L’Albania di Stefano Desiderioscioli

Tra città museo, parchi naturali, siti archeologici, spiagge incontaminate e possenti fortezze...
Turisti Per Caso.it, 16 Mar 2010
l'albania di stefano desiderioscioli
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Nonostante la prossimità dell’Italia e l’intensificarsi delle visite di italiani ancora non assistiamo a un fenomeno di turismo di massa, e incredibilmente trascuriamo quello che altri stanno da tempo apprezzando (ad agosto abbiamo trovato il pieno ed abbiamo avuto non poche difficoltà per le sistemazioni): la bellezza paesaggistica, il patrimonio culturale, il litorale ionico a sud di Valona (sassose spiagge ancora incontaminate, ma non per molto), le città museo quali Kruja, Berat, Gjiorakester, i parchi a nord di Scutari, i siti archeologici di Butrintu, Ardenica e Apollonia, i due giorni nel versante Macedone, la scoperta di sperduti e semi abbandonati villaggi come ad esempio Voskopoje, le possenti fortezze di Scutari e Gjirokaster e soprattutto la proverbiale ed incredibile ospitalità degli albanesi, che ne fanno una vera e propria ragione di vita. Non ultimo il cibo albanese, genuino ed economico, che permette pranzi e cene pantagrueliche a prezzi decisamente economici. Anche per quanto riguarda la sicurezza non ci sono problemi, di nessun tipo. In molti parlano italiano e inglese e questo permette di confrontarsi frequentemente con la gente locale, sempre disposta a conoscere culture diverse, in particolar modo quella italiana, consapevoli del fatto che quello che vedono in televisione non sempre rispecchia la realtà del nostro paese, infatti molti tornano volentieri in Albania dopo alcuni anni in Italia e questo contribuisce non poco a far capire al popolo albanese che l’Italia non è poi quel paradiso terrestre che la loro ingenuità e i media italiani gli avevano fatto credere. Oggi andare in Albania è facile: la ricettività alberghiera è più che soddisfacente, i ristoranti ottimi ed economici e le strade sufficientemente percorribili con comodi mezzi a noleggio, si può così compiere con poca spesa un viaggio interessantissimo e forse indimenticabile. Un paese da visitare subito, prima che scompaiano anche gli ultimi segni di una realtà stimolante perché difficile da comprendere. Per gli albanesi il senso dell’ospitalità è prima ancora che una tradizione antica, una tradizione spirituale, alla quale non si può venir meno. Visitarla non significa soltanto vedere un Paese bello, vuol dire anche compiere un viaggio a ritroso nel tempo ritrovando il gusto semplice della vita, l’amore per il folclore, la passione per l’artigianato e i mestieri ormai scomparsi nelle culture industriali. Nonostante nella sua storia ha dovuto starsene chiusa, nella continua difesa della propria integrità, della propria dignità e del proprio patrimonio culturale, l’Albania con la sua sinfonia montuosa e l’orlo azzurro del mare è pronta ad accogliere i turisti.

Clima

Data la posizione geografica (fascia mediterranea) sono presenti estati calde, secche e molto soleggiate e inverni relativamente miti con precipitazioni, spesso violente e irregolari, concentrate soprattutto nella stagione fredda (in estate non sono rari i periodi di prolungata siccità); d’estate si passa dal caldo afoso delle pianure alla frescura propria delle regioni montuose, e d’inverno da un clima relativamente mite a uno rigido con gelate e nevi abbondanti. Le temperature massima può superare abbondantemente i 40°, di conseguenza il periodo ideale per una visita sono Giugno e Settembre (per non perdersi lo splendido mare) ma anche la primavera che, con lo sbocciare dei fiori e l’intenso verde, può rappresentare un valore aggiunto alla bellezza del Paese.

Arriviamo in serata a Tirana dopo un viaggio di poco più di un’ora da Roma: capitale giovane e dinamica, rimessa a nuovo dagli artisti che hanno fatto dei vecchi e grigi condomini dell’epoca stalinista gigantesche tele su cui dipingere a colori sgargianti. Dal 2000 Edi Rama (dapprima sindaco di Tirana, poi divenuto primo ministro del paese) si è impegnato a rimediare agli scempi edilizi post comunisti. La passeggiata (xhiro) serale è sempre più il preludio a una nottata di divertimenti, piuttosto che la dimessa conclusione di una giornata lavorativa: i numerosi ristoranti e locali notturni sono alla portata di tutte le tasche.

