Un giro in Normandia

Sulle tracce di Arsenio Lupin, passando per i giardini di Monet

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  • di Elenaebasta
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Venerdì 12 agosto prendiamo l’aereo, rigorosamente Ryanair, destinazione Parigi Beauvais: partiamo alle 12.45 e atterriamo alle 14.20. Il volo era stato prenotato a marzo per la spesa di 110 euro ciascuno con un bagaglio da 15 kg in due. Arrivati all’aeroporto siamo andati a recuperare la macchina da Hertz (già prenotata tramite internet dall’Italia): uscendo dagli arrivi bisogna andare a sinistra e di fronte alla fermata dei bus per Parigi si trova l’ufficio Hertz. La macchina con navigatore ci è costata 214 euro per 4 giorni, senza fare assicurazioni aggiuntive.

Prima tappa del nostro viaggio è Le Mont Saint Michel che dista da Beauvais quasi 4 ore di viaggio. Prima cosa che notiamo una volta usciti dall’aerea dell’aeroporto è la numerosa presenza di autovelox, sia fissi che con pattuglie di vigili ben nascosti dietro siepi e case, e addirittura autovelox non segnalati lasciati sulle macchine ai bordi della strada. Inutile dire che i francesi, sono molto rispettosi dei limiti di velocità, che però al contrario delle strade italiane sono ben distribuiti (una strada extraurbana può avere il limite dei 110, mentre in alcuni centri abitati si trovano delle aiuole praticamente in mezzo alla strada che obbligano l’auto a rallentare).

Tra paesini e drittissime strade in mezzo ai boschi, tutte curatissime, arriviamo a prendere l’autostrada: in Francia il pedaggio è un importo fisso per cui ogni tot di km si trovano delle barriere in cui bisogna fermarsi e pagare.

Una volta arrivati in prossimità di Le Mont Saint Michel andiamo subito a depositare i bagagli nell’hotel, prenotato tramite booking.com. Una camera ci costa 39 euro, doccia e lavandino in camera e servizi in comune a tutto il piano (circa una dozzina di camere). Si chiama Saint Georges Hotel e dista circa 12 km da Le Mont Saint Michel.

Sbrigate le formalità partiamo subito, smaniosi di arrivare e quello che ci aspetta va al di là di ogni immaginazione: si perché per quanto me lo possa essere immaginato bello e suggestivo, averlo lì davanti è un’emozione unica, una bellezza, una magia che toglie il respiro. Magia che aumenta con il tramontare del sole, una sensazione unica. Parcheggiamo l’auto dopo aver ben guardato quando il parcheggio sarà sommerso dalla marea, e ci dirigiamo a piedi presso la Porte Du Roi, ingresso principale alla città. Il posto è unico, vie strette attorniate da case in tralicciato, negozi, ristoranti e dai bastioni vista mozzafiato dell’oceano intorno con i suoi cambiamenti di marea che un momento fa vedere la spiaggia e un momento dopo la ricopre. Attraverso la cinta muraria arriviamo all’ingresso dell’abbazia.

Per il mese di agosto è aperta fino a mezzanotte con spettacoli di luci e suoni. Il biglietto di ingresso costa 9 euro e l’audio guida che costerebbe 4,5 euro di sera non è disponibile. Passiamo per diversi saloni tutti in stile gotico, scalinate illuminate solo dalla luce di candele, immagini riflesse sui muri e suoni in lontananza fino ad arrivare alla meravigliosa abbazia, illuminata dal sole che sta tramontando e la colora di arancio e come colonna sonora le note di un’arpa, suonata da una ragazza in mezzo alla navata, che rende il tutto ancora più suggestivo.

Usciti sul piazzale davanti all’abbazia facciamo qualche foto al tramonto e riprendiamo il nostro cammino passando per il chiostro, riscendendo poi all’esterno dove decidiamo di andare a mangiare qualcosa. Scegliamo un ristorante sulle vie interne perché quelli sulla cinta muraria hanno dei prezzi un po’ altini (26 euro per una omelette!). La gente è molto cordiale e sorridente. Dopo la cena continuiamo la nostra passeggiata illuminata solo da qualche lampione e dopo mille fotografie torniamo in hotel.

Sabato facciamo colazione in hotel (7 euro a testa) con brioches e pane caldo e crepes, tutto accompagnato da marmellate e cioccolato spalmabile. Abbandoniamo a malincuore la zona e andiamo a Mortain, che dista 45 minuti. Purtroppo il tempo non è dei migliori e una volta arrivati comincia a piovere, non è sicuramente il clima giusto per una visita alla Petite Cascade e alla Gran Cascade, e infatti ci accontentiamo di arrivare a quella piccola perché il terreno è molto scivoloso. Vicino alla Petite Cascade, a nord del paese andiamo a vedere l’Abbazia Bianca di Mortain, luogo abbandonato ma ricco di fascino.

Il nostro cammino continua e arriviamo a Le Poules dove andiamo a visitare la chiesa e facciamo due passi per il centro non tralasciando di acquistare una padellina in rame come souvenir, in quanto il paese è famoso per quel tipo di lavorazione, che da anche il nome, “poules”appunto, al paese.

Dopo Le Poules arriviamo a Grandville per visitare l’enorme chiesa gotica che merita sicuramente una visita e poi a Coutances, paese sull’oceano dove ci fermiamo a mangiare un hot dog mentre continua a piovere! A questo punto decidiamo di lasciare quel tratto di costa per andare a visitare i luoghi dello sbarco, quindi puntiamo il navigatore per Saint Mere Eglise dove arriviamo dopo un viaggio di 40 minuti.

A Saint Mere ci dirigiamo nell’ufficio turistico (a destra della chiesa) e prendiamo l’audio guida con il percorso dello sbarco in quella zona. Sono 14 tappe, purtroppo l’audio guida che fa vedere anche filmati e offre spiegazioni su cosa è successo nei vari luoghi, è solo in lingua francese e inglese quindi non riusciamo ad apprezzarla appieno: se tornassi indietro non la prenderei.

Prima tappa di questo mini tour è la chiesa famosa per le scene del film “Il giorno più lungo” del 1964, dove appeso al campanile si trova il paracadute, ricordo del paracadutista rimasto impigliato proprio là, durante un lancio, nel 1944. Le 14 tappe sono principalmente monumenti alla memoria delle vittime, perché in quei determinati luoghi si sono svolti episodi importanti di quella sanguinosissima guerra. Abbiamo visitato le spiagge di Utah e Omaha. A Omaha in particolare si trova un cimitero di militari americani, proprio a ridosso della spiaggia. Si tratta del cimitero più visitato al mondo, quello che appare nella prima e nell’ultima scena del film “Salvate il sodato Ryan” di Steven Spielberg. Sicuramente è un luogo che fa riflettere, dove le parole non servono a molto, è giusto che a regnare sia il silenzio e la meditazione

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