4000 km a zonzo per l'Oman

Un viaggio di gruppo tra deserti, città e coste incontaminate

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  • di mozzo ste
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 9
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Ho scelto di andare in Oman per ritemprarmi nella pace silenziosa del deserto: mai e poi mai avrei immaginato di attraversare un Paese tanto affascinante e ricco di bellezze naturali. Ma andiamo per ordine.

28 febbraio (primo giorno) – Italia - Muscat

Per chi vuole recarsi in Oman, e non è propriamente un astemio, conviene acquistare le bevande alcoliche al Duty Free prima di lasciare l’Italia, perché in loco il consumo di alcoolici è possibile solo nei mini-bar dei grandi alberghi.

Il visto (6 Rial pari a 12,00 €) viene rilasciato direttamente all’aeroporto di Muscat e allo stesso sportello è possibile cambiare valuta.

Il viaggio è stato organizzato tramite un tour operator italiano ed un corrispondente in Oman, anch’esso, italiano che ci ha accompagnato per tutto il viaggio. Il gruppo era di 9 persone. Abbiamo pernottato sia in tenda che in albergo e per gli spostamenti abbiamo avuto a disposizione 3 Toyota 4x4, 3 autisti, di cui uno anche cuoco. E’ stato un viaggio dispendioso, non solo perché la scelta degli alberghi è ricaduta su quelli migliori, ma anche per il fatto che il tenore di vita in Oman è molto alto.

Dopo un volo che da Roma – via Francoforte – ci ha portato a Muscat, capitale dell’Oman, siamo stati alloggiati presso il Muscat Holidays Hotel (4****), struttura alberghiera in linea con gli equivalenti standard europei.

1° marzo (secondo giorno) – Muscat –Montagne dell’Hajar - Nizwa

Al mattino iniziamo il nostro tour con la visita della Grande Moschea di Muscat, fortemente voluta dall’attuale Sultano Qaboos Bin Said, che gli dà il nome.

E’ l’unica moschea in Oman accessibile ai non musulmani. L’edificio è di nuova costruzione e riprende tutti i vari stili islamici dalla Spagna all’Asia.

Nella parte di preghiera riservata agli uomini, su un tappeto di 4000 mq., composto da 48 pezzi annodati fra loro e del peso complessivo di 22 tonnellate, pende un enorme e sfarzoso lampadario in cristallo Swarovsky con oltre mille lampadine. Una robetta da niente!

Quando la solennità e la calma del luogo vengono violate dall’arrivo di circa cinquemila crocieristi in gita, lasciamo la moschea per salire a bordo delle Toyota ed intraprendere il nostro viaggio attraverso le montagne dell’Hajar, una catena di monti alti sino a 3000 m. Che costeggia il mare. Muscat la visiteremo più compiutamente al termine del viaggio.

Lasciamo presto la strada asfaltata e seguiamo una pista accidentata che ci conduce al passo, ad un altitudine di 200 m. La pista si snoda fra inquietanti costoni di roccia scura e affacci su gole illuminate da macchie verdi di palme selvatiche e aloe delle oasi di montagna. Foriamo una prima volta e comincia a piovere. Vedo gli autisti un po’ preoccupati: se la pioggia dovesse continuare potremmo avere difficoltà per uscire dal wadi[1]. Fortunatamente la riparazione della gomma, dopo un paio di tentativi, riesce e smette anche di piovere.

Raggiungiamo quindi Al Hamra, un piccola cittadina immersa in un vasto palmeto. Qui le case sono costruite in “banco”, ovvero in mattoni di paglia e fango. Solo una parte sono ancora abitate, la maggior parte sono purtroppo abbandonate e fatiscenti in quanto gli abitanti, a causa della continua e costosa manutenzione, hanno preferito trasferirsi nella parte nuova della città. Che peccato! I muri intonacati, sicuramente più duraturi ed igienici, non hanno la suggestione delle pareti di terra. Visitiamo una vecchia casa dove le donne ci offrono caffè e tè. Per sdebitarci della squisita accoglienza, acquistiamo qualche confezione di kajal

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