La guida turistica dell’Albania: tutti i luoghi da conoscere

Tirana

Skenderbeg è la piazza principale della Capitale: oltre alla statua dell’eroe nazionale troverete la Moschea di Et’hem Bey e dietro la Torre dell’Orologio, ma il pezzo forte è il Museo Nazionale di Storia con la facciata abbellita dallo splendido mosaico murale che raffigura i fieri e vittoriosi albanesi dai tempi degli illiri fino alla seconda guerra mondiale (un tempo di fronte al museo si ergeva una statua dorata di Enver Hohxa). Alcuni personaggi hanno contraddistinto la storia di questo piccolo paese negli ultimi decenni, su tutti proprio Enver Hohxa (pronuncia ho-gia) che governò l’Albania per 40 anni, ossia fino alla morte avvenuta nel 1985. Descrivere il suo regime con la formula stereotipata del ‘pugno di ferro’ sarebbe riduttivo: per capire la ‘popolarità’ di questa figura risultano più illuminanti le reazioni della gente comune dopo la caduta del comunismo. Dopo aver sperimentato varie tipologie di comunismo (eurocomunismo, comunismo jugoslavo, comunismo cinese e comunismo sovietico) il leader albanese le abbandonò giudicandole frutto di errori revisionisti. Morì nel 1985 e per breve tempo gli fu dedicato un intero museo che raccontava la sua vita e le sue opere, l’edificio a forma di piramide inaugurato nel 1988 (e trasformato in un centro congressi quattro anni dopo). Prima ancora un altro personaggio (intorno al 1924) si affaccia sulla scena politica: Ahmet Zogolli, detto Zogu, il quale, appoggiato dalle potenze europee, dai proprietari terrieri e dagli aristocratici, sostenuto da forze jugoslave e truppe serbe, il 24 dicembre del 1924 entrava a Tirana. Nel 1928 si fece proclamare re mentre l’Albania continuava a essere il paese più arretrato d’Europa. Anche in questo periodo, di fatto, l’Albania era sotto la tutela italiana, e quando Zogu cercò di liberarsene, alleandosi con francesi e inglesi, boicottando le scuole italiane in Albania, espellendo gli istruttori italiani, l’Italia lanciò a Zogu un ultimatum inaccettabile, al quale seguì lo sbarco sulle coste albanesi del nostro esercito, il 7 aprile (venerdì Santo) del 1939. Per rilassarsi ci si può dirigere al Parku Kombetar e soprattutto al parco di Dajti (raggiungibile con una comoda e veloce teleferica), che costituisce un antico terrazzo marino. Situato a 1611 mt poco fuori da Tirana, è metà di molti abitanti della capitale, soprattutto nelle frequenti giornate assolate che caratterizzano sia l’estate che la primavera (ci si può arrivare anche con l’auto, ma il panorama che si può ammirare in funivia non si può perdere).

Il Parco di Thethi

La sera successiva partiamo per Scutari, dopo aver visitato la capitale. La mattina successiva prendiamo i fuoristrada e in due ore siamo al parco di Thethi, nel nord del paese. Con una superficie di 2.700 ettari, è situato nelle Alpi albanesi ad un’altitudine che va da 600 a 2500 metri. È composto da faggi e in minor misura da aghifoglie e latifoglie (acero e frassino). Tutta la zona è particolarmente bella: si alternano contrasti naturali quali il rilievo alpino che conserva numerose tracce glaciali e la bellezza delle differenti foreste. Alloggiamo in pensione completa nelle case dei locali (si prendono accordi anche a Scutari, dove risiede chi ha la possibilità di ospitare turisti): ottima occasione per apprezzare la proverbiale ospitalità del popolo albanese. Visitiamo il parco (compresa una gelida cascata) e soprattutto abbiamo la possibilità di vedere da vicino una delle case-torri dove si rifugiavano le persone perseguitate a causa delle faide dovute al mancato rispetto del kanun, ovvero di quei codici albanesi che raccolgono centinaia di articoli concernenti i vari aspetti della vita quotidiana: lavoro, nascita, morte, famiglia, proprietà, eredità e ruolo dei sessi. Venivano tramandatati oralmente e furono trascritti soltanto sul finire del XIX secolo; si ritiene che li costituirono gli Illir ancor prima dell’arrivo dei Romani. Secondo i kanun i valori importanti della vita sono l’onore (personale e della famiglia) e l’ospitalità: se un individuo infrange questi due codici, la sua famiglia può rimanere coinvolta in una terribile catena di omicidi conosciuta con il nome di faida o gjakmarrja. Solo gli uomini vengono coinvolti nelle faide e loro dovere è vendicare la morte di un membro del clan (fis) o il disonore arrecato allo stesso uccidendo un componente maschile del clan ‘avverso’.

