perdere l’alba a Zabriskye Point, una sosta a Badwater per una passeggiata sulla crosta di sale che ricopre il terreno, le dune di sabbia di Mesquite Flat, vicino a Stovepipe Wells, anche se le più spettacolari sono le Eureka Dunes che superano i 200 metri di altezza. Infine la magia di “the racetrack” il letto asciutto di un lago dove misteriosi massi si muovono da soli lasciando tracce incredibili. Si prosegue per il rettilineo che porta a Las Vegas, due ore attraverso il nulla. Il contrario di the strip, l’arteria principale della capitale del gioco, sulla quale si affacciano i grandi casinò e che sembra uscita dalla penna di un folle visionario: un riassunto della geografia e della storia dai colori sgargianti. Vulcani che eruttano ogni mezz’ora, piramidi egizie, la Tour Eiffel, il ponte di Rialto: Las Vegas è il paradiso dell’immaginazione e la negazione della prospettiva, è un’orgia di controsensi, la metafora dell’esagerazione. E' la città con il più alto tasso di crescita del mondo, e si vede. Grattacieli che vengono fatti implodere con la dinamite per far posto a nuovi edifici fa parte di una quotidianità che non ha pari altrove. Lasciato alle spalle il delirio di vetrocemento, si entra nell’anello magico del Grand Circle vero e proprio. Percorrendo verso Nord la Intestate 15, si lascia il Nevada per entrare nello Utah

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