Pinterest ci farà fallire, ovvero come scegliere un mezzo utilizzando i social

Redazione TPC, 25 Feb 2026
Tripster

C’erano una volta due persone e un camion. Sembra l’inizio di una barzelletta o di una fiaba, invece è solo l’inizio della nostra storia. Era una di quelle decisioni che senti nello stomaco e che ti cambia la prospettiva su tutto: all’improvviso c’eravamo noi, un camion e un piano molto, molto poco definito. Da lì il vortice si è messo in moto senza fare complimenti e ci siamo ritrovati immersi in un mondo di annunci, dai siti più tecnici ai gruppi Facebook pieni di esperti improvvisati. Le ricerche si infilavano in ogni momento della giornata; J leggeva annunci ovunque, persino in bagno, e quando spariva per troppo tempo bussavo alla porta per chiedere se stesse bene o se avesse deciso di trasferire lì il suo quartier generale.

Fatto sta che alla fine ne usciva sempre trionfante, come se avesse appena concluso un summit segreto con il WC. Mentre tutte queste ricerche ci riempivano le giornate, una cosa rimaneva costante: la nostra fissazione per un camion di vecchia data. Lo so, suona strano, ma era davvero quello che cercavamo. Un mezzo che parlasse la lingua dei rumori, che se fa un cigolio sai già dove mettere il naso e con un po’ di fortuna riesci anche a sistemarlo da solo. Niente sensori permalosi, niente bip misteriosi: ci piaceva l’idea di prenderci un mezzo così e proseguire la sua storia con la nostra impronta, come un libro già iniziato ma con tutte le pagine future da scrivere.

Alla fine ci siamo tenuti stretti all’unica certezza che avevamo: meglio la meccanica. È molto più facile trovare qualcuno capace di rimettere insieme due ingranaggi che qualcuno disposto a capire l’elettronica, specialmente dall’altra parte del mondo. E poi dai, ti immagini cercare un componente elettronico a Timbuctù? Saremmo sicuramente finiti a piangere nel deserto. Un mezzo datato ha ricambi che spuntano ovunque e, dettaglio non da poco, rientrava nel budget senza farci tremare le ginocchia.

Quale mezzo scegliere?

Quelle erano le nostre uniche certezze, le basi da cui partire, e dopo tutto quel cercare avevamo finalmente ristretto il campo. Tra annunci improbabili, mille foto e descrizioni varie, continuavano a girare sempre le stesse tipologie di mezzi, ma i nostri preferiti erano quattro:  il MAN KAT, il MAN 12.232 della serie M2000, l’Eurocargo e l’ACM90. Quattro mezzi di fatto diversi tra loro, ognuno con il suo carattere e i suoi potenziali mal di testa. L’Eurocargo l’abbiamo scartato praticamente subito: troppo moderno, pieno di elettronica e con un prezzo che ci faceva venire l’orticaria. Per quanto fosse un bel mezzo, era l’opposto di ci  che stavamo cercando.

Il MAN KAT ci piaceva davvero, davvero tanto: maestoso, imponente, con un’ energia da carro armato che ti fa sentire minuscolo e affascinato allo stesso tempo. L’unico dubbio era il motore piazzato dietro la cabina che toglieva spazio prezioso alla cellula, e quando immagini una casa su ruote capisci subito che ogni centimetro è oro. Quindi anche se il MAN KAT ci faceva battere il cuore, purtroppo ci avrebbe complicato la vita più del necessario, e ce la stavamo complicando già fin troppo da soli, non trovate?

Così siamo passati ad esaminare il MAN 12.232: ci piaceva tantissimo. Era massiccio e robusto, un pò meno “estremo” del KAT ma sicuramente non meno affascinante. Stile vecchia scuola, con quell’anima un po’ graffiata dalle sfide che aveva già superato e quel pizzico di mistero che ci catturava ogni volta che ne vedevamo uno. Rispettava tutti i parametri che ci eravamo prefissati: composizione, grandezza e potenza. Insomma, sembrava essere davvero l’equilibrio perfetto tra cuore e testa. Le ricerche andavano avanti, ma quel “ma” non ci abbandonava mai: il MAN 12.232 costava più di quanto avessimo previsto, forse perché molti avevano avuto la nostra stessa idea. Fatto sta che per noi era un problema.