Scutari

Il mattino successivo visitiamo Scutari che è un po’ la capitale economica e culturale del nord del Paese e conta più di 100.000 abitanti ed è una delle più antiche città europee. Uno studioso albanese afferma che parlare di Scutari è come parlare di tutta l’Albania, perché il suo passato, la sua storia sono indissolubilmente legati a quelli della nazione. Scutari è la città cattolica per eccellenza dell’Albania; e il regime di Enver Hohxa decise di aprire proprio in questa città un Museo dell’ateismo, in segno di spregio per ogni fede. L’interesse turistico è rappresentato dal suo passato e anche dal carattere della sua gente, cordiale, arguto, spiritoso e amante della musica, in pratica come avviene per i nostri napoletani (popolo gioviale e dalla facile risata). Da non perdere l’unica vera attrazione della città, cioè la Fortezza di Rozafa che dista due km a sud-ovest di Shkodra (Scutari appunto), vicino alla estremità meridionale del lago omonimo e dove potete visitare la Mosche di Piombo. Facciamo un salto anche al ponte di Mesi, sul fiume Kir.

Kruja e Elbasan

Ci incamminiamo verso Kruja il cui nome vuol dire sorgente; la città è ancorata su un fianco di montagna a 600 metri di altitudine, è denominata il balcone dell’Adriatico perché dalla terrazza del Museo Skanderbeg si gode uno sconfinato panorama che, secondo le condizioni atmosferiche, consente di vedere anche Durazzo. È una bella meta per una gita in giornata dalla capitale ed è il posto ideale per acquistare souvenir nel caratteristico bazar. Le principali attrazioni sono lo splendido Castello e il Museo Skanderbeg, il Museo Etnografico e la Dollma teqe, piccolo luogo di culto della setta islamica bektashi che dal 1789 è custodito dalla famiglia Dollma. In serata arriviamo a Elbasan e gustiamo una ottima pizza all’interno della ‘calà-castello-fortezza’ in una suggestiva atmosfera. La mattina visitiamo velocemente questa città antichissima, che in epoca romana si chiamava Skampa e si trovava sul punto di congiunzione dei due rami della Via Aegnatia provenendo da Durazzo e da Apollonia. Ciò le permise di svilupparsi rapidamente. L’arteria può essere considerata la continuazione della Via Appia al di là dell’Adriatico. Iniziava a Durazzo e terminava a Costantinopoli passando per Salonicco. La propaganda di stato è, tuttavia, è orgogliosa di questo distretto per la sua forte vocazione industriale, e infatti ciminiere e sbuffi di fumi rosa, grigi e azzurrognoli rovinano purtroppo in parte lo splendido paesaggio.

