La mia ... Nigeria!

La Nigeria non è quello che si suol dire “una meta turistica”, almeno per come lo intendiamo noi. E’ un paese difficile, pieno di contraddizioni. Il viaggio inizia all’ambasciata di Roma: più di un mese e vari tentativi prima di ...

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  • di mn27j
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

La Nigeria non è quello che si suol dire “una meta turistica”, almeno per come lo intendiamo noi. E’ un paese difficile, pieno di contraddizioni.

Il viaggio inizia all’ambasciata di Roma: più di un mese e vari tentativi prima di ottenere il visto: ogni volta c’è qualcosa che non va! Il 17 dicembre alla fine si parte: sono stato invitato da un mio amico nigeriano che vive a Roma in occasione di una celebrazione che si sarebbe svolta a Onitsha il 20.

Partenza da Roma alla volta di Lagos (via Francoforte) e prima sorpresa: sull’aereo una moltitudine di bambini schiamazzanti! Davvero insolito su un aereo trovare tante mamme sole con 4 o 5 bambini! Arrivo a Lagos in serata e subito mi immergo nel caos generale di quella città: l’impatto è forte sia per il rumore che per gli odori (senza tralasciare il caldo: alle 21.00 c’erano 35 gradi!); per arrivare in albergo (circa 3 Km) ci vogliono 45 minuti (e poi mi lamento del traffico di Roma!).

Una volta in albergo incontro i miei compagni di viaggio; siamo una comitiva molto eterogenea: ci sono 2 keniani, 1 giapponese, 2 americani ed uno che viene dal Benin. La serata si conclude con una buona cena e una doccia ristoratrice. La mattina inizia di buonora: alle 8.00 l’aereo per Enugu ci attende (dall’albergo al terminal dei voli nazionali si va a piedi vista la vicinanza ed il traffico già caotico). Il volo è tranquillo e dopo circa 1 ora arriviamo ad Enugu, nell’omonimo stato, in quella parte di Nigeria che alla fine degli anni 60’ fu tristemente nota per la sanguinosa guerra civile del Biafra. Oggi questa zona è conosciuta col nome di Igboland per via dell’etnia che la abita (gli Igbo, circa 45 milioni di persone, il 17% dell’intera popolazione; ma quest’etnia si estende anche a zone del Camerun e della Guinea Equatoriale).

All’arrivo c’è un’altra sorpresa: una scorta militare ci aspetta per scortarci come un’ombra per tutto il nostro soggiorno! Ci spiegano che è necessaria perchè, oltre ad una certa recrudescenza negli scontri tra cattolici (religione dell’Igboland) e musulmani (che rappresentano la maggioranza della popolazione del nord), negli ultimi tempi c’è una certa tendenza ai rapimenti lampo di occidentali per poche migliaia di euro di riscatto.

Facciamo un rapido tour della città e subito siamo colpiti dalla povertà che regna in questa zona: strade sterrate, baracche, enormi cumuli di immondizia che talvolta vengono dati alle fiamme, sistema fognario “a cielo aperto”.

A sirene spiegate prendiamo la strada per Onitsha, meta del mio viaggio. Quella che mi è stata presentata come un’autostrada si rivela in realtà una lingua di asfalto fatiscente che spesso si alterna con tratti sterrati. Lungo il tragitto sono sorpreso di quanti vecchissimi camion e auto abbandonate ci siano ai lati della strada. Ogni 5/10 km ci sono posti di blocco che, grazie alla scorta, evitiamo a tutta velocità. Mi colpiscono, però, i militari: seri e con armi spianate (pistole, mitra, maceti). Dopo circa un ora arriviamo al palazzo del governatore dell’Anambra State che ci da il benvenuto in una residenza molto caratteristica in cui galline e capre scorrazzano libere ovunque! Dopo le foto di rito proseguiamo per Onitsha dove arriviamo dopo un’altra ora di viaggio. La nostra sistemazione è all’interno dell’arcivescovado di Onitsha (un vero e proprio villaggio all’interno della città). Subito veniamo accolti in un clima di festa ed allegria: il mio amico nigeriano è, evidentemente una persona assai importante! Facciamo il giro dell’arcivescovado (circa 2 ore a piedi!) e visitiamo la Cattedrale, il Seminario, un Convento di suore, la zona agricola in cui sono presenti anche vasche per l’allevamento di pesci

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