Così abbiamo spostato l’attenzione sull’ACM90, affascinante nella sua linea spartana, ma anche lì stessa storia: prezzi alti, condizioni basse. Insomma, un disastro. I mesi volavano e iniziavamo a preoccuparci, perché ogni volta che trovavamo un mezzo interessante arrivava puntuale la stangata. Così per distrarci abbiamo iniziato a immaginare l’allestimento della futura cellula, sapevamo che sarebbe stata intorno ai cinque o sei metri di lunghezza per circa un due metri di larghezza. La soluzione classica era la via più semplice, ma anche la meno nostra. Troppo schematica, troppo prevedibile, come se avesse perso tutta la magia dei progetti pensati davvero. Noi volevamo qualcosa che avesse personalità, un interno cucito su di noi e non un modello prestampato.

Così abbiamo aperto Pinterest e si è spalancato un universo parallelo fatto di idee geniali, progetti meravigliosi e soluzioni che sembravano tentazioni infernali: bellissime da guardare, pericolosissime da prendere sul serio. A un certo punto ho trovato un camion con il terrazzo estraibile sopra la cellula, piano bar, un divano enorme e una zona libera dove, nella mia immaginazione, avevo già steso l’asciugamano per prendere il sole. Inutile dirlo, ne sono uscita innamorata.

Ma no, non allarmatevi: il mio entusiasmo è durato all’incirca 10 secondi, il tempo necessario a J per guardarmi con la sua calma svizzera aquisita, lo sguardo glaciale da “non pensarci nemmeno”, per farmi cambiare idea all’istante. Fine del sogno. Per tranquilli, Pinterest aveva altri mille modi per farmi volare alto.

Le nostre mattine libere si stavano trasformando in un laboratorio creativo. Io, nella mia postazione preistorica con carta, matita e colori sparsi ovunque, mi sentivo una scenografa medievale alle prese con la cucina perfetta; J, accanto a me con l’iPad, sembrava un ingegnere futuristico mandato dalla NASA per trasformare i miei “secondo me così ci sta” in linee dritte e misure precise. Alla fine delle nostre sessioni di disegno la scena era sempre la stessa: J con mezza cellula riprodotta in digitale e in scala, precisa da far paura, io con tre o quattro fogli pieni di disegni così dettagliati da fare invidia ai cataloghi dell’Ikea. Insomma, nonostante avessimo metodi estremamente diversi tra loro, senza nemmeno rendercene conto, stavamo già costruendo i primi pezzi del nostro sogno, ognuno a modo proprio.

I giorni correvano via tra schizzi, modifiche e ricerche infinite, finché finalmente compaiono due offerte molto interessanti: il MAN M2000 e l’ACM90, entrambi nel sud-ovest della Germania.

Ci immaginate già non è vero? Al primo giorno libero ci siamo infilati in macchina senza pensarci troppo, con quell’emozione addosso che ti accompagna già mentre chiudi la porta di casa.

In poche ore siamo arrivati sul posto, inutile dire che sembravamo due bambini al luna park: davanti a noi appaiono due giganti: uno militare e imponente, l’altro dei pompieri, rosso acceso ma un po’ provato, con la ruggine che iniziava a spuntare sul telaio e un motore che non aveva nessuna intenzione di svegliarsi al primo colpo.

Dopo qualche tentativo il venditore è riuscito ad accenderlo, ma quella partenza esitante non ci aveva convinti, e inevitabilmente il nostro sguardo era già tornato al militare.

Eravamo praticamente pronti a firmare sul posto, convinti che fosse lui il nostro “prescelto” ma proprio in quel momento è riemersa quella parte saggia che i nostri genitori giurano di aver visto almeno una volta nella vita, e così, miracolosamente, abbiamo deciso di non farci travolgere dall’entusiasmo, rimettere via la penna e tornare a casa per dormirci sopra, con l’aria soddisfatta di chi pensa di aver appena fatto la scelta più adulta della propria vita. Pochi giorni dopo è arrivata l’offerta che non ci aspettavamo proprio: un MAN M2000 ex pompiere del ’95, situato nel sud-est della Germania, poco più di trentamila chilometri e un prezzo talmente basso da non crederci!

Pensavamo ci fosse una fregatura in agguato: telaio marcio? Motore da buttare? Cosa ci stanno nascondendo? Dalle foto sembrava tutto in ordine, quindi per assurdo ci incuriosiva ancora di più, così abbiamo fatto la cosa che ormai ci veniva più naturale: siamo risaliti in macchina e siamo ripartiti verso la Germania come due molle cariche.

To be continued…

Nel prossimo articolo? Vi porteremo con noi oltre confine, in territorio tedesco, in un viaggio carico di adrenalina, forti dubbi e una valanga di speranza di aver finalmente trovato il nostro gigante. Vi racconteremo cosa abbiamo trovato una volta arrivati li… e come è andata davvero.

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Redazione TPC
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