Ohrid

Arriviamo nel tardo pomeriggio in Macedonia, dopo le formalità doganali, e visitiamo Ohrid che è il vero gioiello di questo Paese. Adagiata sulle sponde del lago omonimo, vanta splendide chiese bizantine, viuzze acciottolate, gallerie d’arte, alberghi economici di buon livello e amene spiagge pietrose in cui rilassarsi. Qui abbondano ristoranti, fast food, caffè e bar. Il lago di Ohrid (chiamato di Pogradec nella parte Albanese) è uno dei più antichi del mondo e tra i più profondi dei Balcani. La città vecchia si può tranquillamente visitare a piedi. Da vedere Sveti Nikola Bolnicki., il Museo Nazionale, Sveti Soffia, Sveti Jovan Kaneo, Sveti Alimenti e da non perdere lo splendido panorama dal Castello di Car Samoil. Dormiamo a Bitola, che si trova su un altopiano alto 660 m e circondato dai monti, 16 km a nord del confine greco. La sua passata prosperità le ha regalato una notevole collezione di edifici ottocenteschi, inframmezzati da monoliti d’epoca comunista che non potrebbero essere in contrasto più stridente. Interessanti i minareti delle moschee di Yeni, Isak e Yahdar-Kadi (tutte del XVI secolo), poi Sveti Dimitri una ampia chiesa abbellita da affreschi di pregiata fattura, e lampade decorate. Alle 9 del giorno dopo puntuali siamo alle rovine di Heraclea Lyncestis che si estendono un chilometro a sud delle stazioni degli autobus e dei treni. Fondata nel IV secolo a.C. Da Filippo II di Macedonia, Heraclea fu conquistata dai romani due secoli più tardi e divenne un’importante stazione sulla Via Egnatia. Il sito non è molto esteso e può essere visitato in un’ora e mezza. Gli scavi continuano e finora hanno portato alla luce le terme romane, il portico e il teatro. Altrettanto interessanti sono le due basiliche paleocristiane e il palazzo episcopale che conserva alcuni pregevoli mosaici, molti dei quali però non possono essere ammirati perché coperti. Prima di tornare in Albania dall’altro confine ci fermiamo a Svet Naum: siamo a 30 km a sud di Ohrid e la zona è incantevole. Affacciata sopra il lago, ne custodisce la sorgente ed è popolata da pavoni; la chiesa risalente al Seicento, si erge su una collina sopra il lago, circondata dagli edifici dell’hotel Sveti Naum che ha rilevato il complesso ministeriale. Gli splendidi affreschi raffiguranti gli arcangeli visibili all’interno della chiesa risalgono quasi tutti al XIX secolo, ma vi è qualche frammento del XVI e XVII secolo. Rientriamo a Pogradec dove ne approfittiamo per deliziarci con il Koran, una specie di trota salmonata tipica del posto (in Albania si mangia così bene che non ve lo dimenticherete facilmente). La cittadina ha un aspetto moderno e tranquillo: è una piacevole località di villeggiatura, circondata da una natura dolce, valorizzata dal clima mite, temperato dalla presenza del lago. Anche qui non mancano i resti della fortezza; i reperti archeologici rinvenuti all’interno delle mura sono raccolti nel Museo locale. Oltre alla visita al parco (ex residenza di Enver Hohxa), una rilassante passeggiata lungo il lago, potrebbe valere la pena una visita al museo storico.

Korca e Voskopoja

In serata siamo a Korca, città è importante per il ruolo culturale che ha svolto nella storia del Paese. La prima tappa di questo cammino fu l’apertura nel 1887 della prima scuola laica in cui veniva insegnato l’albanese. La seconda tappa, l’istituzione, nel 1891, della prima scuola femminile. Durante il periodo del governo del re Zog, nacquero a Korca i primi fermenti antigovernativi. Fu creata, nel 1928, la prima cellula comunista. Nel giugno 1929 vi si tenne la riunione dei rappresentanti delle cellule comuniste che diede poi il via al movimento comunista organizzato in Albania. Si fregia di essere uno dei luoghi più ‘civili’ dell’Albania e pur essendo una cittadina ospitale e tranquilla non riserva molte attrazioni ai turisti: il Museo d’Arte Medievale Albanese e la nuova cattedrale ortodossa. Dedichiamo la mattinata successiva alla visita di Voskopoja che è situata a circa 25 km da Korca, a un’altitudine di 1100 metri. Ha un illustre passato di cui rimangono le vestigia nella pavimentazione delle strade e nella pietra con cui sono costruite le case. Devastata dalle guerre feudali e da due conflitti mondiali conserva alcune chiese a testimonianza del glorioso passato: San Nicola con un bel porticato sormontato da sette cupole e l’interno con eleganti affreschi, Santa Maria, San Michele, San Anastasio e San Giovanni Battista. Intorno al 1750 era la città più grande dei Balcani, con una popolazione di 35.000 abitanti e 24 chiese! Ora dopo i ripetuti saccheggi è abitato da 200 persone (metà albanesi musulmani e metà valacchi ortodossi). Sono rimaste solo 8 chiese. Nei pressi del villaggio (che si trova a quota 1160 metri) è in progetto la costruzione di una stazione sciistica, ma per il momento sono soprattutto l’incantevole posizione e la ricchezza dei monumenti a rendere famosa Voskopoja. Siamo stati sfortunati: giornata di pioggia e lavori stradali in corso, ma tra qualche mese la strada che porta qui da Korca sarà ultimata e in mezz’ora si potrà tranquillamente raggiungere questo splendido posto.

Permet e Gjirokaster

In serata dormiamo a Permet il cui centro amministrativo è famoso per la sua lotta durante la guerra di liberazione: in una sala, ora trasformata in Museo, si svolse il 24 maggio 1944 il congresso nazionale antifascista celebrato anche con una stele. Cittadina piccola e piacevole, situata in una splendida posizione: l’abitato è circondato dalle montagne e fiancheggiato dal fiume Vjosa. Da non perdere la chiesa di Santa Maria appena fuori città raggiungibile dopo una breve passeggiata a piedi. La mattina partiamo per Gjirokaster che è la città natale di Enver Hohxa (irrinunciabile la visita alla casa natale, ora museo). Qui vi ebbe i natali anche lo scrittore Ismail Kadarè, che ne dà un quadro suggestivo in «Ironica ne gur» (Cronaca della città di pietra). La città è ben conservata, anche se ora il problema maggiore è l’intensificarsi del traffico nelle viuzze. Per l’interessante architettura delle antiche case nobiliari e per la sua complessa struttura è entrata a far parte, nel 1961, delle città-museo del Paese. È anche chiamata ‘città dai mille gradini’: capirete il perché quando affronterete le ripide viuzze acciottolate che si snodano tra le tozze case di pietra grigia e le ville con tetti di ardesia. Dedicate una mezza giornata al labirinto di stradine dell’animato centro storico, quindi visitate le pregevoli case d’epoca e l’austero castello che domina la città. Nel pomeriggio raggiungiamo l’Occhio Azzurro (Syrykalter) che si trova a circa trenta km da Argirocastro ed è una profondissima sorgente, in un bosco di pioppi, faggi, lecci: è una grotta sotterranea nella quale una polla di acqua limpidissima assume le sembianze di un occhio intensamente azzurro intento a spiare il verde circostante. È un luogo tradizionale per il pic-nic.

Saranda e Xamil

In serata siamo a Saranda. L’abitato è disposto a ferro di cavallo ed è assai pittoresco; la cosa che rende unico questo posto è che c’è il sole per una media di 290 giorni l’anno. È la più famosa meta turistica, il risultato è una sconsiderata cementificazione del territorio ed è dunque disseminata di cantieri (che ora si stanno spostando verso la zona di Xamil). Le spiagge non sono un gran che, ma l’atmosfera è decisamente piacevole, nonostante la musica ad alto volume dei numerosi locali sul lungomare. È un po’ la Rimini anni ’80 nostrana. Dopo la solita buona mangiata passeggiamo lungo il mare in mezzo a tanta gente e una musica assordante. Il giorno dopo visitiamo Butrintu; il sito (18 km a sud di Saranda) è adiacente al lago salato, un piccolo specchio d’acqua in cui vengono coltivati i mitili destinati all’esportazione. Queste rovine sono famose per la loro estensione e bellezza: sono infatti immerse in uno scenario estremamente suggestivo e fanno parte di un parco nazionale che si estende per 29 km e richiedono almeno tre ore per una visita approfondita. Nel pomeriggio ci godiamo l’ottimo mare ionico, che ci accompagnerà fino a Valona, e ci fermiamo in una delle numerose spiagge di Xamil, località situata nell’omonima penisola a 17 km a sud di Saranda. Fondata nel 1973 come modello di collettivo comunista è ora nel mirino delle imprese turistiche che hanno grandi progetti per questa zona: fino a qualche tempo fa posto isolato e tranquillo, è ora vittima della cementificazione selvaggia che sta travolgendo questo lembo di paradiso albanese. Offre quattro incantevoli isolette raggiungibili a nuoto (o in pedalò). Ci sono buoni ristorantini sulla spiaggia dove si possono affittare due lettini ed un ombrellone alla modica cifra di quattro euro tutto il giorno. In serata torniamo a Saranda per una ottima pizza e per dormire la seconda notte consecutiva. Proseguiamo il nostro viaggio costeggiando la costa in direzione nord. Sosta a Baia Palermo, qui Ali Pasha Tepelena costruì una delle sue imponenti fortezze su quella che è di fatto un’isola: un promontorio (collegato alla terraferma solo da una strada sopraelevata, stretta e facilmente difendibile) che forma un porto riparato all’interno della baia, utilizzato ancora oggi dai pescatori del posto (ideale per una breve sosta bagno). La fortezza stessa venne utilizzata come deposito militare durante l’occupazione italiana e forse anche in tempi successivi. In lontananza si vedono le isolette greche, a nord-ovest di Corfù. Proseguiamo per la ottima spiaggia di Llamana, splendida spiaggia situata lungo la strada che da sud (Saranda) porta fino a Dhermi: prima di Himara e dopo Baia Palermo dovete assolutamente passare mezza giornata in questo pezzo di paradiso, dove si può mangiare ottimamente nel ristorante sul mare.

Verso Valona

Prima di pernottare a Valona facciamo altre due tappe: la prima per un altro bel bagno a Dhermi, situata sul massiccio della Sika, è chiamata la perla del litorale ed è la meta prediletta per la luna di miele delle coppie albanesi, almeno fino a qualche anno fa. Offre diversi alberghi confortevoli (a luglio e soprattutto ad agosto se non si prenota con largo anticipo scordatevi di dormire qui) e una lunga spiaggia, è una popolare meta di vacanza per turisti, ma anche per gli stessi albanesi. Ottimi i ristorantini sul mare. L’altra, purtroppo più breve, a Llogara: non siamo riusciti a dedicare qualche ora a questo splendido parco ed è forse l’unico rammarico che abbiamo avuto in questa esperienza di viaggio in Albania. Con una superficie di 1000 ettari è uno dei parchi più belli del Paese. È a 1000 metri sul valico omonimo che collega Vlora con il litorale ionico. La strada che lo attraversa, senza ombra di dubbio, è la più panoramica del Paese. Cresce in quest’area il «pino bandiera», denominato così per la sua chioma forgiata dal vento che soffiando senza sosta nella stessa direzione ha creato questo monumento naturale. Da qui si possono ammirare le cime dei monti avvolte dalle nubi, i ripidi fianchi delle alture tuffarsi nel mare sottostante, i pastori che guidano le loro greggi sulle pianure e fitte foreste popolate da cervi, cinghiali e lupi. La mattina successiva vediamo velocemente Valona che è situata su una bella baia le cui acque azzurro turchesi bagnano la penisola di Karaburun che sembra guardare l’Italia. Infatti, a soli 70 km c’è Otranto. È una città dai ritmi frenetici, dove regna una atmosfera da ‘lavori in corso’ per capirci e ci sono cantieri dappertutto. Negli anni ’90 fu una delle città più turbolente del paese: è qui che prese il via la rivoluzione del 1997 seguita al collasso delle società finanziarie piramidali, di cui per anni approfittò la malavita locale. Dirigendosi verso il porto troviamo la Moschea Muradi e ancora il Museo dell’Indipendenza. La collina che domina la città è sormontata dal santuario bektashi di Kuzum Baba, dal quale si gode una fantastica vista sulla baia di Valona e sulla laguna di Narta.

Apollonia e Berat

Ci dirigiamo verso Apollonia; ovviamente il nome testimonia che si trattava di una città dedita al culto del dio Apollo. I lavori iniziarono per opera di un gruppo di archeologi austriaci nel 1916 e proseguirono tra il 1924 ed il 1938 da parte di alcuni francesi. La scoperta dei diversi strati ha portato alla ricostruzione della città antica. Le rovine sorgono a 12 km da Fier e 89 da Durazzo, fra dolci colline e contornata da uliveti, si affaccia sulle sottostanti pianure che si estendono per chilometri. In serata siamo a Berat dove alloggiamo in uno splendido e caratteristico albergo. Dedichiamo una intera giornata alla visita di una tra le più antiche e soprattutto tra le più belle città dell’Albania, grazie al fatto di essere la seconda ‘città museo’ del paese, le sue chiese e moschee sono sfuggite alle distruzioni della campagna antireligiosa comunista. È stata proclamata città museo nel 1961. I vecchi quartieri offrono un incantevole insieme di case imbiancate, tetti ricoperti di tegole e muri di pietra che racchiudono cortili ombreggiati da pergolati. Da non perdere l’imponente Kalasa (cittadella costruita sul crinale di una gola). Il punto più alto della cittadella è occupato dalla Fortezza Interna. In una posizione davvero suggestiva è situata la cappelletta di S. Michele. Da vedere il Museo Etnografico situato all’interno di un’elegante villa a due piani risalente al Settecento. Nel quartiere di Mangalem ci sono tre grandi moschee: del Sultano, di Piombo e degli Scapoli. Se avete tempo (e qui vale la pena ricavarselo) fate un salto al Canyon e alle cascate (direzione Bugova). Proseguiamo il nostro tragitto verso lo splendido Monastero bizantino di Ardenica, importante meta turistica che si trova a poca distanza, verso nord, dall’antichissima città di Apollonia. Per costruirla sono state usate pietre recuperate da siti più antichi. L’ingresso della chiesa è posto accanto al più recente campanile (ricostruito nel 1935) in cima a una scalinata. Di fronte si trova un’iconostasi di legno dorato. Proseguiamo per la laguna di Karavasta, che confina con il fiume Shkumbin a nord e con l’isola Sazan a sud. Si estende su una superficie di 42 km. Comunica col mare per mezzo di canali attraverso i quali viene effettuato lo scambio delle acque a seguito del processo dell’alta e bassa marea che si alterna ogni sei ore. Questo scambio di acque ed anche le altre condizioni climatiche favoriscono la pesca del cefalo, del salmone, dell’anguilla e di altri pesci. Durante i mesi più freddi vi trovano condizioni adatte per lo svernamento le anitre, le oche selvatiche ed altri uccelli. In primavera, nelle strisce sabbiose delle lagune, coperte di erbe, trovano condizioni favorevoli per covare i pellicani, i gabbiani, i galli cedroni e le rondini marine. Visitarla d’estate è un po’ come perdere tempo (anche per la scomodità della strada).

Durazzo e Petrela

Infine prima di concludere il giro del Paese visitiamo Durazzo, che è una delle più antiche città d’Europa. Il periodo romano ha rappresentato un’epoca di grande prosperità sia sul piano economico che intellettuale. Inoltre Durazzo era uno dei punti di partenza, nei Balcani, dell’importante Via Aegnatia che finiva a Bisanzio. Capitale dell’Albania dal 1913 al 1920, è una città molto antica. La felice posizione della città – una delle più antiche dell’Albania e il maggiore centro dopo Tirana – ne ha fatto una gradevole località balneare, ma nonostante gli sforzi delle autorità, le spiagge cittadine sono un triste esempio di sviluppo urbano incontrollato. Più ci si allontana dal mare, più la città si fa tranquilla e graziosa, con eleganti palazzi d’inizio Novecento, suggestive rovine, un interessante museo e una serie di ottimi bar e ristoranti. Nei dintorni di Tirana, sulla strada verso Elbasan (monti di Krraba), si arriva alla cittadella di Petrela; si tratta di una costruzione dell’XI secolo e dalla sua bella posizione domina la vallata sull’Erzen. La struttura portante di forma triangolare è realizzata in mattoni e pietra. È l’ennesima presenza delle opere di difesa che coprivano il territorio albanese ed è un capolavoro che mette in risalto, come prima cosa, il disegno del gigantesco complesso, dotato di una doppia cerchia di mura con una sola entrata. Al termine della visita alla fortezza è piacevole passeggiare nelle stradine del borgo antico. Anch’esse parlano di storia.

 
Buon viaggio.

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